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“Andrea Landolfi potrebbe uccidere di nuovo, contro di lui non c’è solo il figlio”

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Andrea Landolfi

Andrea Landolfi

Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri

Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – (sil.co.) – “Potrebbe uccidere di nuovo, contro di lui non c’è solo il figlio”. Non ha dubbi il procuratore capo Paolo Auriemma, spiegando perché la procura si sia battuta per l’arresto di Andrea Landolfi Cudia.

E’ il trentenne romano detenuto a Regina Coeli dal 25 settembre, dopo che la cassazione ha bocciato il ricorso presentato dalla difesa contro la misura di custodia cautelare in carcere per l’omicidio volontario di Maria Sestina Arcuri, la fidanzata 26enne morta dopo essere precipitata dalle scale di casa della nonna del ragazzo, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso. 

“Non c’è solo la testimonianza del figlio di 5 anni che inchioda il padre – ci tiene a sottolineare Auriemma – ma una pluralità di elementi di prova, ciascuno dei quali sta in piedi da solo. Erano già sufficienti a marzo, quando il pm Franco Pacifici ha chiesto la misura. Tanto più adesso, che ulteriori elementi si sono aggiunti nel corso delle indagini, che nel frattempo sono proseguite”. 

Landolfi è stato prelevato mercoledì mattina dai carabinieri presso la comunità terapeutica alle porte di Roma dove ha trascorso gli ultimi mesi da indagato a piede libero.

Secondo gli investigatori, il giovane non sarebbe in grado di gestire le emozioni, soprattutto dopo l’assunzione di alcolici, come la sera sfociata nella tragica morte di Maria Sestina, quando avrebbe anche malmenato la nonna ottantenne – la quale nonostante tutto avrebbe tentato di coprire il nipote rilasciando false dichiarazioni – motivo per cui è accusato anche di lesioni. 

“Si tratta di un soggetto estremamente pericoloso, che non si è nemmeno reso conto di quante prove ci fossero, quante evidenze, delle sue responsabilità nella morte di Maria Sestina”, ribadisce il procuratore. 

“Landolfi è una persona pericolosa, in grado di reiterare il reato, come ha sottolineato anche il tribunale del riesame, dando ragione alla procura di Viterbo. E’ una fortuna che in questi mesi non sia successo niente”, diceva ieri l’altro l’avvocato Vincenzo Luccisano, che assiste i familiari della vittima.

Nell’immediatezza, per difendersi, avrebbe inventato, in modo quasi ingenuo non fosse per gli esiti drammatici della sua condotta, la colossale bugia della caduta dalle scale di Maria Sestina, smentita dall’autopsia, dai rilievi della scientifica, dalle ricostruzioni della dinamica, che hanno tutti escluso categoricamente la tesi dell’incidente. Il figlio che ha mimato il gesto del padre con il peluche di Topo Gigio sarebbe soltanto uno dei tanti tasselli di un puzzle apparso immediatamente chiaro agli inquirenti, tanto da far chiedere l’arresto già il 15 marzo.

Intanto sono passati otto mesi e la chiusura delle indagini potrebbe essere vicina. Adesso Landolfi, difeso dall’avvocato Luca Cococcia, è in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari. Finora non è stato mai sentito dagli inquirenti e anche in questo caso può avvalersi della facoltà di non rispondere.

Per lui, che rischia l’ergastolo, si prospetta una richiesta di giudizio immediato e un processo in corte d’assise per omicidio volontario, omissione di soccorso e lesioni aggravate. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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