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Arresto di Landolfi, depositato il ricorso in Cassazione

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione - I Ris e il Pm Franco Pacifici sul luogo della tragedia

Ronciglione – I Ris e il Pm Franco Pacifici sul luogo della tragedia

Ronciglione - L'avvocato Luca Cococcia

Ronciglione – L’avvocato Luca Cococcia

Ronciglione – Il Giallo di Ronciglione in Cassazione.

L’avvocato Luca Cococcia, difensore di Andrea Landolfi Cudia, ieri mattina ha depositato presso la suprema corte il ricorso contro l’ordinanza del tribunale del Riesame di Roma che ha disposto l’arresto in carcere per il 30enne indagato dalla procura di Viterbo per l’omicidio volontario della sua fidanzata: Maria Sestina Arcuri, morta a 26 anni dopo essere stata lanciata, secondo gli investigatori, dalle scale di casa della nonna di lui a Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio.

Il Riesame, il 10 giugno, si era espresso sull’appello del procuratore capo Paolo Auriemma e del pm Franco Pacifici contro il no all’arresto di Landolfi del gip di Viterbo Francesco Rigato. Ora, presentato il ricorso in Cassazione dall’avvocato Cococcia, il Riesame dovrà trasmettere gli atti dell’inchiesta alla suprema corte che, prima di fissare l’udienza, dovrà valutare l’ammissibilità o meno del ricorso.

“Nell’atto – spiega l’avvocato Cococcia – sono state evidenziate quelle che, nell’ordinanza del Riesame, ritengo essere violazioni procedurali e di legge. Gli argomenti del ricorso sono di legittimità e doglianze di diritto, essendo il merito già stato ampiamente discusso sia dal gip Rigato che dal Riesame. Certo, in maniera diametralmente opposta ma netta in entrambi i casi. A mio avviso, ci sono state importanti lacune tecnico-giuridiche nelle modalità d’ascolto del figlio minorenne di Landolfi”.

Agli inquirenti il figlio di 5 anni del 30enne, avuto da una precedente relazione, ha raccontato di aver visto, di nascosto, il padre che la notte tra il 3 e il 4 febbraio ha provato ad abbracciare Maria Sestina ma lei l’ha respinto, lui l’ha così sollevata oltre il parapetto delle scale e l’ha lanciata. “Un racconto chiarissimo” per il Riesame, che il piccolo ha mimato a una psicologa con un peluche di Topo Gigio.

Da sempre l’avvocato Cococcia sostiene: “Non essendo stato fatto l’incidente probatorio, quello che ha detto il bambino non ha nessun valore di prova. E farlo adesso, dopo quattro mesi, per cristallizzare la versione del piccolo che ha solo 5 anni, sarebbe troppo tardi. Ci sono questioni di diritto circa il minore. Lo stesso tribunale del Riesame dice espressamente che ci sono delle cose da valutare, non è che le ha date per oro colato”.

Nell’ordinanza i giudici del tribunale del Riesame scrivono: “Naturalmente il racconto del minore lascia persistere qualche incertezza sulle esatte modalità con le quali, dopo essere caduto per la spinta di Arcuri, Landolfi sollevò e lanciò dall’alto la vittima. Si tratta però – aggiungono i magistrati – di particolari irrilevanti ai fini dell’accertamento delle responsabilità dell’indagato. Il racconto è chiarissimo, infatti, sul fatto che Arcuri fu sollevata di peso e lanciata nel vuoto da Landolfi”.

Se per il gip di Viterbo “le dichiarazioni del minore sarebbero inficiate e rese inutilizzabili perché non precedute dall’avviso previsto per i prossimi congiunti” circa la facoltà ad astenersi e dunque la non obbligatorietà a deporre, per il Riesame di Roma, “pur con le forme che sono più adatte a un minore, la psicologa ha chiesto la disponibilità a riferire quanto a sua conoscenza su quanto accaduto ‘con papà e Sestina’, avvisando il minore in modo adeguato”. Secondo il Riesame, il piccolo “ha dato prova di aver ben compreso le finalità dell’ascolto e, seppur in imbarazzo, ha mostrato disponibilità per collaborare”.

Infine, nel ricorso per Cassazione, l’avvocato Cococcia ha sollevato anche alcune “contraddittorietà nelle motivazioni e valutazioni del Riesame”.


Multimedia: Fotocronaca: Giallo di Ronciglione, terzo sopralluogo dei Ris – Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2 – Video: Terzo sopralluogo dei Ris


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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