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“Un libro per parlare del perfezionismo e del senso di colpa”

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Viterbo - Kim Rossi Stuart con Giacomo Nencioni per presentare il romanzo "Le guarigioni"

Viterbo – Kim Rossi Stuart con Giacomo Nencioni per presentare il romanzo “Le guarigioni”

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Viterbo - Presentazione del romanzo "Le guarigioni"

Viterbo – Presentazione del romanzo “Le guarigioni”

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart

Viterbo - Presentazione del romanzo "Le guarigioni"

Viterbo – Presentazione del romanzo “Le guarigioni”

Viterbo – “Un libro che parla del perfezionismo e del senso di colpa”. Questo uno dei temi centrali che Kim Rossi Stuart riconosce in ‘Le guarigioni’, romanzo d’esordio dell’attore e regista. La presentazione ieri sera nel cortile di palazzo dei Priori, nell’ambito degli eventi speciali del Tuscia film fest. A moderare il critico cinematografico Giacomo Nencioni.

Le guarigioni’ è un libro composto da cinque racconti slegati tra loro, ma non del tutto.

“Mi piaceva che i cinque racconti – ha spiegato l’autore – potessero essere letti anche in un’unica storia. Facendo un po’ di attenzione, si può intuire una parabola esistenziale unica”.

E poi ci sono alcuni temi che sono un comune denominatore, come quello del perfezionismo e del senso di colpa. “Mi sento di dire che il perfezionismo e il senso di colpa sono malattie comuni e frequenti – ha aggiunto Kim Rossi Stuart –. Penso che la vita di ognuno di noi sia in una certa misura risucchiata da questo tentativo di essere sempre perfetti e anche approvati dagli altri. Una condizione che è legata a doppio filo con il senso della colpa. Le guarigioni del libro sono quindi spesso il tentativo di guarire dall’ansia di essere in qualche modo autori della propria vita e di farlo in maniera sempre perfetta”.

Il titolo del romanzo fa riferimento a una necessità che accomuna tutti i protagonisti delle cinque storie. “C’è il desiderio di ogni protagonista di superare qualcosa, di guarire da qualcosa – ha detto Kim Rossi Stuart -. Un qualcosa che cambia da personaggio a personaggio”.

Storie che hanno punti in comune ma anche sostanziali differenze. “Sono cinque racconti che differiscono nello stile e nel genere – ha spiegato lo scrittore –.  Andando con ordine, il primo racconto appartiene al genere di formazione con un protagonista adolescente. La seconda storia è di tipo psicoanalitico, con risvolti tragicomici e ad affrontare i meandri della psiche c’è un giovane uomo particolarmente nevrotico. Poi il terzo racconto è un vero e proprio horror dove si affronta il tema del femminile fagocitante e dove viene raccontata la percezione di una donna che ti può fagocitare, risucchiare nel nulla e togliere ogni capacità di controllo della tua vita”.

Negli ultimi due racconti il tema della fede, con la tematica trascendentale che prende il sopravvento. “Il quarto racconto affronta il tema religioso con una donna che si interroga sull’esistenza di Dio e del diavolo – ha aggiunto l’autore -. Poi nell’ultimo il lettore viene catapultato in un futuro distopico. Volevo raccontare il bene, forse proprio perché oggi ci si sofferma troppo sulla violenza. Ho pensato a come John Lennon ha raccontato il bene in Imagine, ma poi mi sono accorto che nella narrativa, come nel cinema, non puoi raccontare il bene senza parlare del male. Ed ecco che qui il tema di fondo è riconoscere il male e imparare a governarlo”.

‘Le guarigioni’ è la prima esperienza per l’attore con carta e penna. Un momento che lui stesso ha definito “un punto di svolta”.

“Con questo romanzo ho scoperto un nuovo modo di lavorare che vorrei riportare anche nei film – ha raccontato il regista –. Questo libro è stato un po’ uno snodo nel mio modo di lavorare. Mi ha insegnato a prendere le cose in maniera diversa. Mi ha chiarito l’importanza di abbandonarsi, ogni tanto, all’organicità delle cose. Ho scritto per piacere. Il piacere è stata una costante della stesura di tutto il testo”.

Un solo momento difficile nell’esperienza di scrittore. “Il momento più difficile – ha chiarito l’autore – è quando mi sono dovuto staccare dal libro. I film sono il risultato di più sensibilità, la pagina scritta è l’opposto: tu puoi stare giorni anche su due frasi e cercare un determinato ritmo e colore. Lo insegui. Quando mi hanno detto ‘dobbiamo andare in stampa’ ho sofferto un po’ perché avrei visto e rivisto ogni singola parola”.

Maurizia Marcoaldi

 


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