Viterbo – (sil.co.) – L’arresto per stalking e incendio del personal trainer Daniele Rimonti su richiesta della procura di Viterbo, lo scorso 16 aprile, ha fatto più notizia a Latina, dove l’uomo vive, che a Vejano, dove vive invece la presunta vittima, una ex allieva che lo avrebbe “tradito” con un altro preparatore atletico.
Il cinquantenne è finito ai domiciliari rinforzati dal braccialetto dopo l’incendio dell’auto sotto casa della donna, che è anche la sua ex, mentre lei si trovava negli Stati Uniti per una gara agonistica. Ieri la prima udienza del processo.
Lei –che con una lettera a Tusciaweb ha ringraziato i carabinieri – è una professionista del body fitness 44enne, con cui il preparatore atletico, molto noto nell’ambiente, ha avuto una relazione sentimentale, durata un paio di anni, che sarebbe stata stroncata dalla donna già nel dicembre 2017 anche se la coppia avrebbe continuato a frequentarsi anche successivamente.
Il caso è esploso lo scorso 5 aprile, mentre la ex si trovava per una gara a Los Angeles e la sua Mini è stata divorata da un rogo, divampato dopo un boato, nel giardino della sua abitazione di Vejano. Due settimane dopo il suo ex, arrestato per atti persecutori e incendio, era ai domiciliari a Latina, dove la notizia ha avuto grande eco. Già il mese precedente avrebbe forato due volte i pneumatici della vettura e avrebbe ricoperto di escrementi il parabrezza.
“Un vicino mi ha fatto una videochiamata sul cellulare mentre ero negli Stati Uniti, mostrandomi l’auto avvolta dalle fiamme e un buco nella recinzione”, ha raccontato ieri la donna al giudice Giacomo Autizi, sentita per prima al processo per stalking al suo ex. Per la 44enne è stato l’uomo, accecato dalla gelosia perché nel frattempo aveva scelto un altro preparatore atletico al posto suo. Con l’occasione ha ripercorso a ritroso la loro relazione spiegando come lei, essendo sposata, avesse ceduto a continuare a vederlo anche dopo la fine della storia perché la minacciava di dire tutto a suo marito. “Vivevo nel terrore, sapeva sempre dov’ero, lo trovavo ovunque, mi seguiva dappertutto”, ha detto la donna.
“Sei morta, hai tradito la mia fiducia, dico a tuo marito della tua vita parallela, ti faccio pagare il conto”, l’avrebbe minacciata. Per il suo compleanno, il 16 giugno 2018, le avrebbe lasciato un mazzo di fiori sul cancello, costringendola a incontrarlo per non spifferare tutto. Ad agosto, durante una lite in un B&b del litorale, l’avrebbe picchiata e presa per il collo, dicendole “ti rompo le gambe, così non lavori più”. “Sono scappata, ma poi ho temuto che andasse da mio marito, per cui sono tornata indietro e gli ho perfino chiesto scusa, dicendo che era stata colpa mia”, ha detto in aula la 44enne.
Il cinquantenne, difeso dagli avvocati Francesco Pisani e Riccardo Bacco, tramite i suoi legali ha continuato a negare tutto, come aveva già fatto lo scorso 18 aprile davanti al gip di Latina che lo ha sottoposto a interrogatorio di garanzia su rogatoria dell’omologo viterbese. E’ stata un’udienza molto tesa, caratterizzata dall’interrogatorio fiume della presunta vittima e da un durissimo controesame da parte della difesa, più volte contestata dall’avvocato di parte civile Antonio Castellani. Ed è solo l’inizio.
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