Ronciglione – Un giallo nel giallo, il ruolo avuto dai parenti e dalla nonna ottantenne di Andrea Landolfi Cudia la notte della tragica caduta di Maria Sestina Arcuri, precipitata dalle scale della sua casa di Ronciglione, dove la coppia di fidanzati, conviventi a Roma, stava trascorrendo fuori porta il primo weekend di febbraio.
“Il riesame dice che la donna mente su tutta la linea”, spiega l’avvocato Vincenzo Luccisano, che assiste i familiari della vittima, venuta a Roma col sogno di fare la parrucchiera da Nocara, il piccolo centro in provincia di Cosenza,in Calabria, dove vivono i suoi familiari.
Tra Landolfi e i parenti più stretti, inoltre, tra mezzanotte e le sei gli investigatori hanno contato cento contatti telefonici.
“La nonna ha mentito su tutto. Sia sulla dinamica della caduta, che lei sostiene essere avvenuta con il nipote. Sia sulle lesioni che lei stessa ha subito da parte del nipote, che aveva clamorosamente riferito di essersi procurata da sola, cadendo con la spesa e poi urtando contro un tavolo”, sottolinea il legale, un fiume in piena a fronte della decisione con cui i giudici di piazzale Clodio hanno blindato l’impianto accusatorio della procura.
“La nonna mente su tutta la linea, ma non il figlio di 5 anni di Landolfi Cudia, che era presente quella sera ed è stato sentito nella forma dell’audizione protetta. A differenza di quanto sostiene il gip, per il riesame quel colloquio è stato effettuato con tutte le garanzie del caso. E il bimbo risulta pienamente attendibile nel suo racconto e nella ricostruzione di quanto avvenuto davanti ai suoi occhi”, dice l’avvocato.
Un macigno dell’impianto accusatorio la deposizione del bambino, mentre sarebbero menzogne quelle raccontate dalla nonna Mirella Iezzi.
L’anziana, come si ricorderà, è uscita da sola, nel cuore della notte tra il 3 e il 4 febbraio, per recarsi al punto di primo soccorso del Sant’Anna di Ronciglione, poi sarebbe poi stata soccorsa dal genero, venuto apposta da Campagnano, e refertata la mattina successiva in un ospedale romano, dove le sono state diagnosticate le fratture di alcune costole.
Secondo il pm Franco Pacifici sarebbe stato il nipote, cui sono contestate anche le lesioni aggravate, dopo che la 26enne, verso le due di notte, è caduta dalle scale.
In base all’autopsia effettuata per la procura dai professori Mauro Bacci e Massimo Lancia le condizioni di Maria Sestina sarebbero state subito gravissime. Ciononostante nè l’80enne, nè altri familiari hanno dato l’allarme nell’immediatezza. Sono passate ore. Nel frattempo, in base ai tabulati, ci sarebbe stato un fitto scambio di telefonate tra il pugile dilettante accusato di omicidio volontario aggravato e i suoi parenti.
“Parliamo di 100 contatti tra mezzanotte e le sei del mattino successivo. Landolfi Cudia ha chiamato tutti, la mamma, le sorelle, la nonna, la zia. Ha chiamato dal suo telefono e anche da quello di Maria Sestina, ci sono chiamate ai familiari anche dal telefono della ragazza. Tutte telefonate tra di loro, nessuna ai parenti della ragazza, nemmeno quando ha chiamato il 118. Li ha chiamati per avvisarli soltanto alle 9,30 del mattino”, dice il legale della famiglia.
Il trentenne, con nozioni da operatore sociosanitario, è accusato anche di omissione di soccorso, oltre che di omicidio volontario. Accusa questa per cui sia il pm Pacifici, sia il riesame – con la decisione di lunedì – hanno chiesto la misura di custodia cautelare in carcere, rigettata dal gip Francesco Rigato del tribunale di Viterbo lo scorso 15 aprile.
L’ultima parola spetterà alla corte di cassazione, cui ha annunciato ricorso il difensore Luca Cococcia. Nel frattempo Landolfi non sarà arrestato.
Silvana Cortignani
– Sì all’arresto di Landolfi, fidanzato di Maria Sestina
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



