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Accusato dell’omicidio della fidanzata, Andrea Landolfi fa scena muta davanti al giudice

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

L'avvocato Luca Cococcia

L’avvocato Luca Cococcia

Il procuratore capo Auriemma

Il procuratore capo Auriemma

Il giudice Francesco Rigato

Il gip Francesco Rigato

Viterbo - Assemblea liceo Ruffini - Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Ronciglione – (sil.co.) – Non si difende e non confessa. Arrestato per l’omicidio volontario della fidanzata, fa scena muta davanti al giudice. Ieri l’interrogatorio di garanzia in carcere per Andrea Landolfi Cudia, che si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande sulla morte di Maria Sestina Arcuri.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia – che si è svolto ieri mattina per rogatoria nel carcere romano di Regina Coeli davanti a un magistrato capitolino – il pugile dilettante e operatore sociosanitario di Roma arrestato tre giorni fa,  a distanza di quasi otto mesi dalla tragica morte della parrucchiera 26enne originaria della provincia di Cosenza, precipitata per le scale della casa della nonna del giovane, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso. 

Una scelta obbligata per la difesa. “Quando avremo tutte le carte, il quadro sarà più chiaro”, ha spiegato il difensore Luca Cococcia il giorno dell’arresto, sottolineando come l’inchiesta non sia ancora chiusa e non siano stati ancora resi disponibili alcuni accertamenti tecnici, tra cui quelli effettuati dal Ris.

Il legale, nel frattempo, non ha chiesto per ora variazioni della misura di custodia cautelare in carcere. Il trentenne, quando i carabineiri sono andati a prelevarlo, si trovava in una comunità terapeutica alle porte della capitale. 

Per la difesa sono stati nominati due periti che stanno studiando il caso. “Abbiamo nominato due consulenti di parte, il medico legale Luigi Bonaccorso e l’ingegnere esperto in cinetica Luca Scarselli”, ricorda Cococcia.

Titolare dell’inchiesta il pubblico ministero Franco Pacifici, giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato. Nessun dubbio per il procuratore capo Paolo Auriemma, sulla solidità dell’impianto accusatorio della procura, blindato dal tribunale dl riesame prima e dalla cassazione poi. 

“Non c’è solo la testimonianza del figlio di 5 anni che inchioda il padre – ha sottolineato Auriemma – ma una pluralità di elementi di prova, ciascuno dei quali sta in piedi da solo. Erano già sufficienti a marzo, quando il pm Franco Pacifici ha chiesto la misura. Tanto più adesso, che ulteriori elementi si sono aggiunti nel corso delle indagini, che nel frattempo sono proseguite”. “Si tratta di un soggetto estremamente pericoloso, che non si è nemmeno reso conto di quante prove ci fossero, quante evidenze, delle sue responsabilità nella morte di Maria Sestina”, ha ribadito il procuratore

Adesso, a distanza di otto mesi, dopo l’interrogatorio di garanzia, la chiusura delle indagini potrebbe essere davvero vicina, bypassando l’udienza preliminare alla luce dell’evidenza delle prove. Per Landolfi, che rischia l’ergastolo, si prospetta una richiesta di giudizio immediato e un processo in corte d’assise per omicidio volontario, omissione di soccorso e lesioni aggravate. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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