Roma – Come chiudere il caso Consip e dare una mano all’amico Luca Lotti. L’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, indagato per corruzione, avrebbe pensato anche a questo, stando a quanto risulta dalle intercettazioni dell’inchiesta sul caos procure.
“Supponiamo che c’è Viola e c’è Luca Palamara lì, che cosa dico: crediamo a Scafarto o non gli crediamo, basta… Se io vado a fare l’aggiunto questo gli dico al mio procuratore Viola che si consulta con me… gli vogliamo credere rompiamogli il culo… non gli vogliamo credere si chiude, fine, basta… troppe cose anomale”. Palamara lo avrebbe detto a Lotti, parlamentare ed ex ministro dello Sport nell’ultimo governo Renzi, durante una conversazione del 9 maggio scorso, captata con un trojan nel cellulare di Palamara. Parte integrante del “piano”, sarebbe stata condizionare le nomine del Consiglio superiore della magistratura in modo da poter incidere anche sulle inchieste che riguardavano sia Lotti sia Palamara.
L’ex ministro si smarca: “Anche oggi – scrive in una nota – i principali quotidiani pubblicano intercettazioni senza che nessuno si chieda se sia lecito oppure no. Alcuni giornali poi, utilizzando una frase di Palamara, non mia, provano a raccontare un mio interessamento sulla vicenda Consip: come si capisce bene leggendo, niente di tutto questo è vero”. Ieri Lotti si è autosospeso dal Pd, come spiegava in un post su Facebook, per gli imbarazzi che la sua vicenda creerebbe al partito; intanto, continua a ribadire di non aver commesso reati. Prima di lui tre componenti della corrente Magistratura indipendente, considerata moderata o di centrodestra, si erano autosospesi dopo i retroscena dell’indagine che svelavano incontri gli tra Lotti e i magistrati per discutere di nomine e incarichi, come quello del nuovo procuratore capo di Roma.
L’inchiesta della procura di Perugia su Palamara ha svelato fin dalla prima ora come l’ex numero uno dell’Anm fosse interessato a che il nuovo capo della procura di Roma diventasse Marcello Viola, a svantaggio di Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo, ritenuto vicino a Giuseppe Pignatone che, insieme all’aggiunto Paolo Ielo, aveva trasmesso gli atti a Perugia su Palamara e i suoi rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti. Un esposto su Ielo e Pignatone, invece, era stato inoltrato alla procura di Perugia dal pm Stefano Fava. E anche di questo Lotti e Palamara parlano. In funzione strumentale. «Quindi la fortuna ha voluto… che uscisse fuori Stefano (Fava) nel momento giusto, ok… co’ tutto che noi siamo amici, e la sua pazzia… perché lui è un matto… però è un matto che ti dice… cioè tu puoi ave’ fatto na… ma questi stanno a fa’ peggio… allora a sto punto io li ammazzo…».
Durante la riunione convocata il 9 maggio in un albergo romano si ribadisce la necessità di puntare su Viola, come nuovo procuratore di Roma, ed escludere Lo Voi. È in questo contesto che Luca Lotti racconta di una sua visita al Quirinale: “Quello che vi devo dire io Mattarella… Io ci sono andato e ho detto ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi…». Gli atti sono pieni di omissis, ma c’è un’altra conversazione in cui Lotti rassicura che “Lui (l’ormai ex procuratore Pignatone) al Quirinale non ci andrà…”, garantendo “al 101 per cento”.
Dalla presidenza della Repubblica, alla prima indiscrezione sull’uscita di Lotti, è partita una nota che ha smentito l’incontro: “Si tratta di millanterie”, fanno sapere dal Colle.

