Viterbo – Presunto pedofilo seriale fuori dal carcere 24 ore dopo l’incidente probatorio. “Quadro indiziario fortemente mutato”, scrive il gip.
Durante il confronto all’americana di giovedì, le quattro presunte vittime non hanno riconosciuto il 29enne pakistano arrestato dalla squadra mobile del dirigente Gian Fabrizio Moschini lo scorso primo giugno. Per il giovane, rimasto per quasi due mesi a Mammagialla, il gip ha quindi disposto, ieri, il solo obbligo di firma, tutti i giorni presso la polizia giudiziaria. “Tenendo conto delle eventuali esigenze lavorative dell’indagato”, specifica al termine delle tre pagine di ordinanza il giudice Francesco Rigato.
“Alla luce del fortemente mutato quadro indiziario, mutate debbono ritenersi anche le esigenze cautelari – si legge nelle conclusioni del gip – ormai tali da non giustificare più in alcun modo l’applicazione della misura massimamente afflittiva e tali da poter essere fronteggiate con l’assai più blanda misura dell’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria in orari che saranno concordati con il dirigente del reparto cui i controlli vengono demandati, tenendo conto delle eventuali esigenze lavorative dell’indagato”.
“Il quadro indiziario posto a base della misura fondata su riconoscimenti fotografici dell’indagato effettuati in termini di certezza davanti alla polizia giudiziaria da parte delle 13enne e dell’11enne può ritenersi notevolmente mutato, sia pure non del tutto venuto meno alla luce di quanto dichiarato, sia pure in termini dubitativi, dall’11enne, che pur riconoscendo l’indagato, ha tuttavia affermato di non essere sicura che si trattasse proprio di lui”, spiega il giudice per le indagini preliminari.
No del pubblico ministero alla scarcerazione
Il gip ha rimesso in libertà, seppure con l’obbligo di firma, l’indagato.
La pm Chiara Capezzuto, invece, si era detta contraria perfino alla sostituzione della misura con i domiciliari, ritenendo “immutate le esigenze cautelari” che hanno fatto scattare l’arresto dello scorso 1 giugno per violenza sessuale aggravata a danno delle due ragazzine di 11 e 13 anni aggredite nel giro di poche ore lo scorso 2 maggio.
Entrambe hanno confermato l’aggressione subita nel corso dell’incidente probatorio di giovedì 25 luglio, durante il quale sono state sentite anche le altre due presunte vittime, di 10 e 12 anni, che invece sarebbero state molestate il 9 e il 28 maggio, sempre nella stessa zona, tra piazza della Rocca e il quartiere di San Faustino, in pieno centro.
Fuori grazie al confronto all’americana
Il confronto all’americana ha cambiato totalmente le carte in tavola. Tutte e quattro le minori hanno confermato al giudice quanto già raccontato agli investigatori.
“Chiamate tuttavia ad effettuare ricognizione di persona dell’indagato – scrive il gip Rigato – la 13enne ha dichiarato che tra i soggetti posti al di là dello specchio unidirezionale non figurava l’autore dei fatti, mentre l’11enne, pur riconoscendo l’indagato, ha tuttavia affermato di non essere sicura che si trattasse proprio di lui”.
“A sua volta la bambina di 10 anni – si legge nell’ordinanza del gip – ha dichiarato di non essere in grado di riconoscere tra le persone collocate dalla parte opposta dello specchio unidirezionale l’autore, pur nutrendo qualche dubbio sul soggetto posto al centro, non corrispondente all’indagato”.
Infine la 12enne: “Ha dichiarato di essere indecisa tra l’indagato e altro soggetto utilizzato per la ricognizione mediante specchio unidirezionale”.
“Siamo soddisfatti, giustizia è fatta”
“Giustizia è fatta, fin dal primo momento abbiamo sostenuto che il nostro assistito on questa vicenda non c’entra niente”, commentano i difensori Marina Bernini e Samuele De Santis, che avevano chiesto un alleggerimento della misura, come gli arresti domiciliari.
“E’ stato scarcerato, meglio di così non poteva andare, siamo più che soddisfatti”, sottolineano, ribadendo che per loro i filmati della videosorveglianza, in cui sembra pedinare una vittima, non inchiodano il giovane operaio agricolo, che a un certo punto avrebbe preso un’altra direzione, come proverebbe il testimone sentito a sommarie informazioni durante le indagini.
“L’ordinanza di liberazione è una pietra tombale sull’indagine. A questo punto ci aspettiamo che la procura richieda l’archiviazione del procedimento nei confronti del nostro assistito. Pochi gli avrebbero creduto, in questo sta il centro del diritto di difesa e della dignità di essere avvocati, anche d ufficio”, concludono i legali.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


