Viterbo – Stupro al pub di CasaPound, ha chiesto un mese di proroga l’esperto informatico incaricato dell’accertamento tecnico sui telefoni cellulari di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi. La procura, nel frattempo, sarebbe già pronta a chiedere il giudizio immediato per i due ventenni. Subito dopo la pausa estiva. Per loro si profila un processo lampo.
Sono il 21enne attivista viterbese e il 19enne ex consigliere comunale di minoranza di Vallerano sospesi dal movimento di estrema destra in seguito all’arresto scattato lo sorso 29 aprile per violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate in concorso ai danni di una 36enne.
Era la sera dell’11 aprile quando la donna, conosciuta poco prima al Toto’s Pub di via Genova, fu brutalmente stuprata e filmata col cellulare all’Old Manners Tavern di piazza Sallupara, a Viterbo, il locale che era punto di riferimento dei neofascisti del capoluogo del quale i due giovani, a Mammagialla da due mesi e mezzo, avevano le chiavi.
La vittima, fidandosi dell’aspetto da bravi ragazzi, sarebbe stata convinta dai due giovani a seguirli con la scusa di fare ancora quattro chiacchiere in un posto tranquillo dopo la chiusura dell’altro locale.
Una volta all’interno del pub, le avrebbero però offerto un amaro, quindi l’avrebbero prima molestata sessualmente e poi colpita con un pugno in faccia per vincere la sua resistenza, violentandola a turno e filmandola, mentre lei, secondo quanto riportato dal gip Cialoni nell’ordinanza, sarebbe stata palesemente semincosciente, stordita dal cazzotto ricevuto, dall’amaro e dagli ansiolitici.
Si profila un processo lampo
Il deposito dell’accertamento tecnico sui cellulari sequestrati, chiesto il 9 maggio, salvo imprevisti, dovrebbe essere l’ultimo atto delle indagini a carico dei due arrestati, i quali, come detto, sono in carcere dal 29 aprile. Dovrebbe essere consegnato entro ferragosto.
Per Chiricozzi e Licci, data l’evidenza delle prove, si profila un processo lampo, con la richiesta di giudizio immediato da parte del pm, senza il passaggio dall’udienza preliminare.
Se il gip accoglierà la richiesta della procura, una volta fissata la data del processo, Licci e Chiricozzi, tramite i propri legali, potranno chiedere di accedere a uno dei riti alternativi che, come il patteggiamento o l’abbreviato, in caso di condanna prevedono lo sconto di un terzo della pena.
I tempi per arrivare a una sentenza di primo grado potrebbero essere relativamente brevi, forse anche tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.
Inchiodati dal video dello stupro girato col telefonino
Realizzato la mattina successiva l’accaduto, quando si sarebbe svegliata piena di lividi e con un occhio nero nel suo letto senza sapere come ci fosse arrivata, la 36enne è corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e poi ha sporto denuncia, indicando i suoi aguzzini.
Poco dopo, nel tardo pomeriggio del 12 aprile, la polizia era già sulle tracce di Licci e Chiricozzi ai quali, nel frattempo, attraverso due chat Whatsapp, Gruppo Bazzi e Blocco Studentesco, veniva detto di fare l’hard reset dei telefonini e far sparire il video di quella della sera prima.
Chiricozzi, rintracciato prima della perquisizione domiciliare, avrebbe cancellato tutti i contenuti compromettenti. Il telefono lasciato spento a casa da Licci, invece, sarebbe finito così com’era nelle mani degli investigatori, compreso il video, diventato la prova regina contro i due ventenni, colpiti pochi giorni dopo dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pm Michele Adragna e firmata dalla gip Rita Cialoni.
Cristallizzata il 20 maggio la versione della vittima
Il caso, che per via del coinvolgimento di due esponenti di CasaPound ha avuto da subito rilevanza nazionale, è finito anche su “Chi l’ha visto?”, dove il padre di Riccardo Licci ha tentato una strenua difesa del figlio.
La vittima, assistita dall’avvocato Franco Taurchini, è stata sentita il 20 maggio nella forma dell’incidente probatorio. Erano presenti, per gli arrestati, i difensori Domenico Gorziglia, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta.
Slitta a ferragosto l’esito dell’accertamento tecnico sui telefonini
Il 9 maggio, invece, il sostituto Adragna ha affidato l’accertamento tecnico sui telefonini sequestrati a Chiricozzzi e Licci all’ingegnere pugliese Sergio Civino, lo stesso perito dei cellulari dei bulli di Manduria, il quale si è preso due mesi di tempo per depositare la relazione.
All’approssimarsi della scadenza dei 60 giorni, il consulente ha però chiesto una proroga di ulteriori 30 giorni per depositare le conclusioni, facendo slittare il termine alla vigilia di ferragosto.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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