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“Le nuove generazioni prendono spunto dalla femminilità oggettivizzata”

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Caffeina - Cristiana Pugliese, Francesco Cro e Stefania Calapai

Caffeina – Cristiana Pugliese, Francesco Cro e Stefania Calapai

Caffeina - Stefania Calapai

Caffeina – Stefania Calapai

Caffeina - Cristiana Pugliese

Caffeina – Cristiana Pugliese

Caffeina - Francesco Cro

Caffeina – Francesco Cro

Caffeina - Cristiana Pugliese, Francesco Cro e Stefania Calapai

Caffeina – Cristiana Pugliese, Francesco Cro e Stefania Calapai

ViterboL’immagine della donna spiegata a Caffeina dalle professioniste Stefania Calapai, psichiatra e psicoterapeuta junghiana, e Cristiana Pugliese, giornalista di radio radicale.

Intervistate dallo psichiatra e giornalista Francesco Cro, hanno trattato l’oggettivizzazione del corpo della donna da un punto di vista psicologico e culturale ma anche sociale e politico.

La giornalista Pugliese, per dimostrare che l’immagine della donna è ancora oggi fortemente stereotipata, porta l’esempio delle pubblicità anni ’60 e delle pubblicità odierne. “Le pubblicità tipiche degli anni ’60 facevano vedere una donna giovane, ben vestita, curata che si occupava però della casa. Se ci pensate bene sono passati anni ma poco cambia. Questo tipo di visione noi la alimentiamo non facendo passare il punto di vista femminile”. 

Interviene la dottoressa Calapai che spiega i pericoli di un contesto culturale discriminante, diffuso in Italia. “Negli ultimi anni l’immagine della donna su tutti i social è cambiata passando all’oggettivizzazione. Il corpo della donna visto come un oggetto è pericoloso per tutto ciò che riguarda i disturbi psichiatrici che da esso ne conseguono”. Esempi di oggettivizzazione della donna sono l’essere rappresentata dai media per il vestiario e non per le sue azioni e il faticoso adattamento a un linguaggio corretto (sindaca, ministra, ecc.).

Ma la preoccupazione è per i giovani, argomento che ha occupato buona parte dell’incontro. “Le nuove generazioni – dice Calapai – prendono come spunto questa femminilità oggettivizzata. La comunicazione sociale alla quale sono esposti e il rapporto con la famiglia sono elementi importanti per noi psicoterapeuti perchè formano le personalità”.  

Emozionanti i minuti finali dell’incontro quando voci femminili dal pubblico hanno raccontato esperienze di vita privata ed espresso le loro riflessioni riguardo la discriminazione femminile.

L’incontro si inserisce nella cornice del progetto Agar (Amore, genere, attenzione, rispetto) costituito a gennaio nell’ambito del Centro Studi Criminologici di Viterbo. Il gruppo di lavoro, formato da diversi professionisti della salute mentale, ha l’obiettivo di promuovere la ricerca sulla medicina di genere e divulgare una cultura di sensibilizzazione per i temi del femminile. 

Giulia Orlandelli


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