Viterbo – (sil.co.) – Al via davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo all’ex direttore delle poste di Chia e Bomarzo accusato di peculato.
Presunta vittima un’imprenditrice di Soriano nel Cimino che avrebbe “smarrito” la somma di sessantamila euro. Poste Italiane si è costituita parte civile, così come la donna.
Sul banco degli imputati Luciano Pischedda, che nel frattempo è stato licenziato. Secondo l’accusa, l’uomo si sarebbe appropriato dell’ingente somma che l’imprenditrice gli aveva affidato nel 2013 per investirla in buoni fruttiferi postali garantiti dal Tesoro.
Ieri è stato il giorno dell’ammissione delle prove, mentre per sentire i testimoni dell’accusa bisognerà aspettare la prossima udienza, fissata il 14 gennaio 2020.
L’indagine della procura è stata coordinata dalla pm Paola Conti, che lo scorso 10 aprile ha ottenuto il rinvio a giudizio di Pischedda al termine di una combattuta udienza preliminare.
La donna si è accorta dell’ammanco quando, recandosi presso l’ufficio perché aveva bisogno di contanti, si è sentita rispondere dal nuovo direttore che il buono dematerializzato non esisteva. Subito dopo è corsa a sporgere querela presso la stazione dei carabineiri di Soriano nel Cimino.
La presunta vittima, che ha presentato due denunce, si è costituita parte civile, così come Poste Italiane. L’imprenditrice, inoltre, ha avviato anche una causa in sede civile per il risarcimento dei danni.
L’imputato, nel frattempo, è stato licenziato in seguito a un provvedimento disciplinare e sulla vicenda sarebbe stato aperto anche un procedimento dalla vigilanza della Banca d’Italia.
