Roma – “Chiedo ai leader delle forze politiche di governo di dirci se vogliono proseguire nello spirito del contratto di governo o se hanno intenzione di riconsiderare tale posizione. Io resto disponibile a lavorare”. Questo il messaggio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, dalla sala dei Galeoni a palazzo Chigi, ha parlato in diretta rivolgersi direttamente agli italiani ma anche ai due leader delle forze di maggioranza.
“Il primo giugno 2018 abbiamo prestato giuramento nelle mani del presidente della Repubblica – ha esordito Conte – c’era molto scetticismo, anche perché alla base della nostra azione c’era un contratto. Ma c’era scetticismo anche su di me, perché non avevo alle spalle una mia forza politica”.
“Confesso – ha continuato – che sul primo aspetto non sono mai stato preoccupato perché per me un contratto di governo era la modalità lineare per dare vita a un governo con due distinte forze politiche, con contesto valoriale diverso e programma diverso. Il mio ruolo di presidente invece lo ho affrontato con relativa tranquillità, consapevole di essere privo di una forza politica di sostegno alle spalle ma forte di avere alla base l’articolo 95 della Costituzione”.
Poi il chiarimento: “Io ho giurato fedeltà solo alla nazione, quel giuramento sarà sempre il mio faro”.
A seguire la difesa dell’operato del governo. “Fin dall’insediamento volevamo essere il governo del cambiamento. Eravamo consapevoli che il paese avesse bisogno di un cambio di passo. I cittadini chiedevano un cambiamento nel metodo e nei contenuti della politica – ha chiarito Conte -. In questo anno abbiamo realizzato misure per rispondere soprattutto alle esigenze sociali dei cittadini, dal decreto dignità a quota cento e al reddito di cittadinanza”.
L’accenno anche alla sicurezza. “Siamo intervenuti anche sul bisogno di avere maggiore sicurezza da parte dei cittadini. Sull’immigrazione irregolare per contrastare la tratta dei migranti”. Il presidente del Consiglio ha poi chiarito che il governo deve fare di più “sul piano dei rimpatri degli irregolari”.
Tutti provvedimenti, ha chiarito Conte, che “vanno accompagnati da una costante campagna di controlli”. Tra gli esempi citati quelli sul reddito di cittadinanza che va costantemente monitorato per fare in modo che non sia un semplice sussidio, ma che “accanto all’aiuto concreto ci sia un la ricerca di un lavoro”. Stessa cosa per decreto sicurezza dove “bisogna anche incentivare l’integrazione e rendere più facili i rimpatri di chi non ha diritto di rimanere sul nostro territorio”.
Conte ha poi ringraziato i due vicepremier e i parlamentari di maggioranza, auspicandosi un “loro maggiore coinvolgimento in futuro”.
Poi il chiarimento sul post elezioni europee. “Questa esperienza di governo ha dovuto convivere con varie consultazioni politiche, in ultimo le europee. Siamo stati in un clima di permanente campagna politica e ne ha risentito il clima di coesione delle forze di governo”.
Conte ha però sostenuto che non c’è uno stallo nell’azione del governo e ha elencato i prossimi obiettivi. “Dobbiamo lavorare alla disciplina sul conflitto di interessi che incancrenisce il tessuto del paese – ha spiegato -. Dobbiamo organizzare una più organica riforma del fisco. Bisogna intervenire in modo più incisivo sul sostegno alle famiglie con persone disabili e ai nuclei con molti figli. L’Italia rischia di diventare un paese per vecchi”.
Poi l’accenno alla manovra economica. “Stiamo lavorando a una manovra che ruota sulla spending review e che punta a non incrementare l’iva. Dobbiamo perseguire una politica di segno espansivo ma tenendo in ordine i conti”. L’accenno poi a un piano straordinario per valorizzare il turismo, a un progetto di valorizzazione della filiera agroalimentare, all’incentivazione dell’economia circolare, a una riforma sull’export.
“Il mio motto è sobri nelle parole e operosi nelle azioni – ha aggiunto -. Se continuiamo nelle provocazioni per mezzo di veline quotidiane, nelle freddure a mezzo social, non possiamo lavorare. I perenni costanti conflitti comunicativi pregiudicano la concentrazione sul lavoro”.
Poi i rapporti con i due vicepremier. “I rapporti con i due vicepremier sono ottimi, con loro sono sempre in contatto e anche con tutti i ministri. Se continuiamo a indugiare non possiamo lavorare. Questi perenni conflitti comunicativi pregiudicano il lavoro. Dobbiamo offrire risposte concrete e adeguate. Sono numerose le attestazione di fiducia degli italiani e ci chiedono di proseguire nell’azione di governo”.
Poi la richiesta di leale collaborazione e l’appello a Salvini e Di Maio: “Chiedo quindi a entrambe le forze politiche di operare una chiara scelta e di dirci se vogliono proseguire nello spirito del contratto di governo o se intendono riconsiderare tale posizione. Io resto disponibile a lavorare, ma non mi presto a vivacchiare o a galleggiare per portare avanti la mia presenza qui a palazzo Chigi”.
“In caso di mancata risposta non esiterò a rimettere il mio mandato nelle mani del presidente della Repubblica, a cui rinnovo la mia stima. Ora sta alle forze politiche decidere. Attendo una risposta chiara e veloce perché il paese non può attendere”, ha concluso.
