Viterbo – “Quando muore una persona per overdose non si va mai a cercare le cause reali della morte ma si fa sempre un discorso di tipo moralistico. Se vai in un rave e poi muori, te la sei cercata! Il punto è che nessuno se la cerca e che ci vogliono delle minime misure di sicurezza”. Vanessa Roghi, docente universitaria, ricercatrice e scrittrice, presenta al Caffeina festival 2019 “Piccola città”.
Libro sullo spinoso tema delle tossicodipendenze, affrontate in una chiave storica, sociale e psicologica. Libro che dà voce agli ultimi, ai reietti della società. Ai drogati, come suo padre.
Mossa da dolorose vicende personali, Roghi descrive come le droghe, da svago per ricchi, negli anni ’70 siano diventare un fenomeno di massa. Afferma: “In quegli anni, l’eroina prende il sopravvento in tutti gli strati sociali”. Lo stato però reagisce. Con nuove leggi che distinguono chi fa uso di droghe da chi spaccia.
L’obiettivo? Riduzione del danno. Prevenzione. Sostegno, anche psicologico. I tossicodipendenti possono essere aiutati dai medici. Devono essere curati.
“Il danno va limitato”. Come d’altronde avviene oggi. Spiega Vanessa Roghi che nei luoghi dove si radunano i giovani, in posti come i rave, ci sono sempre dei volontari medici e infermieri che “ti aiutano a resuscitare”. E infatti, continua: “Si muore soprattutto per solitudine. Per mancanza di un immediato aiuto”.
Da saggio storico, il dettagliato volume, edito da Laterza, si propone di descrivere anche perché si diventa tossicodipendenti. Oggi come ieri. La scrittrice afferma: “C’è un aspetto di autocura nella droga. Ci siamo abituati a reagire a ogni minima sofferenza con l’aiuto di qualcosa. L’eroina è quel qualcosa che apparentemente aiuta a livelli incredibili”. Si tende a ignorare i propri sentimenti. A non volerli provare. A negarseli. Ed infatti “L’eroina ti toglie ogni tipo di sensazione, di dolore, di sofferenza. È molto vicina alla morte. Questa perciò è una scelta contro ogni tuo sentimento”.
Un saggio storico ma anche un invito a vivere la vita. Nonostante la sofferenza. Perché per quanto difficile possa essere, ne vale sempre la pena.
Giacomo Di Costanza – Tusciaweb Academy


