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“L’agricoltura è la chiave per salvare il mondo”

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Viterbo - La presentazione dello Slow food village

Viterbo – La presentazione dello Slow food village

Viterbo - Luigi Pagliaro

Viterbo – Luigi Pagliaro

Viterbo - La presentazione dello Slow food village

Viterbo – La presentazione dello Slow food village

Viterbo - Giovanni Arena

Viterbo – Giovanni Arena

Viterbo - La presentazione dello Slow food village

Viterbo – La presentazione dello Slow food village

Viterbo - Giovanni Arena, Paolo Barbieri, Marco De Carolis e Alessia Mancini

Viterbo – Giovanni Arena, Paolo Barbieri, Marco De Carolis e Alessia Mancini

Viterbo – “L’agricoltura è la chiave per salvare il mondo”. Il presidente Slow food Lazio Luigi Pagliaro presenta così “Slow food village”, la settima edizione del festival nazionale ecogastronomico che si svolgerà a piazza dei caduti a Viterbo dal 4 al 7 luglio. Tutte le sere a partire dalle ore 18,30. Oltre 100 presidi e prodotti da tutta Italia e una quarantina di eventi per una tre giorni tutta da gustare. In piazza e per strada. Per un turismo enogastronomico, sostenibile, esperienziale e accessibile.

Questa mattina la conferenza stampa nella sala del consiglio comunale di Palazzo dei priori. Assieme a Pagliaro, anche il sindaco Giovanni Arena, gli assessori comunali Marco De Carolis, Enrico Contardo e Alessia Mancini, il segretario generale della camera di commercio Francesco Monzillo, l’enologo Carlo Zucchetti, Debora Valentini di Slow food Viterbo e lo chef Mario Di Dato.

“Il tema del cibo è centrale – ha detto Pagliaro – e l’agricoltura la chiave per salvare il mondo e andare verso un futuro sostenibile. Perché significa tutela delle produzioni di qualità e dei piccoli produttori. I prodotti che proponiamo non sono semplicemente prodotti locali, ma prodotti in via di estinzione che i piccoli produttori difendono e salvano, evitando in questo modo che tutto finisca in mano alle multinazionali. Prodotti – sottolinea il presidente di Slow food Lazio – che fanno parte della nostra cultura e dei nostri territori ma che rischiamo di perdere. Quest’anno, a Viterbo, avremo più di 100 presidi, per 100 prodotti di qualità, prevenienti da tutta Italia”.

Il tema dello Slow food Village di quest’anno è “Viaggiacibando. Il turismo enogastronomico, sostenibile, esperienziale e accessibile, ispirato al tema nazionale del 2019 proclamato come “anno del turismo lento” auspicando, come per il cibo, un turismo buono, pulito e giusto per tutti. Una manifestazione che ha ottenuto il patrocinio di Slow food Italia, Slow food Lazio, regione Lazio, Arsial, consiglio regionale del Lazio, comune, provincia e camera di commercio di Viterbo e università degli studi della Tuscia.

“Slow food village – prosegue Pagliaro – è una kermesse rivolta a famiglie, produttori, enogastronomia, ristoratori, educatori e formatori, docenti universitari, persone interessate al benessere alimentare e alla salute, ambientalisti, rappresentanti istituzionali, esponenti di associazioni datoriali, sindacali e culturali”.

 

Laboratori del gusto, percorsi sensoriali, street food, enoteca, oleoteca, birroteca, scuola di cucina, appuntamenti per bambini e genitori, show cooking e picnic urbano. Questi gli spazi e i temi che caratterizzeranno il “villaggio” di quest’anno. Il tutto attorno alla chiesa degli Almadiani ribattezzata per l’occasione “Casa della biodiversità”. 

“Dal punto di vista dell’allestimento della fruibilità – commenta Pagliaro – la manifestazione si presenta come un villaggio ecogastronomico, in cui i visitatori possono passeggiare e sostare prendendo parte ai tantissimi appuntamenti in programma, tra incontri e dibattiti su turismo ed enogastronomia”. 

“Fate avvicinare le persone ai prodotti di qualità del nostro territorio – è intervenuto il sindaco Arena – e questo è un vostro merito e al tempo stesso un vanto per la nostra città”. “Una manifestazione – ha poi proseguito De Carolis – che intendiamo sostenere con forza perché permette di coinvolgere tutta quanta la città e di far conoscere i suoi produttori”.

“Un evento – ha concluso infine Mancini – che non entra in competizione con le attività produttive locali, perché attira turisti che poi girano per Viterbo e conoscono sia il suo patrimonio sia la sua storica offerta enogastronomia”.

Daniele Camilli

 


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