Viterbo – “Vieni, vieni”, avrebbe detto all’ultima delle quattro vittime che lo hanno denunciato, tutte bambine, tra i 10 e i 13 anni. Era il 28 maggio e quattro giorni dopo, il primo giugno, è stato arrestato per violenza sessuale su minori.
È il 29enne pakistano presunto pedofilo seriale, difeso dagli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis, detenuto a Mammagialla ormai da un mese e mezzo. Tra il 2 e il 28 maggio avrebbe colpito almeno quattro volte, sempre in centro, tra piazza del Teatro, piazza della Rocca e il popoloso quartiere di San Faustino.
Adesso è arrivato il via libera del tribunale all’incidente probatorio, chiesto dalla pm Chiara Capezzuto per cristallizzare una volta per tutte la versione delle vittime e mettere nero su bianco davanti al giudice per le indagini preliminari l’identificazione dell’indagato.
È stato fissato per il 25 luglio, presso l’aula al piano seminterrato destinata all’audizione protetta dei minori, alla presenza del solo giudice e di un perito, la psicologa Emanuela Canepari, che assisterà le bambine e dovrà giudicare la loro attendibilità e capacità a testimoniare.
Anche il 29enne potrà assistere all’esame, a turno, delle quattro presunte vittime. Ma sarà alloggiato, assieme alle altre parti, in un’altra stanza, collegata con appositi terminali video. Le parti potranno porre domande alle bambine, da consegnare per iscritto al giudice, cui spetterà deciderne l’ammissibilità. L’intero incidente probatorio, inoltre, sarà filmato e registrato.
Le prime due denunce, da parte dei genitori di una 11enne e di una 13enne, sono per fatti avvenuti il 2 maggio.
La terza denuncia è relativa all’aggressione a sfondo sessuale di una bambina di 10 anni avvenuta il 9 maggio. Sarebbe stata bloccata e palpeggiata nell’androne del suo palazzo, mentre stava aspettando l’ascensore.
Nel garage condominiale di un palazzo situato in una via parallela, il 28 maggio, sarebbe stata invece sorpresa dal maniaco sessuale la quarta e ultima vittima, una bambina di 12 anni.
ll 29enne l’avrebbe afferrata per un braccio, dicendole “vieni, vieni” mentre con una mano teneva bloccata la porta di accesso alle scale. La ragazzina si sarebbe allora rifugiata nell’ascensore, col 29enne che provava a bloccare la porta, battendo i pugni per farsi aprire mentre si chiudeva e la piccola riusciva a scappare a casa.
Il 25 luglio, davanti al gip Francesco Rigato, ci sarà anche una nuova ricognizione fotografica, mettendo il 29enne a confronto con altri due individui a lui somiglianti, anche nell’abbigliamento, come chiesto dalla difesa.
Non sarà invece sentito un testimone a discolpa, un richiedente asilo già sentito a sommarie informazioni, il quale avrebbe visto il 29enne, inchiodato dalle telecamere della videosorveglianza in piazza San Faustino, dirigersi altrove e non pedinare una delle vittime.
Secondo la difesa, lo straniero potrebbe allontanarsi dal territorio nazionale prima di un eventuale processo, ma non secondo Il gip, che per il momento non ritiene di doverlo sentire in sede di incidente probatorio.
Silvana Cortignani
