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Minaccia di morte i genitori invocando il diavolo, condannato a due anni

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Viterbo - Giuliano Migliorati

Tribunale – L’avvocato Giuliano Migliorati

Orte – (sil.co.) – Terrorizza i genitori settantenni minacciandoli di morte, accanendosi in particolare contro la madre e costringendoli a scappare da casa e rifugiarsi dalla figlia.

Contro di loro una serie di manoscritti con frasi farneticanti, inneggianti alle messe nere, invocanti Satana e firmate “il diavolo di Brescia”.

“Se io dovessi morire, non vi dovete presentare al mio funerale e devo essere seppellito più lontano possibile da voi”, ha scritto l’anno scorso, tra le altre cose, agli anziani genitori un 48enne di Orte.

A febbraio dell’anno scorso, uscito dal carcere dopo avere scontato una condanna, sarebbe stato nuovamente accolto in casa dai genitori, terrorizzati dalle sue minacce: “Altrimenti vi sfregio con l’acido”. 

L’uomo, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, con una travagliata storia di alcol e tossicodipendenza alle spalle, nuovamente detenuto, da sette mesi, nel carcere di Mammagialla,  è stato condannato ieri al giudice Silvia Mattei a due anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia.

Secondo il dottor Antonio Maria Lanzetti si tratterebbe di un soggetto socialmente pericoloso, ma non affetto da patologie psichiatriche.

Un processo lampo quello che si è chiuso ieri, celebrato col giudizio immediato su richiesta del sostituto Chiara Capezzuto. L’imputato è stato arrestato l’anno scorso.

Il 20 giugno 2018, vestito da sceicco, avrebbe incollato sulla cassetta della posta dell’abitazione dei genitori, nel frattempo rifugiati altrove, un primo manoscritto farneticante.

Il 28 agosto, sempre dell’anno scorso, ha fatto trovare sotto il tergicristallo dell’auto della madre, la scritta “Juden”, composta con frammenti di scotch di colore giallo. E, lo stesso giorno, un ulteriore manoscritto appeso alla cassetta della posta, composto da cinque fogli uniti tra loro con lo stesso scotch giallo, anch’esso con la scritta “Juden”.

L’ultimo manoscritto, sulla solita cassetta della posta, risale al 23 ottobre. Il 29 novembre è finito in carcere, dove al termine del processo è stato riaccompagnato dalla penitenziaria. 

L’accusa aveva chiesto una condanna due anni e mezzo.

Il difensore Migliorati ha sottolineato come i rapporti tra i genitori e il figlio si fossero interrotti da cinque anni e come i problemi legati alle dipendenze, droga e alcol, dal 2002, abbiano devastato i rapporti familiari.

“Una spada di Damocle, avevano paura di tenere il figlio in casa”, ha detto illegale, sottolineando come negli scritti farneticanti ci fossero contumelie e bestemmie, ma mai minacce. “Tanto meno di sciogliere i genitori nell’acido”, ha concluso.

Il giudice, alla fine, lo ha condannato a due anni di reclusione. 


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