Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo una lettera dei genitori di Daniele Barchi, ucciso a maggio 2018 in un’abitazione di via Fontanella del Suffragio, e del legale della famiglia. Nell’articolo sono pubblicate delle immagini, che Tusciaweb ha ricevuto sempre dalla famiglia e dal legale della famiglia Barchi che le hanno inviate per la pubblicazione. Immagini forti, che potrebbero urtare la vostra sensibilità, ma che abbiamo deciso di pubblicare, così come avvenuto ad esempio per il caso Cucchi, per sottolineare l’estrema gravità del fatto.
– In merito al processo a carico di Pavani, la cui udienza di discussione si è tenuta il 4 luglio innanzi al gip del tribunale di Viterbo, i genitori del povero Daniele Barchi esprimono tutto il loro dolore, mai sopito e fortemente rinnovato, avendo rivissuto durante la discussione tutte le fasi dell’azione delittuosa che ha condotto al massacrato del loro unico figlio a opera di Pavani e della sua compagna.
Sentire invocare clemenza per l’assassino con l’applicazione di tutte le attenuanti possibili a suo favore rispetto a quanto subito da Daniele, è stata una ulteriore ferita mortale. Restano convinti, i Barchi, che Daniele sia stato massacrato non solo da Pavani ma dal pregiudizio, dall’indifferenza e dalle tante omissioni di chi avrebbe dovuto tenere ristretto un soggetto come Pavani già giudicato più volte pericoloso.
“L’idea che quel delitto fosse stato consumato in un contesto di marginalità sociale e di degrado psicologico, accomunando Daniele a Pavani e alla sua compagna, è un pregiudizio che ha condizionato tutta l’indagine”, tengono a dichiarare i Barchi. In effetti Daniele non era affatto stato abbandonato dai sui genitori, che con cadenza almeno quindicinale lo raggiungevano da Gaeta e gli fornivano tutti i mezzi economici di cui avesse bisogno.
“Abbiamo assecondato il suo desiderio di autonomia e indipendenza acquistando ben due appartamenti in Viterbo, senza, comunque, mai fargli mancare la nostra presenza e il nostro affetto – continuano i genitori -. Le vessazioni subite a opera di Pavani e di Cerretani ce le ha sempre tenute nascoste. L’idea del terrore in cui Daniele è stato costretto a vivere per giorni e la durata delle percosse, delle coltellate e della violenza subita, ci tormenta e non ci fa più vivere. Ce l’abbiamo anche con chi ha visto Daniele pochi giorni prima del fatale epilogo con il volto tumefatto e non ha fatto nulla per aiutarlo. Ora vogliamo far conoscere a tutti come è stato ridotto Daniele e vi chiediamo di pubblicare una locandina che nella immediatezza dei fatti ci fu sconsigliato di pubblicare. È l’espressione del nostro profondo rammarico”.
Avvocato Pasqualino Magliuzzi
su richiesta dei coniugi Barchi
Viterbo – Omicidio del Suffragio – Daniele Barchi col volto tumefatto




