Viterbo – “Il mondo del cinema è pieno di matti, quindi è perfetto per me…”. Ma c’è o ci fa? E’ impossibile non chiederselo. Andrea Carpenzano, uno degli attori più promettenti e richiesti del momento, sul palco in piazza San Lorenzo sembra essere un tranquillo ragazzino sbadato. Col suo parlare lento, flemmatico, autoironico, per nulla oxfordiano e molto romano, attrae e rallegra il pubblico che risponde alle sue battute con divertiti applausi.
Indubbiamente, Carpenzano piace. Piace sia sul grande schermo sia dal vivo e l’ottava serata di venerdì del Tuscia Film Fest lo dimostra, assegnandogli il premio Pipolo Tuscia Cinema, conferito dalla famiglia Moccia al miglior attore emergente del cinema italiano.
Ospiti della serata anche Leonardo D’Agostini, che dirige Carpenzano nel suo film d’esordio
Il Campione, proiettato nell’arena, e Massimiliano Farris, viceallenatore della Lazio.
Tutti e tre gli invitati sono stati intervistati dal critico cinematografico Giacomo Nencioni, dando vita a un simpatico scambio di battute, tra tifosi di squadre avversarie.
“Il Campione è un film che parla di calcio, ma non è un film sul calcio – precisa il regista romano D’Agostini, classe 1977 – è la storia di un’amicizia tra due personaggi, molto differenti tra loro, per alcuni versi antitetici, i cui destini vengono uniti dal presidente di una squadra di calcio, deciso a far conseguire l’esame di maturità al suo campione scalmanato. L’idea del film prende spunto dai capricci di Balotelli di qualche tempo fa. E’ la storia di un talento ribelle, di un divo ragazzino, che ha tutto quello che si può desiderare dalla vita, salvo il non sapere come viverla”.
A guidare questo concentrato di genio e sregolatezza c’è un professore schivo e riservato, interpretato da Stefano Accorsi, grande assente della serata.
“Non conoscevo Accorsi, non avevo mai lavorato con lui – racconta il regista – è stata una bella sorpresa. E’ una persona umile e disponibile, un professionista che si è messo al servizio del film e i risultati si vedono”.
Del tutto diverso l’incontro con Carpenzano. “E’ stata una ricerca difficile – continua, ridendo, D’Agostini – cercavamo uno che avesse il fisico del calciatore e che sapesse recitare bene, a un certo punto mi sono trovato davanti questo qui, con la sua lenta nonchalance, e mi sono detto
“E’ lui!”. Forse, quel giorno ero ubriaco, ma anche da ubriaco, ho capito che era perfetto”.
Andrea Carpenzano si è avvicinato alla recitazione per un caso fortuito. “Ho accompagnato un’amica alle audizioni per un ruolo secondario nel film Tutto quello che vuoi – ricorda Carpenzano – e il regista Francesco Bruni mi ha scelto come protagonista. Mi è andata bene, ma la mia amica, da allora, non mi ha più salutato. Il pensiero di fare cinema c’è sempre stato. Non volevo fare l’attore, pensavo di occuparmi del montaggio. Mi sembrava di essere un presuntuoso a voler fare l’attore, invece, mi è capitato. Per il momento sono molto tranquillo, il mondo del cinema mi piace, è pieno di matti, quindi è perfetto per me. Non che io sia matto. Mi piace guardare i matti. Tutto qui”.
Carpenzano ha avuto dalle sue esperienze cinematografiche un gran ritorno di immagine, ma non si è montato la testa.
“Non è cambiato molto rispetto a prima – aggiunge l’attore – sono una persona tranquilla, tendo sempre a minimizzare e, forse, è questa la mia salvezza. L’unica differenza rispetto a prima è che per strada mi scambiano per il cantante di una nota band – infatti, somiglia tantissimo a Damiano dei Maneskin – e ogni volta che mi dicono “Complimenti per il disco”, io rispondo: grazie! “Facciamo una foto?” E io: ma certo! Li assecondo sempre. Magari, tra qualche anno mi ammazzerò come una vera rockstar”.
Anche se non è prettamente un film sul calcio, Il Campione ruota intorno allo sport preferito degli italiani e per la sua realizzazione la società AS Roma ha messo a disposizione del regista e della troupe il suo quartiere generale a Trigoria. Lo sa bene Massimiliano Farris, viceallenatore della Lazio, che ha commentato ironico: “Hanno usato la squadra sbagliata, ma hanno il merito di aver dato vita ad un film molto credibile. Conosco bene il mondo del calcio, dal momento che ho sempre vissuto in questo ambiente. L’aspetto del film che mi è sembrato più verosimile è l’entourage che spesso circonda questi fuoriclasse. Amicizie interessate, fidanzate interessate, procuratori e manager che cercano di sfruttare le situazioni a loro vantaggio. Spesso questi campioni sono terribilmente soli e non riescono a fare gruppo con i compagni di squadra, forse perché abitudini extracalcistiche fanno loro pensare di essere dei divi, prima che degli sportivi”.
“Il film è il classico racconto di formazione – conclude D’Agostini – il viaggio interiore di un ragazzo alla ricerca della sua vera identità e di un adulto, un professore, che deve superare un esame prima di tutto con se stesso, ed è questa la sfida più grande”.
Dunque, una storia antica come il mondo raccontata con un linguaggio agile e moderno.
Questo è il film d’esordio di Leonardo D’Agostini, una vera e propria ventata di aria fresca nel panorama cinematografico italiano e, in serate torride come queste, non è un particolare di poco conto.
Giuseppina Ruggiero – Tusciaweb academy



