Viterbo – (g.f.) – Una fiaccolata in ricordo di Paolo Borsellino. Sono passati 27 anni dalla strage in cui ha perso la vita il giudice, morto in un attentato a Palermo in via D’Amelio.
Ucciso insieme a cinque agenti della sua scorta.
Stasera, da piazza del Teatro è partito il corteo silenzioso. Lungo le vie di Viterbo. Più di quattrocento le persone, diversi sono rimasti senza fiaccola. Molti sindaci, a partire da quello di Viterbo Giovanni Arena, amministratori e gente comune. Tutti dietro lo striscione con la scritta “Paolo vive”.
A volere l’iniziativa, come ogni anno, Fratelli d’Italia. Un partito per un appuntamento che gli organizzatori definiscono apartitico, senza colore politico. Infatti, si vedono non solo esponenti di centrodestra. C’è anche il presidente della provincia Pietro Nocchi.
“Oggi più che mai a Viterbo – fanno sapere da Fratelli d’Italia – è vivo il ricordo del giudice sempre in prima linea a tutela della legalità”. Mauro Rotelli, deputato FdI è tra i primi in fila, vicino ha Daniele Sabatini, in versione papà con una delle sue figlie.
C’è il senatore Umberto Fusco, molti consiglieri comunali e c’è sopratutto partecipazione. Non solo da parte di chi è in corteo, ma anche di chi assiste, lungo il percorso. A piazza della Morte, dove molti sono a cena, nei tavoli all’aperto, al passaggio della fiaccolata la musica di ferma. Parte un applauso. Spontaneo.
È il primo anniversario dalla strage, senza Rita Borsellino, sorella di Paolo, morta lo scorso agosto.
E proprio alcuni giorni fa sono state desecretete al senato, le registrazioni del giudice, ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia. Era maggio del 1984 e Borsellino raccontava quanto fosse diventato complicato lavorare ai processi con pochi mezzi e personale scarso. E le scorte insufficienti, soprattutto la sera. La mattina era protetto ma la sera dopo le 22 tornava a casa da solo. “Non vedo che senso ha – aveva detto in commissione Borsellino – perdere la libertà la mattina per essere libero di essere ucciso la sera”.
A Viterbo come a Palermo e in altre parti d’Italia: “Cittadini comuni – continuano da Fratelli d’Italia – testimoniano la loro vicinanza alle vittime della mafia in una manifestazione che va al di là di qualsiasi colore politico”. Le centinaia di fiammelle sono il simbolo della memoria che si mantiene viva, di una una persona che è anche il simbolo dell’estremo sacrificio per la difesa della libertà.




