- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Antimafia, tolto il segreto di Stato agli atti fino al 2001

Condividi la notizia:

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino

Roma – La commissione parlamentare Antimafia ha declassificato tutti gli atti coperti da segreto di Stato dal 1962 al 2001.

Tra i documenti e gli audio resi disponibili su internet ci sono anche le parole che Paolo Borsellino pronunciò in varie audizioni in commissione, tra il 1984 e il 1991. In una di queste il magistrato denunciava carenze nel suo programma di scorta: “Ho la macchina blindata la mattina – diceva – ma non di pomeriggio. Non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera“.

Borsellino parlava così già nel 1984, alla vigilia del maxi processo alla mafia, otto anni prima della sua morte.

Nel 1989, invece, il magistrato segnalava la provincia di Trapani come uno dei territori più penetrati dalla mafia. “Questa è terra di grandi latitanti – affermava – Provenzano, Riina e altri nomi storici”. Senza mancare riferimenti specifici a Castelvetrano, il paese d’origine del boss Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Lì, secondo Borsellino, c’erano “grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi”.

Per il presidente della commissione, Nicola Morra (M5s), la pubblicazione degli audio di Borsellino è “un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese”, ma il fratello del magistrato, Salvatore, è di diverso avviso: “Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione – ha commentato – ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione antimafia”.

“È necessario che venga restituito tutto – ha aggiunto Salvatore Borsellino – È necessario che quell’agenda rossa che è stata sottratta da mani di funzionari di uno Stato deviato e che giace negli archivi grondanti sangue di qualche inaccessibile palazzo di stato, e non certo nel covo di criminali mafiosi, venga restituita alla memoria collettiva, alla verità e la giustizia”.


Condividi la notizia: