Viterbo – In tempi in cui la politica è ridotta a un post o a un tweet, ci sembra opportuno andare a riprendere, a rivangare, a degustare, a rileggere i grandi discorsi politici che hanno cambiato il mondo.
Discorsi che hanno segnato un passo avanti per l’intera umanità verso la democrazia e la libertà di tutti.
Come dire che la politica può essere qualcosa di diverso dalle banali chiacchiere da bar di un Salvini, pericoloso per lo stato di diritto, o di un Renzi, incapace di azioni politiche nell’interesse della nazione.
Qualcosa di diverso da parole che vanno a vellicare il ventre molle di una nazione. Parole che alimentano egoismi e odio a buon mercato.
C’è stato un tempo in cui grandi leader mondiali hanno pronunciato discorsi che tengono semanticamente e politicamente per i prossimi decenni.
Altri tempi. Tempi di statisti e di leader che non avevano paura di affrontare il dissenso della piazza, più o meno mediatica, pur di fare gli interessi di tutto un popolo, se non di tutta l’umanità.
c.g.
Il 31 agosto 2015 la cancelliera tedesca Angela Merkel, del Cdu, convoca una conferenza stampa. Il suo è un discorso che pone l’attenzione sul tema dell’immigrazione e sulla mancanza di una politica europea condivisa che possa far fronte al fenomeno. Tema quanto mai attuale. Un discorso che parla di solidarietà e mette anche in evidenza le difficoltà incontrate da chi decide di lasciare la propria nazione.
Sullo sfondo un’Europa divisa. Da una parte alcune nazioni che minacciano di chiudere i confini di fronte al costante e continuo flusso migratorio, dall’altra nazioni come il Regno Unito che si chiede se sia il caso di restare nell’unione europea o meno.
Due giorni dopo la morte di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni che con la sua famiglia stava tentando di raggiungere l’Europa via mare. Una giornalista turca con uno scatto fotografico porta sotto i riflettori dell’opinione pubblica la tragedia di Alan e di tutti i migranti. In quei giorni si sono sollevati tanti interrogativi. Domande a cui ancora oggi non si è riusciti a dare una risposta.
Angela Merkel il 31 agosto 2015 in conferenza stampa
Pres. Welty: Signore e signori, benvenuti alla conferenza stampa federale. Accogliamo con piacere la cancelliera Angela Merkel. Benvenuta. A lei la parola.
Cancelliera Merkel: Signora Welty, desidero ringraziarla per l’invito alla conferenza stampa federale e anche per la comprensione, poiché il 17 luglio abbiamo dovuto rimandare questa conferenza stampa a causa del voto in Grecia. Oggi è il 31 agosto e si dovrebbe parlare ancora di estate. Ma per questo c’è ancora tempo.
Vorrei soffermarmi brevemente sul tema Grecia e dire che nel frattempo abbiamo un terzo programma. Abbiamo liquidato la prima tranche di questo programma. Ci saranno nuove elezioni in Grecia e presumo che la Grecia voglia rispettare i suoi impegni.
Oggi abbiamo sicuramente tanti temi di cui discutere, e che ci preoccupano: Ucraina, tutela del clima, transizione energetica, finanze dello stato ecc. E potrei citarne molti altri. Ma per cominciare vorrei, da parte mia, soffermarmi in maniera più dettagliata su un tema in particolare, e cioè sulle tante persone che da ogni parte del mondo cercano rifugio da noi in Germania.
Signore e signori, ciò che sta accadendo oggi in Europa non è una catastrofe naturale, ma una pluralità di situazioni catastrofiche. Si stanno consumando una serie infinita di tragedie e indicibili atrocità, come qualche giorno fa in Austria dove sono state trovate circa 70 persone morte in un camion, rovinate da trafficanti senza scrupoli. Queste sono atrocità incredibili, rispetto alle quali dobbiamo semplicemente dire: “Sono immagini che superano la nostra immaginazione. Tutto questo, mentre noi qui viviamo in condizioni molto stabili”.
Parleremo a breve di strutture di prima accoglienza, di tempi di elaborazione delle richieste, di rimpatri, di equa redistribuzione in Europa, di nazioni d’origine sicure, di lotta alle cause degli esodi. Dobbiamo farlo. Ma, prima di ciò, dobbiamo parlare di quello che veramente dovrebbe interessarci e che personalmente mi preoccupa, e cioè che quest’anno arriveranno da noi fino a 800mila persone. Secondo le più recenti previsioni.
La stragrande maggioranza di noi, per fortuna, non conosce la situazione di totale disperazione dei migranti, unita alla paura per la propria vita e per quella dei figli e dei partner. Uomini partiti ad esempio dall’Eritrea, dalla Siria o dal Nord Iraq, devono spesso superare avversità ed affrontare paure, che noi probabilmente abbiamo semplicemente scatenato. Perciò, nell’affrontare la questione dei migranti che attualmente vengono da noi, dobbiamo fissare alcuni chiari principi. Questi principi discendono, né più né meno, dalla nostra legge fondamentale, dalla nostra costituzione.
In primo luogo, occorre garantire ai perseguitati politici il diritto fondamentale di asilo. Possiamo essere orgogliosi dell’umanità della nostra costituzione. In questo articolo si manifesta particolarmente. Noi accordiamo protezione anche a tutti quelli che scappano dalla guerra. Anche a loro spetta questa protezione.
Il secondo principio fondamentale è quello della dignità umana di ognuno. Si tratta di un principio già assicurato dall’art. 1 della costituzione. Indipendentemente se uno è cittadino oppure no, indipendentemente da dove e perché è venuto da noi e con quale prospettiva di essere poi riconosciuto, alla fine di un processo, come richiedente asilo, noi rispettiamo la dignità di ciascun uomo e ci opponiamo col massimo rigore del nostro stato di diritto a chi non rispetta gli altri, a chi attacca o incendia i loro alloggi o usa violenza. Noi ci opponiamo a quelli che nelle loro dimostrazioni invitano all’odio. Non c’è tolleranza per chi mette in dubbio la dignità degli altri. E come ho già detto anche all’inizio di quest’anno nel mio discorso inaugurale, lo ripeto anche oggi, chi partecipa a queste dimostrazioni dovrà subire le conseguenze delle proprie azioni perché molto spesso c’è odio nei loro cuori. E quindi queste persone vanno isolate.
Eppure, nonostante questo, la nostra nazione è sempre una buona nazione. È una nazione che ha una buona costituzione. La spesso evocata società civile da noi è realtà. E questo mi rende fiera e riconoscente di vedere quante persone in Germania reagiscono all’arrivo dei profughi. Il numero di coloro che sono profughi o che fuggono, il numero di coloro che li aiutano, il numero di coloro che li accompagnano e che si occupano di loro supera di gran lunga il numero di quelli che fomentano l’odio. E cresce il numero quelli che aiutano. E qui vorrei dire che ci sono bellissime storie di chi ha dato il suo aiuto, e che vediamo proprio negli ultimi giorni. Mi permetto eccezionalmente una volta anche di incoraggiarli a continuare su questa strada; per dare poi la possibilità ad altre buone cittadine e ad altri buoni cittadini, che vedono i loro pari nelle cronache, di essere da modello e da esempio, di dare agli altri il coraggio.
La nostra economia è forte, il nostro mercato del lavoro è forte, capace anche di accogliere. Pensiamo al settore della mano d’opera specializzata. Se tante persone cercano di realizzare il loro sogno in Germania, allora questa veramente deve essere la nostra testimonianza. La nostra forza, l’ordinamento, l’ordine in cui viviamo è quello che sogna chi scappa dalla guerra e dalle persecuzioni. La Germania è una nazione di speranza e di possibilità e non è sempre stato così.
Ora si pone il problema: “Che cosa dobbiamo fare in una tale situazione, in cui naturalmente ci troviamo di fronte a una sfida enorme. Cosa dobbiamo fare?”. E qui vorrei dire ancora qualcosa.
Già in giugno alla riunione dei capi di stato abbiamo constatato insieme che ci trovavamo di fronte a un grande compito nazionale, che ci riguarda tutti. E c’era però anche una sfida centrale, che valeva non soltanto per qualche giorno o mese ma anche per un periodo più lungo. Per questo è importante che noi diciamo: “Il rigore tedesco va bene, ma adesso occorre la flessibilità tedesca. Ci sono molti esempi di questo che abbiamo mostrato e che possiamo fare”.
Penso al salvataggio delle banche. Durante la crisi finanziaria internazionale abbiamo – federazione e stati insieme – approvato in pochi giorni le misure necessarie.
Penso all’uscita dal nucleare, di come noi in breve tempo nella transizione energetica abbiamo ufficializzato una svolta, nel vero senso della parola.
Penso alle catastrofi naturali, che noi – federazione, stati e comuni – abbiamo già affrontato sempre determinati e compatti.
Se mi è consentito, nel 25esimo anno dall’unificazione tedesca, ancora un altro bell’esempio: non abbiamo risolto l’unità tedesca mediante un normale lavoro, ma abbiamo percorso tante nuove strade, c’è stata l’accelerazione delle leggi sulle vie di comunicazione o la delegazione di molti aiutanti volontari nei nuovi stati federati.
Ora ci troviamo di fronte a una tale sfida. Gli esempi del passato ci mostrano che ogni volta che ne abbiamo bisogno, noi – il governo federale, le regioni e le autorità locali – siamo stati in grado di fare la cosa giusta e necessaria. Ma ora dobbiamo accelerare le cose. Dobbiamo temporaneamente sospendere ciò che ci impedisce di fare la cosa giusta, e quindi mostrare un po’ di coraggio. E dobbiamo farlo anche localmente.
Ora abbiamo creato le strutture in cui, credo, possiamo attuare il nostro sforzo nazionale, strutture in cui possiamo risolvere il nostro impegno nazionale. Abbiamo un coordinamento permanente del governo federale con le regioni, istituito presso il ministero dell’interno. Il 9 settembre, terremo una riunione dei direttori delle cancellerie di stato con il ministro dell’interno e il capo della cancelleria. Il 24 settembre – ed è quello su cui stiamo lavorando in ogni caso – licenzieremo un pacchetto completo e quindi, spero si proceda molto rapidamente in parlamento, per poi attuare i regolamenti necessari. Inoltre organizzeremo incontri con i gruppi della società per aumentare nuovamente gli sforzi necessari.
Di cosa si tratta? – Da un lato, si tratta di accelerare le procedure. Tra le altre cose, abbiamo bisogno di più strutture di prima accoglienza, perché le decisioni rapide possono essere prese solo in collaborazione con l’ufficio federale per la migrazione e i rifugiati e con i centri di prima accoglienza. Ciò riguarda, per dire, “Chi potrà rimanere a lungo?” e “Chi non ha nessuna possibilità di rimanere da noi?”. Queste domande devono rapidamente trovare risposta, e anche i rimpatri verso le nazioni d’origine – soprattutto i paesi dei Balcani occidentali – devono essere fatti rapidamente. Questo deve accadere al di fuori delle strutture di prima accoglienza.
Stiamo intensamente cooperando con le regioni; naturalmente, ci sono molti problemi pratici da considerare in termini di alloggi e in particolare la creazione di strutture di prima accoglienza. Ora stiamo lavorando molto bene anche con il BImA. La messa a disposizione di proprietà federali non è solo una questione burocratica. Ma, ovviamente, dobbiamo anche guardare a come possiamo creare più strutture di prima accoglienza. E come possono i governi federali e regionali lavorare insieme?
Ecco una serie di questioni pratiche, come i requisiti di sicurezza antincendio e le leggi sul controllo dell’inquinamento che stridono con la costituzione. Al momento stiamo raccogliendo tutte le osservazioni dei comuni e anche delle regioni. L’intera faccenda dovrà quindi culminare in un’iniziativa legislativa in cui rimuoveremo temporaneamente quegli standard che ci impediscono di fare ciò che è necessario e rendono possibili la rimozione delle varie difformità.
In secondo luogo, si tratta di un’equa distribuzione dei costi. In ordine: chi fa cosa? Cosa stanno facendo i comuni? Cosa stanno facendo le regioni? Cosa fa il governo federale? – Il governo federale non si opporrà ad un’equa distribuzione dei costi. Al contrario, ci rendiamo anche conto che faremo più di quanto abbiamo fatto finora.
In terzo luogo, abbiamo bisogno di sforzi di integrazione man mano che le domande vengono elaborate più rapidamente, anche per coloro che hanno un’alta prospettiva di restare qui, in particolare i rifugiati provenienti dalla Siria o da altri scenari di guerra civile. Quindi si tratta di trovare insegnanti che possano insegnare il tedesco, anche ai bambini. Abbiamo oltre 400 nuove classi in città come Berlino o Monaco. Potete immaginare come ciò non avvenga lavorando unicamente con gli insegnanti che attualmente sono in servizio. Quando parliamo di competenze linguistiche in tedesco e molto altro, è chiaro che dovremo rapidamente organizzare corsi. Questo non può essere fatto alla tedesca. Questo vale anche per la cura degli adolescenti minorenni, se pensate che ce ne sono 4mila a Monaco e che una formazione educativa richiede anni. Dal momento che dobbiamo reperire modi e mezzi per trovare soluzioni intermedie. Dobbiamo discutere di tutto ciò.
Poi, naturalmente, si tratta di alloggi a lungo termine e prospettive di lavoro. In ogni centro di prima accoglienza, ciò avrebbe senso, anche l’agenzia federale per l’occupazione dovrebbe entrare subito. Dovresti prendere le qualifiche. Lavoriamo verso queste cose.
Dico semplicemente: la Germania è una nazione forte. La motivazione con cui ci rapportiamo a queste cose deve essere: “Abbiamo realizzato così tanto – possiamo farlo. Possiamo farlo, e dove c’è qualcosa che deve essere superato, dove c’è ancora da lavorare. Il governo federale farà tutto ciò che è in suo potere – insieme con le regioni, insieme ai comuni – per far rispettare esattamente questo”.
Esiste quindi la dimensione europea, e qui credo che possiamo dire che l’Europa nel suo complesso deve muoversi. Gli stati devono condividere la responsabilità per i rifugiati che chiedono asilo. I diritti civili universali sono stati finora strettamente legati all’Europa e alla sua storia. Questo è uno degli impulsi fondanti dell’Unione europea. Se l’Europa fallisce nella questione dei rifugiati, questo stretto legame con i diritti civili universali si rompe. Sarà distrutto, e non sarà l’Europa che immaginiamo, non l’Europa che noi come mito fondatore dobbiamo continuare a sviluppare oggi.
Ciò che accade operativamente in Europa è che Germania e Francia hanno un livello molto alto di accordo sui prossimi passi da fare e che ovviamente stiamo consultando altre nazioni. Inoltre non ha senso che ci rimproveriamo pubblicamente, ma occorre solo dire che la situazione attuale non è soddisfacente. I ministri degli interni si incontreranno il 14 settembre. I capi di governo sono sempre pronti, se necessario. Si tratta di nazioni di provenienza sicura. Si tratta di hot spot in costruzione in Italia e in Grecia. Si tratta di una condivisione equa, cioè di quote all’interno dell’Europa, che ovviamente non solo prendono in considerazione il numero di cittadini, ma anche il peso economico, sempre da un punto di vista equo.
C’è un terzo punto che dobbiamo considerare, e questa è la lotta contro le cause delle migrazioni. Ciò dimostra l’importanza della politica estera e l’importanza della cooperazione internazionale. Vediamo ora che il conflitto in atto in Siria non è così lontano da noi, ma che ora ha creato una situazione in cui sono coinvolte tutte le nazioni vicine alla Siria, sia che si tratti del Libano, che si tratti della Giordania o della Turchia. Raggiungere questo obiettivo dovrebbe incoraggiarci a dare ancora più enfasi agli sforzi diplomatici per risolvere questo conflitto. So che si tratta di una tavola spessa che dobbiamo perforare, ma è essenziale.
Dobbiamo continuare a lavorare sulla questione dell’Afghanistan. Il ministro degli esteri federale è già al lavoro. I colloqui con i talebani devono continuare.
Avremo un vertice tra leader europei e i paesi africani nel mese di novembre a Malta, per parlare anche di ciò che significa per il continente africano la fuga di tanti giovani che non hanno alcuna speranza nella propria nazione. Mi sento anche rinfrancata del successo della conferenza dei Balcani occidentali che abbiamo lanciato l’anno scorso; perché sono proprio le prospettive nei Balcani occidentali che devono essere migliorate se vogliamo non solo difenderci, ma anche dare davvero una prospettiva a queste nazioni.
Questo è quello che volevo dirvi all’inizio. Ora sono disponibile per tutte le vostre domande, anche su altri argomenti.
Angela Merkel
Vors. Welty: Meine Damen und Herren, herzlich willkommen in derBundespressekonferenz. Wir begrüßen sehr herzlich die Bundeskanzlerin Angela Merkel. Herzlich willkommen! Das Wort ist das Ihre.
BK’in Merkel: Frau Welty, ich möchte mich für die Einladung der Bundespressekonferenz und auch für das Verständnis dafür bedanken, dass wir diese Pressekonferenz wegen der Griechenland-Abstimmung am 17. Juli verschieben mussten. Heute ist der 31. August, und selbst meteorologisch kann man noch von Sommer sprechen. Insofern ist es gerade noch in der Zeit.
Ich möchte noch kurz beim Thema Griechenland verharren und sagen, dass wir inzwischen ein drittes Programm haben. Wir haben die erste Tranche dieses Programms ausgezahlt. Es wird Neuwahlen in Griechenland geben, und ich gehe davon aus, dass Griechenland seinen Verpflichtungen nachkommen wird.
Heute werden wir sicherlich über alle Fragen sprechen können, die uns beschäftigen: Ukraine, Klimaschutz, Energiewende, Bund-Länder-Finanzen usw. Ich könnte noch viele Themen nennen. Aber ich möchte zu Beginn von meiner Seite ausführlicher nur zu einem Thema einige Worte sagen, und zwar zu den vielen Menschen aus aller Herrenländer, die bei uns in Deutschland Zuflucht suchen.
Meine Damen und Herren, was sich zurzeit in Europa abspielt, das ist keine Naturkatastrophe, aber es gibt eine Vielzahl katastrophaler Situationen. Es spielen sich unendlich viele Tragödien ab und es gibt auch unfassbares Gräuel, wie vor einigen Tagen in Österreich, als in einem Lkw über 70 Menschen tot gefunden wurden, von skrupellosen Schleppern zugrunde gerichtet. Das sind Gräueltaten, die man gar nicht fassen kann und bei denen man einfach sagen muss: Das sind Bilder, die unsere Vorstellungskraft übersteigen. Das geschieht alles, während wir hier in sehr geordneten Verhältnissen leben.
Wir werden gleich auch über Erstaufnahmeeinrichtungen, Bearbeitungsdauer, Rückführungen, faire Verteilung in Europa, sichere Herkunftsländer, Bekämpfung von Fluchtursachen sprechen. Das müssen wir auch. Aber wir werden vorher darüber sprechen müssen, was uns eigentlich leiten sollte und was auch mich bewegt, wenn wir darüber sprechen, dass in diesem Jahr bis zu 800.000 Menschen zu uns kommen werden. – So die jüngsten Prognosen.
Die allermeisten von uns kennen den Zustand völliger Erschöpfung auf der Flucht, verbunden mit Angst um das eigene Leben oder das Leben der Kinder oder der Partner, zum Glück nicht. Menschen, die sich zum Beispiel aus Eritrea, aus Syrien oder dem Nordirak auf den Weg machen, müssen oft Situationen überwinden oder Ängste aushalten, die uns wahrscheinlich schlichtweg zusammenbrechen ließen. Deshalb müssen wir beim Umgang mit Menschen, die jetzt zu uns kommen, einige klare Grundsätze gelten lassen. Diese Grundsätze entstammen nicht mehr und nicht weniger als unserem Grundgesetz, unserer Verfassung.
Erstens. Es gilt das Grundrecht politisch Verfolgter auf Asyl. Wir können stolz sein auf die Humanität unsres Grundgesetzes. In diesem Artikel zeigt sie sich ganz besonders. Schutz gewähren wir auch all denen, die aus Kriegen zu uns fliehen. Auch ihnen steht dieser Schutz zu.
Der zweite Grundsatz ist die Menschenwürde eines jeden. Das ist ein Grundsatz, den uns schon der Artikel 1 des Grundgesetzes aufgibt. Gleichgültig, ob er Staatsbürger ist oder nicht, gleichgültig, woher und warum er zu uns kommt und mit welcher Aussicht darauf, am Ende eines Verfahrens als Asylbewerber anerkannt zu sein – wir achten die Menschenwürde jedes Einzelnen, und wir wenden uns mit der ganzen Härte unseres Rechtsstaates gegen die, die andere Menschen anpöbeln, die andere Menschen angreifen, die ihre Unterkünfte in Brand setzen oder Gewalt anwenden wollen. Wir wenden uns gegen die, die zu Demonstrationen mit ihren Hassgesängen aufrufen. Es gibt keine Toleranz gegenüber denen, die die Würde anderer Menschen infrage stellen. Wie ich es schon zu Beginn dieses Jahres in meiner Neujahrsansprache gesagt habe, sage ich auch heute denen, die, aus welchen Gründen auch immer, bei solchen Demonstrationen mitlaufen: Folgen Sie denen nicht, die zu solchen Demonstrationen aufrufen! Zu oft sind Vorurteile, zu oft ist Kälte, ja sogar Hass in deren Herzen. Halten Sie Abstand!
Ich sage aber auch: Trotz alledem ist unser Land immer noch ein gutes Land. Es ist in guter Verfassung. Die oft beschworene zivile Gesellschaft, sie ist bei uns Wirklichkeit, und es macht mich stolz und dankbar zu sehen, wie unzählige Menschen in Deutschland auf die Ankunft der Flüchtlinge reagieren. Die Zahl derjenigen, die heute für Flüchtlinge da sind, die Zahl der Helfenden, die Zahl derjenigen, die fremde Menschen durch die Städte und Ämter begleiten, sogar bei sich aufnehmen, überragt die Zahl der Hetzer und Fremdenfeinde um ein Vielfaches, und sie wächst noch, auch – das möchte ich hier ausdrücklich erwähnen – dank vieler wunderbarer Berichte darüber von Ihnen, den Medien, gerade in den letzten Tagen. Ich erlaube mir ausnahmsweise einmal, sie auch zu ermutigen, genau das fortzusetzen; denn damit geben Sie den vielen guten Bürgerinnen und Bürgern die Möglichkeit, ihresgleichen in der Berichterstattung zusehen, damit zeigen Sie Vorbilder und Beispiele, und Sie machen wieder anderen Mut.
Die überwältigende Mehrzahl unserer Menschen ist weltoffen. Unsere Wirtschaft ist stark, unser Arbeitsmarkt ist robust, ja sogar aufnahmefähig. Denken wir an den Bereich der Fachkräfte. Wenn so viele Menschen so viel auf sich nehmen, um ihren Traum von einem Leben in Deutschland zu erfüllen, dann stellt uns das ja nun wirklich nicht das schlechteste Zeugnis aus. Unsere Freiheit, unser Rechtsstaat, unsere wirtschaftliche Stärke, die Ordnung, wie wir zusammenleben – das ist es, wovon Menschen träumen, die in ihrem Leben Verfolgung, Krieg, Willkür kennengelernt haben. Die Welt sieht Deutschland als ein Land der Hoffnung und der Chancen, und das war nun wirklich nicht immer so.
Nun stellt sich die Frage: Was müssen wir in einer solchen Situation, in der wir natürlich vor einer riesigen Herausforderung stehen, tun? Dazu will ich einiges sagen.
Im Juni bereits haben wir bei dem Treffen der Ministerpräsidenten mit der Bundesregierung und den kommunalen Spitzenverbänden gemeinsam festgestellt: Wir stehen vor einer großen nationalen Aufgabe; die geht jeden an. Und dies wird eine zentrale Herausforderung sein, nicht nur für Tage oder Monate, sondern, soweit man das absehen kann, für eine längere Zeit. Deshalb ist es wichtig, dass wir sagen: Deutsche Gründlichkeit ist super, aber es wird jetzt deutsche Flexibilität gebraucht. Es gibt eine Vielzahl von Beispielen dafür, dass wir gezeigt haben, dass wir dazu in der Lage sind.
Ich will an die Bankenrettung erinnern. Bei der internationalen Finanzkrise haben wir – Bund, Länder gemeinsam – innerhalb weniger Tage die notwendigen Gesetze durchgesetzt.
Ich will an den Atomausstieg erinnern, als wir in kürzester Zeit bei der Energiewende eine Wende im wahrsten Sinne des Wortes vollzogen haben.
Ich will an die Naturkatastrophen erinnern, denen wir – Bund, Länder und Kommunen – immer entschlossen und geschlossen begegnet sind.
Wenn ich vielleicht im 25. Jahr der deutschen Einheit noch an ein sehr schönes Beispiel erinnern darf: Die deutsche Einheit haben wir auch nicht mit normaler Arbeit gelöst, sondern wir sind viele neue Wege gegangen, ob das die Verkehrswegebeschleunigungsgesetze waren oder die Abordnung von vielen ehrenamtlichen Helfern in die neuen Bundesländer.
Vor einer solchen Herausforderung stehen wir jetzt auch wieder. Die Beispiele der Vergangenheit zeigen uns: Wann immer es darauf ankommt, sind wir – Bundesregierung, Länder und Kommunen – in der Lage, das Richtige und das Notwendige zu tun. Aber wir müssen die Dinge jetzt beschleunigen. Wir müssen das, was uns hindert, das Richtige zu tun, zeitweise außer Kraft setzen und deshalb auch ein Stück Mut dabei zeigen. Das müssen wir also im Lande tun.
