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Dalla scelta dei facchini alla notte del trasporto

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Viterbo - Santa Rosa - Gloria a san Sisto

Viterbo – Santa Rosa – Gloria a san Sisto

Viterbo – I gloriosi facchini di santa Rosa sono quelli che, il 3 settembre di ogni anno, contribuiscono a mantenere viva nei secoli la tradizione del trasporto della macchina di santa Rosa, oggi facente parte della gramas – Rete delle grandi macchine a spalla patrimonio immateriale Unesco.  Durante tutto l’anno si distinguono per gesti di solidarietà e altruismo, a favore delle persone più bisognose, partecipando alle attività del sodalizio facchini di santa Rosa e anche di altre realtà.

Per diventare facchini, e di conseguenza entrare a far parte del sodalizio, bisogna avere la forza fisica di superare la prova di ammissione al trasporto ossia riuscire a portare sulle spalle una cassetta del peso di 150 chili per un percorso di circa 70 metri. Ogni anno, solitamente nel mese di giugno, la prova di forza va ripetuta.

Diventare facchino è un’aspirazione per moltissimi giovani e un onore per chi viene selezionato dall’apposita commissione.
 
La giornata del 3 settembre è per i facchini particolarmente ricca di tensioni ed emozioni. Si tratta di rievocare la traslazione del corpo di santa Rosa avvenuta nel 1258. Ma il “baldacchino” di oggi è alto circa trenta metri e pesante circa cinquanta quintali.

Il rito inizia all’interno delle mura domestiche intorno a mezzogiorno quando il facchino, aiutato dai propri familiari, indossa la caratteristica divisa. Poi alle 13 si recano tutti al luogo di raduno prestabilito, quest’anno presso il teatro comunale in piazza Verdi, per ricevere le ultime raccomandazioni dal presidente del sodalizio e dal capo facchino, e anche per ricevere i saluti delle autorità e l’abbraccio ideale della città.

Nel primissimo pomeriggio, intorno alle 15, inizia il tradizionale giro per le vie della città, al ritmo della marcetta “Quella sera del tre” suonata dalla banda musicale di Vejano, facendo visita a sette chiese: cattedrale di san Lorenzo, chiesa di santa Giacinta, chiesa di santa Maria nuova, chiesa di sant’Angelo, monumento al facchino, monumento ai caduti, chiesa della santissima Trinità, chiesa di san Francesco e chiesa di santa Rosa. Il tutto in un crescendo di atmosfera festaiola che già si respira forte in ogni angolo cittadino dalle prime luci dell’alba.

Diversi i momenti toccanti durante il giro delle sette chiese: il ricordo dei facchini defunti, il silenzio e la deposizione di una corona d’alloro al monumento dei caduti, il coro emozionante di “Mira il tuo popolo” alla Trinità e il saluto del vescovo a santa Rosa. Quest’anno, nel santuario, i bambini del coro “Contrappunto kids” canteranno l’inno scritto e musicato negli anni Sessanta in onore di Santa Rosa dal compianto frate francescano Tarcisio Auda ofm.

Finito il giro delle sette chiese i facchini si recano al raduno presso il convento dei frati Cappuccini per riposarsi e ristorarsi insieme ai familiari e agli amici. Anche questo è un momento particolarmente emozionante perché comincia ad avvicinarsi l’ora del trasporto. Infatti, all’imbrunire, dopo aver ricevuto le ultimissime raccomandazioni da parte del capo facchino, lasciano il ritiro per recarsi a prendere la macchina di santa Rosa in piazza San Sisto. E lo fanno percorrendo all’inverso il tragitto previsto, tra ali di folla festose che acclamano gli eroi della serata. Un fiume di bianco e di rosso che sfila nelle strade buie del centro storico.

All’arrivo alla chiesa di San Sisto viene loro impartita, come tradizione, la benedizione in “articolo mortis”. Questa locuzione è presa dal frasario ecclesiastico e si usa per indicare il rischio della perdita di vita da parte dei facchini.

Soltanto intorno alle 21 arrivano i fatidici ordini del capo facchino: “Prima fila ciuffi sotto!” così fino alla settima fila. I facchini raggiungono i posti numerati loro assegnati. Poi: “Sotto con il ciuffo e fermi!”. I facchini si posizionano sotto le travi e sono pronti a sollevare la macchina. Successivamente, al “Sollevate fermi!” avviene l’alzata della macchina che, liberata dai cavalletti di sostegno, poggia ormai soltanto sulle spalle dei facchini.

A questo punto il capofacchino, dopo aver rinnovato la richiesta di silenzio alla popolazione, urla: “Facchini di santa Rosa avanti!” e la macchina inizia a muoversi e a uscire dal suo enorme contenitore. La cosiddetta “mossa” quando la macchina da statica diventa dinamica, e inizia il suo percorso, ondeggiando al ritmo dei passi dei facchini. Il trasporto ha avuto inizio, con tutte le sue ansie, rischi, fatiche e dolori fisici.

Un percorso di circa un chilometro e duecento metri con soltanto cinque fermate: piazza Fontana grande, piazza del Comune, piazza delle Erbe, Corso Italia davanti alla chiesa del Suffragio e piazza Verdi. L’ultimo tratto è in salita e i facchini lo percorrono di corsa con la pesante macchina sulle spalle. 

Alla fine, quando viene appoggiata sui cavalletti  in largo facchini di santa Rosa, di fronte all’ingresso del santuario, c’è la gioia da parte di tutti per aver messo un altro tassello all’eternità di questa festa così bella e tanto sentita dai viterbesi e anche da moltissimi forestieri.

Silvio Cappelli


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