Viterbo – (sil.co.) – Vento di maestrale, è stato appena una brezzolina l’interrogatorio del primo testimone dell’accusa al processo scaturito dal filone Viterbo Ambiente della maxinchiesta sulla raccolta e la gestione dei rifiuti.
Tre gli imputati. Sono l’ex dirigente comunale Ernesto Dello Vicario, il direttore tecnico della società Francesco Bonfiglio e il consigliere Maurizio Tonnetti, finiti ai domiciliari su richiesta del pm Massimiliano Siddi nel blitz del 3 giugno 2015. Devono rispondere di truffa, frode e falso.
Ha parlato una manciata di minuti il luogotenente Giovanni D’Angelo del Noe di Roma, che ha avuto giusto il tempo di dire che le indagini sono andate avanti sei mesi, da giugno al dicembre 2014, e che a Viterbo il servizio di spazzamento non funzionava, anzi “era un grande disservizio”, prima di essere bloccato dalla presidente del collegio, giudice Silvia Mattei, e dal difensore Manlio Morcella.
E’ successo quando, interrogato dal pm Siddi, D’Angelo si è messo a parlare di clausole penali di garanzia, di un appalto da 50 milioni di euro per sette anni, di 9 milioni di euro circa su base annua, di Pef-Piano economico finanziario, nonché di intercettati e intercettazioni.
La presidente ha mostrato un fascicoletto tenuto comodamente tra due dita. “Noi abbiamo solo questo, dove si rimanda a faldoni che non ci sono stati dati. Mancano il contratto, il capitolato d’appalto, la polizza fideiussoria e altri documenti senza i quali il collegio non è in grado di seguire il processo ed eventualmente interloquire con i testimoni. E mancano anche le trascrizioni delle intercettazioni”, ha fatto notare al pubblico ministero, che ha subito chiesto la perizia sulle intercettazioni e si è impegnato a depositare le carte in tempo per l’udienza del 9 luglio.
Contro la presunta richiesta tardiva di perizia, col processo già in fase istruttoria e non in sede di ammissione delle prove, si è opposto Morcella. Ma la perizia, ha deciso il collegio, si farà. E l’incarico verrà dato all’udienza del 9 luglio.
Nel frattempo, però, sono saltate le testimonianze previste per ieri. Oltre al luogotenente del Noe dovevano essere sentiti, per il nucleo di polizia giudiziaria della stradale, gli investigatori Secondiamo Veruschi e Mauro Di Paola. Tutti e tre dovranno tornare in data da destinarsi, dopo la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Il 9 luglio, intanto, è stato fissato il contraddittorio tra i periti: il ctu Stefano Vignone per la procura, i consulenti Riccardo Venturi e Salvatore Genova per la difesa.
Presupposto della frode, secondo il pm Siddi, l’appalto da 50 milioni del 26 marzo 2011: si aggiudica il servizio la Ati Gesenu spa di Perugia e Cns di Bologna, poi si costituisce la Viterbo Ambiente scarl, composta al 51% dalla Gesenu e al 49% dalla Cosp Tecno Service.
Due distinti filoni d’indagine sono confluiti nell’operazione Vento di maestrale, sfociata nel 2015 in complessive nove ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. Oltre ai tre imputati del filone Viterbo Ambiente, sono in attesa che entri nel vivo il processo anche gli otto imputati scaturiti dal filone Ecologia Viterbo, bloccati dalla costituzione di oltre un centinaio di parti civili, che devono ancora essere passate al vaglio dai difensori degli imputati.
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La conferenza stampa: fotocronaca – slide