Wir haben jetzt die Strukturen aufgebaut, in denen wir, glaube ich, die nationale Kraftanstrengung umsetzen, die nationale Aufgabe lösen können. Es gibt eine permanente Koordinierung des Bundes mit den Ländern, angesiedelt beim Bundesinnenministerium. Wir werden am 9. September ein Treffen der Chefs der Staatskanzleien mit dem Bundesinnenminister und dem Chef des Kanzleramtes abhalten. Wir werden am 24. September – darauf arbeiten wir jedenfalls hin – ein umfassendes Paket beschließen und es dann, hoffe ich, auch parlamentarisch sehr schnell durchsetzen, mit dem wir die notwendigen Regelungen treffen. Wir werden dann auch Treffen mit den gesellschaftlichen Gruppen durchführen, um hier die notwendigen Kraftanstrengungen auch noch einmal zu bündeln.
Worum geht es? – Es geht zum einen um die Beschleunigung der Verfahren. Wir brauchen unter anderem mehr Erstaufnahmeeinrichtungen, weil nur in der Kooperation des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge und der Erstaufnahmeeinrichtungen schnelle Entscheidungen getroffen werden können. Es geht dabei darum, zu sagen „Wer hat eine hohe Bleibeperspektive?“, und es geht genauso darum, zu sagen „Wer hat so gut wie keine Chance, bei uns zu bleiben?“. Diese Anträge müssen schnell entschieden werden, und dann müssen die Rückführungen in die Heimatländer – hierbei geht es vor allen Dingen auch um die Länder des westlichen Balkans – schnell erfolgen. Das muss aus den Erstaufnahmeeinrichtungen heraus passieren.
Wir stehen hierbei in einer sehr intensiven Kooperation mit den Ländern; denn es gibt bei der Unterbringung und gerade bei der Schaffung der Erstaufnahmeeinrichtungen natürlich viele praktische Probleme zu bedenken. Es gibt inzwischen eine sehr gut funktionierende Zusammenarbeit mit der BImA. Die Zurverfügungstellung von Bundesliegenschaften erfolgt unbürokratisch. Aber wir müssen natürlich auch schauen: Wie können wir noch mehr Erstaufnahmeeinrichtungen schaffen? Wie können Bund und Länder hierbei zusammenarbeiten?
Hier stellen sich dann eine Reihe von praktischen Fragen wie Brandschutzanforderungen und Immissionsschutzgesetze, die sich mit Baugesetzen beißen. Wir sammeln im Augenblick alle Bemerkungen der Kommunen und auch der Länder. Das Ganze wird dann in eine Gesetzesinitiative münden müssen, in der wir solche Standards, die uns daran hindern, das Notwendige zu tun, dann auch zeitweise aufheben und Abweichungen möglich machen, damit wir schnell reagieren können.
Zweitens geht es natürlich um eine faire Kostenverteilung. Wir werden auflisten: Wer macht was? Was machen die Kommunen? Was machen die Länder? Was macht der Bund? – Dann wird sich der Bund einer fairen Kostenverteilung nicht entgegenstellen. Im Gegenteil: Uns ist auch klar, dass wir mehr tun werden, als wir bislang tun.
Drittens brauchen wir dann Integrationsanstrengungen, wenn die Anträge schneller bearbeitet werden, auch für diejenigen, die eine hohe Perspektive haben, hier zu bleiben, insbesondere auch Flüchtlinge aus Syrien oder aus anderen Bürgerkriegsregionen. Dann geht es darum, Lehrer zu finden, die Deutschunterricht geben können, die die Kinder unterrichten. Wir haben allein in Städten wie Berlin oder München mehr als 400 neue Klassen. Sie können sich vorstellen: Das geht nicht dadurch, dass man allein mit den jetzt gerade im Dienst befindlichen Lehrern arbeitet. Wir werden schnell Kurse machen müssen, wenn es um Deutschkenntnisse und um vieles andere geht. Das kann man mit dem normalen deutschen Vorgehen nicht machen. Das gilt auch für die Betreuung minderjähriger Jugendlicher, wenn Sie alleine daran denken, dass es in München 4.000 gibt und dass eine Erzieherinnenausbildung Jahre dauert. Da müssen wir Mittel und Wege finden, auch Zwischenlösungen zu finden. All das muss besprochen werden.
