Ronciglione – (r.s.) – “Ammissibile”. La Cassazione ha valutato così il ricorso di Andrea Landolfi Cudia contro l’ordinanza del tribunale del Riesame che ha disposto l’arresto in carcere per il 30enne indagato dalla procura di Viterbo per l’omicidio volontario della fidanzata Maria Sestina Arcuri. L’udienza di discussione è stata fissata per il 24 settembre davanti alla prima sezione penale della suprema corte.
È il Giallo di Ronciglione. Maria Sestina, 26 anni, è morta dopo essere stata lanciata, secondo gli inquirenti da Landolfi, dalle scale di casa della nonna di lui nella notte tra il 3 e il 4 febbraio.
L’avvocato Luca Cococcia, difensore del 30enne, aveva depositato il ricorso in Cassazione il 19 giugno scorso. Contro l’ordinanza del Riesame di Roma, che nove giorni prima si era espresso sull’appello del procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, e del pm Franco Pacifici contro il no all’arresto di Landolfi del gip Francesco Rigato.
“Nel ricorso – ha spiegato l’avvocato Cococcia – sono state evidenziate quelle che nell’ordinanza del Riesame ritengo essere violazioni procedurali e di legge. Gli argomenti sono di legittimità e doglianze di diritto, essendo il merito già stato ampiamente discusso sia dal gip Rigato che dal Riesame. Certo, in maniera diametralmente opposta ma netta in entrambi i casi. Ho anche sollevato alcune contraddittorietà nelle motivazioni e valutazioni del Riesame”.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


