Viterbo – “Vincolo a 1600 ettari da valle Faul alle Masse, il comune ricorra al Tar”. Contro il ministero dei Beni culturali che lo ha imposto. A chiederlo è Giulio Marini, capogruppo Forza Italia.
“Va convocata con urgenza la commissione per esaminare la situazione e agire di conseguenza”. Il vincolo, su un’area che il Mibact ritiene di notevole interesse pubblico che va da porta Faul fino a quasi il confine col comune di Vetralla.
Da quando è partita la proposta mesi fa, è iniziato un dibattito, si sono riunite associazioni di categoria e produttive. Sono state sollevate preoccupazioni e perplessità. Il rischio paventato da molti è che con la dichiarazione, le attività in un così ampio territorio si blocchino.
La richiesta era tutelare, ma con criterio. Zone come Ponte dell’Elce, ad esempio, sono incluse. Ma edificate. Qualsiasi intervento sarà più complicato realizzarlo.
Aree dove sono previsti insediamenti, come quello termale al Paliano, che fine faranno?
Si faceva affidamento sulle osservazioni presentate al ministero da parte di comune, privati, associazioni, ma il risultato per Giulio Marini è sconfortante.
Gran parte sono state rispedite al mittente. Nella sostanza il vincolo rimane così com’è.
“Ci sono valutazioni sullo sviluppo del territorio che creano allarmi non indifferenti – fa sapere Marini – si cristallizza una situazione per sempre. Se fermiamo tutto, che sviluppo ci possiamo aspettare?
Qualcosa è stato accolto dal ministero. “Sono riportate rassicurazioni, ne prendiamo atto”. Ma non basta.
“Chiederò all’assessore Ubertini e al presidente Muroni – anticipa Marini – di riunire con urgenza la terza commissione per esaminare le osservazioni arrivate. Abbiamo atteso l’esito, ma visto il risultato dobbiamo valutare attentamente di fare ricorso al Tar”.
Non sembrano esserci vie alternative. “La situazione è grave”.
Trattandosi di un provvedimento dalla portata non indifferente, Marini si stupisce: “Mi sorprende la mancanza di concertazione. Valorizzare il territorio va benissimo, ma occorre far sposare il tutto con lo sviluppo. Se blocchiamo piani decennali già approvati, quali saranno le conseguenze?”.
Marini se lo chiede ma ha già una risposta. “Si blocca la crescita da una parte della città e si va a gravare su un’altra”. In particolare, quella a nord, già inflazionata.
“Da una parte si genera una riserva e dall’altra il caos. Una programmazione corretta vorrebbe uno sviluppo omogeneo del territorio”.
Giuseppe Ferlicca

