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“Quando la macchina cammina la senti vivere…”

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Il capofacchino Sandro Rossi

Il capofacchino Sandro Rossi

Viterbo – “Prontissimi”. Parla al telefono Sandro Rossi, ma sembra di vederlo spalancare il suo gran sorriso. Ventisette anni da facchino sotto la macchina di santa Rosa. Altri 13 da capofacchino, a fare da guida all’esercito bianco del 3 settembre. Il trasporto per lui non ha segreti, neanche dal punto di vista emotivo: conosce già tutti i brividi che proverà. “È così tutti l’anni… al boschetto, il primo a commuoversi, con 200 persone davanti, so’ io. Per me non è cambiato niente. Solo l’età”.

Cosa si prova nei giorni immediatamente precedenti il trasporto? 
“Sono giorni pieni. Le cene ci impegnano molto per quattro serate. Il 23 agosto abbiamo fatto la cena tecnica, che serve ogni anno per dare le direttive, specie a coloro che cambiano ruolo. Cerchiamo di abituarli già a pensare a cosa devono fare e alle difficoltà che incontreranno”. 

Quali sono queste difficoltà?
“Più che altro le accollate, quei momenti in cui il peso della macchina si distribuisce diversamente e va a gravare su alcuni lati dello schieramento dei facchini più che su altri. Poi al Corso, dove bisogna rallentare, perché i facchini sono di meno – da 113 diventano 75 – e la strada è più stretta. Altro momento delicato è la doppia girata, che quest’anno dedicheremo ai facchini che ci hanno lasciato durante il 2019 e al maestro Zeffirelli, che era innamorato della macchina di santa Rosa”.

Hai un portafortuna? Un’abitudine che ripeti ogni anno, prima di iniziare? 
“No. Da qualche anno il 2 settembre, anziché andare in processione, sto a casa. Per concentrarmi. Poi esco la sera per fare le strisce lungo il percorso”. 

Quest’anno ci saranno 22 facchini nuovi. Una bella sfida. 
“Vanno incoraggiati. Bisogna spronarli perché tirare le corde della macchina sulla salita è come attaccare una corda al muro e tirare forte: tiri tiri e non si muove mai nulla. Saranno travolti da tante emozioni, bisogna aiutarli a controllarle. Dovranno gestire testa e cuore. Farli lavorare insieme”.  

Che novità per il trasporto 2019?
“Da parte nostra nessuna in particolare”. 

Una però c’è. L’aureola sulla testa di santa Rosa. Che ne pensi?
“Abbellisce qualcosa che era già bellissimo. Quando la macchina è spettacolare di giorno, la notte lascia ancor più a bocca aperta e Gloria è così. A me ricorda molto Volo d’angeli…”.  

C’è una macchina alla quale sei più affezionato?
“Spirale di fede: è quella con cui ho iniziato da facchino nell’81”. 

E un trasporto? 
“Quello del 2007, quando Ali di luce crollò sul campanile di san Sisto e fu smontata e rimontata. Era il mio primo anno da capofacchino. Non proprio il massimo come buon auspicio… pensai: ‘Proprio quest’anno che ci sono io guarda che succede…’. Ebbi paura”. 

Il tuo momento preferito il 3 settembre? 
“Il raduno al boschetto, prima di partire. Lì bisogna iniziare a concentrarsi, non si può più rimandare. Bisogna pensare a quello che dobbiamo fare. È un momento di raccoglimento per tutti. Io cerco di incoraggiare i ragazzi. Cerco le parole che possano accendere la miccia che c’è in ogni facchino. Chiaramente provo a pensarci prima, a preparare un discorso, anche se non scrivo niente, non è mia abitudine. Però poi succede che penso una cosa e ne dico tutt’altra. Il primo a emozionarsi, con 200 persone lì davanti, so io. È così. È tutti l’anni così…”.  

Così come? 
“Quando ti trovi sotto la macchina è qualcosa di indescrivibile. La senti camminare e la senti vivere. Io ho iniziato a fare il facchino a 21 anni; col tempo il Sodalizio diventa una famiglia, tra i vecchi che lasciano e i nuovi che entrano, ognuno segue l’altro nelle sue scelte di vita. Da capofacchino è diverso: c’è più preoccupazione, i comandi che devi dare devono essere quelli giusti, devi farti ascoltare da tutti. Poi però una volta che si parte, la macchina va. Iniziare è il difficile”. 

Dopo 13 anni ultimo mandato da capofacchino. Perché?
“È bello uscire in questa maniera. Non mi va di essere messo da parte: preferisco decidere io come e quando. Penso anche che sia anche giusto che qualcun altro faccia questa esperienza. Poi non è che sparisco. Starei insieme a Lorenzo Celestini, lì davanti, ad accompagnare la macchina e dare sicurezza a chi ci sarà, come fece Bruno Gemini con me il primo anno”. 

Hai già in mente un degno sostituto? 
“Sì. Un paio di persone adatte ci sono. Loro non sanno ancora di essere pronte, ma lo sono. Ovviamente non dico di chi si tratta”. 

Che promessa puoi fare per il prossimo 3 settembre?
“Cercheremo di dare alla città le emozioni di ogni 3 settembre. Noi le riceviamo da santa Rosa. E il bello è che ognuno trova la sua, pur essendo tutti de ‘n sentimento”. 

Stefania Moretti


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