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Diffamò il direttore di Tusciaweb, ancora una condanna per Paolo Gianlorenzo

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Paolo Gianlorenzo in procura

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Diffamò il direttore di Tusciaweb, condannato Paolo Gianlorenzo.

I fatti risalgono a marzo 2014 quando, presso la sala conferenze di palazzo Gentili, la sede della Provincia, in via Saffi a Viterbo, il direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti, organizzò un incontro-intervista con Filippo Rossi, all’epoca presidente del consiglio comunale di Viterbo. 

Gianlorenzo, prima e dopo l’evento, tramite il sito da lui diretto: “Ha intrapreso – si legge nella querela – una campagna pesantemente diffamatoria nei confronti di Galeotti, volta a determinare negativamente l’andamento dell’incontro e il suo riscontro mediatico”. 

Il giornalista viterbese è stato rinviato a giudizio e condannato in primo grado dal giudice Giacomo Autizi a una multa di 200 euro per diffamazione a mezzo stampa. L’accusa aveva chiesto un mese di reclusione. Il direttore Galeotti, pur sporgendo querela nei confronti di Paolo Gianlorenzo, non si è costituito parte civile al processo per chiedere il risarcimento dei danni. L’imputato però, oltre alla sanzione penale, dovrà pagare le spese legali del processo. Al di là dell’entità della condanna, va sottolineato che la magistratura sancisce, ancora una volta, che non è possibile diffamare i cittadini.

Gli articoli, secondo la denuncia, ebbero una connotazione minatoria anche nei confronti del pubblico, offendendo preventivamente eventuali presenti, preavvertendoli che sarebbero stati fotografati e che la loro immagine sarebbe stata esposta a corredo di futuri resoconti di Gianlorenzo non certo lusinghieri. 

Uno degli interventi per cui Gianlorenzo è finito davanti al giudice penale e condannato risale al 14 marzo 2014, dal titolo “Si cerca pubblico pagante”. “Soli contro tutti. Si cercano comparse per riempire la sala buffet offerto da Tusciawè”, la conclusione del cronista. Gianlorenzo invece non è stato condannato per un altro articolo, uscito il giorno successivo, intitolato “Flop da incubo per Filippo Rossi e Carlo Galeotti di Tusciawè”.

Nelle motivazioni della condanna, con riferimento all’articolo “Si cerca pubblico pagante”, il giudice Giacomo Autizi scrive: “L’articolo non era isolato ma si inscriveva in una più ampia campagna di stampa attivata contro Galeotti, dal che se ne desume come lo scritto fosse inserito in una precisa linea editoriale, che non poteva che far capo al soggetto che gestiva il blog, ossia Gianlorenzo”.


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