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Il pallio di papa Giovanni XXI torna a splendere

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Viterbo - Il pallio di papa Giovanni XXI

Viterbo – Il pallio di papa Giovanni XXI

Viterbo - Gianpaolo Serone

Viterbo – Gianpaolo Serone

Viterbo - Nicoletta Vicenzi

Viterbo – Nicoletta Vicenzi

Viterbo - Il pallio di papa Giovanni XXI

Viterbo – Il pallio di papa Giovanni XXI

Viterbo – (s.s.) – Il pallio di papa Giovanni XXI, visto l’anno d’incoronazione, è più vecchio di 700 anni.

L’indumento generalmente è di lana ed è composto da una fascia che viene fatta passare intorno al collo delle cariche maggiori della chiesa.

In questo caso si tratta di un pallio in seta e oro, appartenuto al pontefice eletto a Viterbo nel 1276 e che regnò per otto mesi fino alla morte avvenuta per i traumi dopo un crollo a palazzo dei Papi.

Il reperto prezioso, ospitato al museo Colle del Duomo di Viterbo, è stato sottoposto a un’operazione di restauro curatA da Nicoletta Vicenzi.

Dopo una serie di accurate lavorazioni l’indumento è tornato a splendere in un nuovo allestimento all’interno del complesso a pizza San Lorenzo, a due passi dalla cattedrale dove il pontefice è sepolto.

“Il suo nome era Pietro Giuliano – ha spiegato ieri il medievista Gianpaolo Serone, durante la presentazione del nuovo allestimento – e probabilmente è stato il primo e ultimo papa portoghese della storia. Ha governato pochissimo tempo ma è considerato una figura di spicco che come i suoi predecessori e successori ha lottato per raggiungere la Pax cristiana. E’ stato eletto papa nel settembre del 1276 ma prima del 1250 non si hanno sue notizie“.

Dopo la morte la salma di Giovanni XXI è stata spostata più di una volta all’interno della cattedrale di Viterbo. L’ultimo e definitivo spostamento è avvenuto nel 1999 grazie a una donazione arrivata proprio dal Portogallo. La data di estrazione del pallio dalla tomba, però, rimane avvolta nel mistero.

“Non sappiamo con precisione la data – ha ammesso la restauratrice Nicoletta Vicenzi -. Per quanto riguarda le operazioni di restauro abbiamo iniziato ad aprire le pieghe del manufatto che aveva numerose deformazioni: lo stato di conservazione era cattivo e inizialmente eravamo preoccupati di manovrarlo.

Poi abbiamo estratto i frammenti e quindi iniziato il restauro con una micro aspirazione controllata effettuata grazie una rete inserita tra il tessuto originale e il micro aspiratore per proteggere il primo. La successiva vaporizzazione a freddo è servita per attutire le deformazioni. Come ultima cosa abbiamo creato un supporto espositivo pensato per la miglior fruizione del pallio e della cassa che lo ospitava. Un’ipotesi conclusiva è quella che non si tratti di un pallio vero e proprio ma di una stola”.

Samuele Sansonetti


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