Viterbo – Inchiodato dalle immagini delle telecamere di sicurezza in piazza San Faustino, ma per la difesa l’individuazione non sarebbe così certa come per gli inquirenti.
Nel frattempo si scopre che il presunto pedofilo seriale pakistano arrestato sabato dalla polizia sarebbe entrato in azione anche nei giorni successivi. L’operaio agricolo 29enne, regolare in Italia e dipendente di un’azienda del capoluogo, avrebbe pedinato e molestato una delle due vittime finora accertate, la ragazzina di 13 anni, anche successivamente al 2 maggio.
Potrebbero nel frattempo ricorrere al tribunale del riesame i difensori del 29enne pakistano arrestato sabato primo giugno dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata per avere molestato lo stesso giorno, il 2 maggio, nel centro storico di Viterbo, due bambine di 11 e 13 anni, una italiana e l’atra originaria dell’est europeo, che tra loro non si conoscevano. pochi giorni dopo, il 6 maggio, sarebbe tornato in azione.
“Non so chi siano le bambine, io stavo andando dal tabaccaio”. Si è difeso così, lunedì, il 29enne inchiodato dalle telecamere durante l’interrogatorio di garanzia in carcere, davanti al gip Francesco Rigato, che ha confermato la misura di custodia cautelare a Mammagialla chiesta dalla pm Chiara Capezzuto.
La tredicenne sarebbe stata avvicinata una prima volta il 2 maggio, mentre stava tornando a casa da scuola, sul pianerottolo del palazzo dove abita coi genitori. Il 29enne prima le avrebbe rivolto apprezzamenti circa il suo aspetto fisico, quindi l’avrebbe bloccata con le spalle al muro, toccandole le guance il sedere e le braccia, cercando di abbassarle i pantaloni e di baciarla sulla bocca, costringedola così a subire atti sessuali contro la sua volontà.
Quel giorno l’uomo avrebbe intercettato lungo il tragitto e seguito la ragazzina, che avrebbe avuto la sensazione di essere pedinata lungo via Cairoli. Pochi giorni dopo inoltre, il 6 maggio, verso le quattro del pomeriggio, mentre la tredicenne si stava recando a lezione di inglese, il 29enne l’avrebbe seguita nuovamente, tanto che la ragazzina, spaventata, avrebbe chiamato al telefono il padre, subito accorso, anche se nel frattempo il pakistano si era dileguato.
La bambina di 11 anni, invece, sarebbe stata avvicinata soltanto una volta, il 2 maggio, nell’androne del suo palazzo, dove il 29enne si sarebbe introdotto con una scusa. Anche lei, come l’altra vittima, sarebbe stata messa all’angolo dall’uomo che, contemporaneamente, avrebbe tenuto bloccato con una mano il portone dello stabile per evitare che uscisse. Il 29enne le avrebbe toccato le spalle e il seno, dopo di che, essendo la bambina caduta a terra mentre cercava di difendersi a calci, l’avrebbe presa in braccio, continuando ad accarezzarla e a dirle che era bella, costringendo anche ei a subire atti sessuali contro la sua volontà.
Prove schiaccianti, corroborate dai filmati delle telecamere della videsorveglianza, secondo la procura e il tribunale di Viterbo che ha accordato la misura della custodia cautelare in carcere per il giovane.
Non la pensa allo stesso modo la difesa. “Il riesame è una strada percorribile, a fronte di una ricostruzione dei fatti che appare faticosa, così come farraginosa è l’individuazione del nostro assistito”, secondo gli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis, che stanno valutando l’ipotesi di ricorrere al tribunale della libertà di Roma per ottenere la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo.
Silvana Cortignani



