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Unione Europea, l’Italia versa di più di quanto incassa

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Consiglio d'Europa

Consiglio d’Europa

Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo - Bandiere italiana e dell'Unione europea

Viterbo – Bandiere italiana e dell’Unione europea

Viterbo - Ivana Veronese della Uil

Viterbo – Ivana Veronese della Uil

Viterbo – L’Italia versa all’Europa più di quanto riceve. Lo rivela un dossier della Uil politiche territoriali che ha analizzato l’andamento dei flussi finanziari tra Italia e Bruxelles.

Secondo le elaborazioni del sindacato, ogni anno l’Italia versa all’Unione europea oltre 15 miliardi di euro ricevendone, però, soltanto 9 e mezzo attraverso i fondi strutturali e di investimento europei. Ricerca, occupazione, sviluppo, infrastrutture, migranti, eccetera. Il tutto, con un saldo negativo di circa 5,7 miliardi di euro.

“In particolare – spiega il segretario regionale della Uil Viterbo, Giancarlo Turchetti – per il periodo 2014-2018, il nostro paese ha versato all’Ue 75,5 miliardi di euro ricevendone 47. E in tal caso, il saldo negativo è stato di 28 miliardi di euro”.

Nello specifico, nel 2014 sono stati versati all’Unione Europea 14 miliardi di euro ricevendone in cambio 8,9. Nel 2015 sono stati versati 15,3 miliardi di euro e ne sono stati ricevuti 11,3. Nel 2016, a fronte di 15 miliardi di euro versati, ne sono stati incassati 9,8. Nel 2017 i miliardi di euro versati sono stati 14,9, ricevuti 8,1 miliardi. Infine, nel 2018 sono stati versati 16,2 miliardi di euro e ricevuti 8,8 miliardi.

“L’anno in cui il saldo negativo dei rapporti finanziari tra Italia e Unione Europea è stato minore – prosegue Turchetti – corrisponde al 2015, quando, grazie alla chiusura del ciclo di programmazione del fondi comunitari 2007-2013, abbiamo speso oltre 9 miliardi di euro di fondi comunitari in un anno”.

“Infatti – spiega la segretaria confederale Uil, Ivana Veronese – la questione dei contributi all’Unione Europea non deve essere analizzata solo guardando alle cifre nette, come se i soldi in più che versiamo servissero solo ad andare ad alimentare le spese di Bruxelles, ma va vista a 360 gradi analizzando i vantaggi che ricaviamo facendo parte dell’Unione Europea. A iniziare dalla libertà delle persone di vivere, studiare e lavorare dove vogliono”.

Tra l’altro il saldo tra il nostro Paese e l’Unione Europea è influenzato, anno dopo anno, dalle performance, non proprio positive, delle nostre istituzioni nell’utilizzo dei Fondi strutturali europei e di investimento europei.

“Va sempre tenuto in considerazione – sottolinea poi Veronese – come i fondi comunitari siano destinati ad aumentare gli investimenti pubblici e a ridurre le diseguaglianze tra territori in settori vitali quali quelli di ricerca e innovazione, infrastrutture, occupazione e istruzione”.

Secondo l’analisi della Uil, per il periodo 2014-2020 il Paese tra fondi comunitari (44,6 miliardi di euro) e cofinanziamento nazionale (30,5 miliardi di euro), dispone di circa 75,1 miliardi di euro.

Al 31 dicembre del 2018, in pratica a metà del periodo di programmazione, l’Italia ha impegnato in progetti 46,7 miliardi di euro, ossia il 62% del totale, e ha rendicontato a Bruxelles solo 17,3 miliardi di euro, vale a dire il 23% del totale.

Tra l’altro tre Programmi a fine dello scorso anno non hanno superato il target di spesa. Il Pon ricerca e innovazione (45 milioni di euro), il Pon inclusione (24,6 milioni di euro) e il Por Valle d’Aosta (1,4 milioni di euro).

“Le debolezze del sistema italiano nell’utilizzo dei fondi comunitari sono note – conclude Ivana Veronese -. Burocrazie, sistemi amministrativi fragili, codice degli appalti che cambia in continuazione e rallenta la spesa. Il nostro paese dovrebbe fare una grande battaglia a Bruxelles per scorporare dal deficit il cofinanziamento italiano. Non va mai dimenticato che, la maggior parte della spesa per gli investimenti nel nostro Paese, sarebbe a dire 34 miliardi di euro l’anno, è dovuta all’utilizzo dei fondi comunitari. Uno dei primi impegni che spetta ai neo eletti italiani al parlamento sarà proprio questo. Mettere mano al nuovo Quadro pluriennale finanziario 2021-2027 e ai regolamenti della politica di coesione e della politica agricola comune”.

Daniele Camilli


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