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Totti a un passo dall’addio alla Roma

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Sport - Calcio - Roma - Francesco Totti

L’ultima partita di Francesco Totti

Roma – Un’altra tegola sui giallorossi. Dopo l’addio di Daniele De Rossi, tre settimane fa, sembra imminente anche quello di Francesco Totti. 

La certezza arriverà entro le prossime quarantott’ore: lunedì la conferenza stampa della verità, quando l’ex numero 10 giallorosso potrebbe annunciare il secondo distacco – stavolta definitivo – dalla Roma, forse nella sede del Coni. 

E allora, salvo ripensamenti, sarà il remake del 28 maggio 2017, l’ultima partita del capitano con la sua maglia, nella sua squadra – l’unica della sua lunga carriera -, dopo più di 700 partite e 300 gol. Ma allora c’era solo la commozione per un campione che a quarant’anni suonati, era ancora capace di ammaliare e divertire. Stavolta, invece, c’è anche la rabbia dei tifosi per il trattamento che, a quel campione, ha riservato la proprietà americana: ruolo da dirigente, ma per niente operativo.

Dal campo alla panchina è un attimo, ma Totti non ci sa stare. E viene quasi da parafrasare un’intramontabile citazione di “Dirty Dancing”, per rendere appieno il sentimento della tifoseria: “Nessuno può mettere Totti in un angolo”. Lui senz’altro – e senza modestie inutili – non ci vuole stare. 

Il presidente James Pallotta prova – vanamente – a rassicurare: “Francesco è parte integrante della nostra dirigenza sportiva, se ha bisogno di tempo, noi gli daremo tempo”, ha spiegato in un’intervista al sito ufficiale del club. Frizioni come nervi scoperti: Pallotta ha voluto ribadire la centralità del suo consigliere Franco Baldini nelle strategie societarie, nonostante Totti abbia rotto con Baldini da tempo. Perfino dalla sua biografia si evince che i due non si capivano e non andavano d’accordo.

Per l’idolo dei romanisti resta, ancora sul tavolo, la proposta di direttore tecnico. Un incarico che Totti non sembra intenzionato a ricoprire perché potenziale ennesimo specchietto per le allodole. Finora, l’ex numero 10 non è stato ascoltato né quando c’era da decidere chi nominare come nuovo direttore sportivo, né come nuovo allenatore. E strappare con Totti, per la società, vuol dire strappare con un’intera tifoseria. 


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