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“Sul caso Cucchi omertà mafiose”

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Viterbo – “La morte di Stefano Cucchi è diventata un caso quando lo Stato ha deciso di non farsi processare”. Un caso che, per Carlo Bonini, è stato alimentato da “omertà mafiose”. Il giornalista di Repubblica, intervistato a Caffeina dal direttore artistico del festival Filippo Rossi, da anni indaga sulla morte del geometra romano. Dalla lettura delle carte dell’inchiesta, dallo studio delle perizie e delle controperizie medico-legali, dall’ascolto dei familiari, ne ha scritto un libro: Il corpo del reato, in cui è il cadavere martoriato di quel 31enne che parla e che racconta ciò che sa ma che qualcuno non avrebbe voluto che dicesse.

Stefano Cucchi

Un’inchiesta civile datata 2016. Ma negli ultimi tre anni il caso Cucchi ha fatto passi avanti. Cinque carabinieri (tra cui Raffaele D’Alessandro, in servizio anche alla stazione di San Martino al Cimino) sono finiti a processo, a vario titolo, per omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. Tre di loro, dopo l’arresto per droga del 15 ottobre 2009, avrebbero preso Stefano a calci, pugni e schiaffi facendolo cadere e procurandogli quelle ferite che sei giorni dopo l’hanno fatto morire. Per altri otto militari dell’Arma, ad aprile, la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una serie di depistaggi sulle indagini: volevano impedire che la verità emergesse. Bonini sottolinea il “coraggio straordinario” del pm Giovanni Musarò, titolare delle inchieste. “Fratello di un appuntato dei carabinieri – ricorda il giornalista -, ha aperto la faglia sulla morte di Stefano”.

Viterbo - Caffeina - Carlo Bonini

La violenza del potere, la fragilità dello stato di diritto, l’incapacità dello stato italiano di fare i conti con le responsabilità dei suoi servitori, il pericolo che corre un ragazzo che finisce nelle mani di chi indossa la divisa, di chi garantisce la nostra sicurezza, o il camice bianco di chi tutela la nostra salute, sono le tappe dell’intervento di Bonini. “La morte di Cucchi – afferma il giornalista – è diventata un caso quando lo Stato ha deciso di non farsi processare. E con Stato non mi riferisco solo all’Arma dei carabinieri, ma anche all’istituto di medicina legale, alla macchina giudiziaria e alle autorità carcerarie, che avevano avuto immediatamente la percezione di ciò che a Stefano era accaduto. E l’oltraggio che si è consumato nei confronti di quel povero geometra, della sua famiglia che chiede giustizia e di quei cittadini che vogliono verità, non è stato solo ciò che è successo quella notte, ma anche il fatto che lo Stato ha deciso di non farsi processare”.

Viterbo - Caffeina - Carlo Bonini e Filippo Rossi

“Oltraggi”, “omertà mafiose”, ma anche “ricatti”. “Negli anni sul caso Cucchi è stata costruita una catena di ricatti cementati dal silenzio. Un’omertà mafiosa – la definisce Bonini -. E su quei ricatti c’è chi ha costruito carriere e chi ha messo delle polizze assicurative sulla propria vita. Il silenzio è scattato per autoconservazione: sono stati calcolati i costi-benefici della legalità e dell’illegalità, e nel 2009 tutti gli attori della vicenda si sono convinti che sulla morte di Stefano conveniva tacere”.

Viterbo - Caffeina - Carlo Bonini e Filippo Rossi

Il caso Cucchi e i fatti della scuola Diaz, quando durante il G8 di Genova del 2001 i reparti mobili della polizia diedero vita a quel pestaggio di due ore che il vicequestore del capoluogo ligure ha definito da “macelleria messicana”. Per Bonini sono “vicende simmetriche seppur differenti. Il meccanismo è lo stesso: seppure alla luce di una palese violazione delle norme fondamentali dello stato di diritto, lo stato italiano si è sottratt alla legge”.

Raffaele Strocchia


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