Viterbo – Narcotraffico sulla rotta Belgio-Viterbo, è una poderosa ordinanza di cento pagine quella con cui il gip Vilma Passamonti ha accolto le richieste di misure cautelari della pm Maria Cristina Palaia a carico dei sette indagati della maxinchiesta “Underground” della Dda di Roma. Tre in carcere e quattro ai domiciliari, sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, in primis cocaina, sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali aggravate, porto d’arma da fuoco ed estorsione.
In carcere sono finiti per ora due su tre: il pregiudicato Bledar Shtembari detto Bledi, albanese di 44 anni, irregolare in Italia, gravitante a Viterbo da anni, ritenuto la mente del sodalizio, che faceva la spola con il Belgio; Armand Cuni, albanese di anni 44, anche lui pregiudicato e irregolare, gravitante a Viterbo da anni, occupandosi dello smercio al dettaglio. Nelle prossime ore saranno sottoposti a interrogatorio di garanzia nel carcere di Mammagialla. Il terzo, Erjon Collaku, anche lui albanese, di 37 anni, è stato localizzato in Spagna, motivo cui il gip di Roma ha emesso mandato di cattura europeo.
Sono ristretti agli arresti domiciliari: Angelica Cazzato, pregiudicata viterbese di 32 anni, l’unica donna, che avrebbe gestito una propria attività di spaccio; l’imprenditore edile 37enne Domenico Pennacchietti, residente a Vitorchiano, anche lui pregiudicato e spacciatore; il pregiudicato 55enne Massimiliano Pietrucci, di Soriano nel Cimino,anche lui spacciatore; Rudenc Medolli, pregiudicato albanese di 37 anni, residente a Terni, anche lui pusher in proprio.
Traditi da un macedone sequestrato e massacrato più volte di botte
Le indagini sono scattate in seguito a una serie di violenti episodi a danno della stessa vittima, un macedone, sequestrato e minacciato con una pistola nel settembre 2015 e vittima di un brutale pestaggio dal quale è uscito con una prognosi di 25 giorni. la sera del 13 maggio 2016.
La vittima, che alla fine ha chiesto aiuto ai carabinieri, avrebbe dovuto versare di tasca propria 800 euro per un affare andato male: la vendita di due telefonini rimediati da Domenico Pennacchietti agli albanesi per l’attività di narcotraffico, risultati non funzionanti, per cui l’acquirente avrebbe preteso indietro la somma di 800 euro più altri 800 euro a titolo di risarcimento per la truffa.
Quando, dopo avergli sottratto passaporto e carta d’identità, i malviventi lo hanno fermato in strada, a Viterbo, in piazza della Rocca, scoprendo che il macedone non aveva un soldo in tasca, lo hanno picchiato poi è scattata la prima spedizione punitiva.
In tre, tra i quali il sorianese Massimiliano Pietrucci e due stranieri, lo avrebbero prelevato a pratogiardino “Lucio Battisti”, fatto salire con la forza sulla propria vettura e portato in località Pallone. Pietrucci lo avrebbe bloccato sul sedile lato passeggero, mentre uno degli stranieri gli avrebbe puntato al collo una pistola 7,65, intimandogli “O i soldi o finisci qui la tua vita”e costringendolo a farsi dare 300 euro da uno zio residente ad Arlena di Castro come pegno per la liberazione. Era settembre di quattro anni fa.
La sera del 13 maggio 2016 il macedone è stato nuovamente picchiato, questa volta da quattro persone, tra cui Bledar Shtembari. Sarebbero stati presenti anche Rudenc Medolli e Domenico Pennacchietti.
Intercettato al club Star Night del Poggino, il macedone sarebbe stato portato via con la scusa di andare in un locale notturno di Vignanello, quindi colpito sul viso e sul corpo, anche con un tirapugni e con fendenti dati con un’arma da taglio, fratturandogli il naso e riempiendogli la faccia di lividi, da cui i 25 giorni di prognosi.
Costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dopo essere stato scaricato di fronte al night club, ha confessato tutto agli inquirenti. Sarebbe stato massacrato di botte perché ritenuto un informatore delle forze dell’ordine.
“Un’organizzazione criminale dalla marcata attitudine a delinquere di tutti”
“A capo di questa organizzazione di spaccio c’è Bledi (Bledar Shtembari,ndr)”, ha raccontato il macedone agli investigatori. E ancora: “Quando ci recavamo tutti insieme all’interno del club Star Night del Poggino vendevano stupefacente sia alle donne del locale che ai clienti”. A Roma avrebbero fatto acuisti all’ingrosso da un albanese e un italiano in zona Battistini, tipo 150 grammi di coaina pagata 40 euro al grammo, rivenduta a 70 euro al grammo: “A me la rivendevano a 50 euro al grammo”.
Tra i molti riscontri trovati dagli investigatori, un nascondiglio delle droga in via Alcide De Gasperi, nel quartiere residenziale del Paradiso, a Viterbo, scoperto da un poliziotto che ha sorpreso un giovane viterbese aggirarsi con fare sospetto su un terreno di sua proprietà, usato come “cassaforte” dagli albanesi, residenti a loro volta in un’abitazione lungo la via. Nel corso dell’ispezione sono stati rinvenuti, tra gli altri oggetti, bilancini di precisione con tracce di polvere bianca, un involucro composto da nastro adesivo di colore marrone con all’interno un bilancino di precisione, un altro involucro con dentro 95 grammi di hashish.
“Di particolare gravità nella sua insistenza nel tessuto sociale – scrive il giudice per le indagini preliminari Vilma Passamonti – l’organizzazione criminale si denota per una notevole forza pervasiva ed espansiva delle sue attività delittuose, soprattutto in considerazione di una marcata attitudine a delinquere da parte di tutti i propri appartenenti, sul punto rilevandosi come, nonostante la pressante e continua attività d’indagine in atto e gli interventi repressivi operati, gli indagati hanno proseguito senza soluzione di continuità nelle condotte di spaccio, dalle quali sono peraltro risultati esclusivamente trarre profitto per il proprio sostentamento”.
Silvana Cortignani
I sette indagati colpiti da misure restrittive
In carcere
1. Bledar Shtembari detto Bledi, albanese di 44 anni, irregolare sul territorio nazionale, con pregiudizi penali e gravitante a Viterbo da anni. Destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, risulta essere il promotore e l’organizzatore, unitamente ad altri soggetti al momento resisi irreperibili, occupandosi in prima persona anche dei viaggi in Belgio per l’approvvigionamento dello stupefacente
2. Armand Cuni, cittadino albanese di anni 44, irregolare sul territorio nazionale, con pregiudizi penali e gravitante a Viterbo da anni, è destinatario della misura della custodia cautelare in carcere. Costui, nell’ambito del sodalizio, riveste il ruolo di partecipe, occupandosi dello smercio al dettaglio
3. Erjon Collaku, cittadino albanese di 37 anni facente parte dell’associazione in trattazione, è stato localizzato in Spagna, motivo per il quale il gip di Roma ha emesso mandato di cattura europeo per consentire l’esecuzione della custodia cautelare in carcere. È stato bloccato a Barcellona
Ai domiciliari
4. Angelica Cazzato, cittadina italiana di 32 anni, residente a Viterbo, con pregiudizi penali, è destinataria della misura cautelare degli arresti domiciliari. Si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio
5. Rudenc Medolli, cittadino albanese di 37 anni, residente a Terni, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio;
6. Domenico Pennacchietti, cittadino italiano di 37 anni, imprenditore edile, residente a Vitorchiano, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio
7. Massimiliano Pietrucci, cittadino italiano di 55 anni, residente a Soriano nel Cimino, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Costui si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio
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Le accuse
I capi di imputazione ai quali devono rispondere gli indagati, oltre agli art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, sono sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), lesioni personali aggravate (artt. 582, 585 c.p.), porto d’arma da fuoco ( art. 12 e 14 D.lvo 497/1974) ed estorsione (art. 629 c.p.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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