Dann geht es natürlich um die langfristigen Wohnungs- und Arbeitsperspektiven. In jeder Erstaufnahmeeinrichtungen – so wäre es idealerweise sinnvoll – müsste auch gleich die Bundesagentur für Arbeit sitzen. Man müsste die Qualifikationen aufnehmen. Auf diese Dinge arbeiten wir hin.
Ich sage ganz einfach: Deutschland ist ein starkes Land. Das Motiv, mit dem wir an diese Dinge herangehen, muss sein: Wir haben so vieles geschafft – wir schaffen das! Wir schaffen das, und dort, wo uns etwas im Wege steht, muss es überwunden werden, muss daran gearbeitet werden. Der Bund wird alles in seiner Macht Stehende tun – zusammen mit den Ländern, zusammen mit den Kommunen -, um genau das durchzusetzen.
Es gibt dann die europäische Dimension, und hier glaube ich, dass wir schon sagen dürfen: Europa als Ganzes muss sich bewegen. Die Staaten müssen die Verantwortung für asylbegehrende Flüchtlinge teilen. Die universellen Bürgerrechte waren bislang eng mit Europa und seiner Geschichte verbunden. Das ist einer der Gründungsimpulse der Europäischen Union. Versagt Europa in der Flüchtlingsfrage, geht diese enge Bindung mit den universellen Bürgerrechten kaputt. Sie wird zerstört, und es wird nicht das Europa sein, das wir uns vorstellen, und nicht das Europa sein, das wir als Gründungsmythos auch heute weiterentwickeln müssen.
Was operativ in Europa folgt, ist, dass Deutschland und Frankreich ein sehr hohes Maß an Übereinstimmung hinsichtlich der nächsten Schritte haben und dass wir dazu jetzt natürlich andere Länder konsultieren. Es hat auch keinen Sinn, dass wir uns gegenseitig öffentlich beschimpfen, aber man muss eben einfach sagen: Die derzeitige Situation ist nicht zufriedenstellend. Die Innenminister werden sich am 14. September treffen. Die Regierungschefs stehen, wenn notwendig, immer bereit. Es geht um sichere Herkunftsländer. Es geht um Hot Spots, die in Italien und Griechenland errichtet werden. Es geht um eine faire Lastenverteilung, also um Quoten innerhalb Europas, die natürlich nicht nur die Bevölkerungszahl in sich tragen, sondern auch die wirtschaftliche Kraft, aber um ein Stück Fairness.
Es gibt einen dritten Punkt, den wir beachten müssen, und das ist die Bekämpfung der Fluchtursachen. Hier zeigt sich, welche Bedeutung Außenpolitik hat und welche Bedeutung internationale Kooperation hat. Wir erleben jetzt, dass der Syrien-Konflikt nicht weit von uns entfernt stattfindet, sondern dass inzwischen eine Situation entstanden ist, in der alle Nachbarländer Syriens überfordert sind, ob es der Libanon ist, ob es Jordanien ist oder ob es die Türkei ist. Indem dieses Thema uns jetzt erreicht, sollte uns das darin bestärken, mit noch mehr Nachdruck den diplomatischen Bemühungen eine Chance zu geben, diesen Konflikt zu lösen. Ich weiß, welch dickes Brett das ist, das wir bohren müssen, aber es ist unabdingbar.
Wir müssen uns weiter um die Frage Afghanistans bemühen. Der Bundesaußenminister ist zurzeit gerade dort. Die Gespräche mit den Taliban müssen weitergeführt werden.
Wir werden im November auf Malta einen Gipfel seitens der europäischen Staats- und Regierungschefs mit den afrikanischen Ländern haben, um auch dort darüber zu sprechen, was es für den afrikanischen Kontinent bedeutet, wenn die besten jungen Menschen diesen Kontinent verlassen, weil sie für sich keine Hoffnung sehen.
Ich fühle mich auch darin bestärkt, dass wir letztes Jahr die Westbalkan-Konferenz ins Leben gerufen haben; denn gerade auch die Perspektiven auf dem westlichen Balkan müssen verbessert werden, wenn wir nicht nur abwehren wollen, sondern diesen Ländern wirklich eine Perspektive geben wollen.
Das wollte ich Ihnen zu Beginn sagen. Jetzt stehe ich für all Ihre Fragen zur Verfügung, egal aus welchem Themengebiet sie stammen.
Angela Merkel
