Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sviluppo e cemento.
Ultimamente politici locali, in carica e non, stanno diffondendo allarmismi circa la frenata dello sviluppo di alcune zone di Viterbo a causa dei vincoli imposti dalla Sovrintendenza archeologica.
Addirittura si è arrivati a dire che gli agricoltori saranno in crisi profonda se non si potrà cementificare un territorio di “enorme valore ambientale”. Ma stiamo scherzando?
Viterbo è soffocata dal cemento, le zone nuove continuano ad essere cementificate senza tregua, ci sono decine di capannoni industriali abbandonati, enormi cantieri (vedi quello sulla Tuscanese) fermi da anni.
Perfino dentro e intorno le mura cittadine l’asfalto e il cemento la fanno da padroni, giusto domenica scorsa c’è stata l’ennesima alluvione a porta San Pietro.
Mai a Viterbo si erano verificati casi di allagamento dentro e fuori la città, proprio grazie alla sua conformazione collinare, ora invece la coltre di asfalto e cemento rende impermeabile il suolo dirottando le acque sugli impianti di scarico occlusi.
Occorre una rivoluzione verde, ripiantumare gli alberi periti lungo i viali cittadini e nelle frazioni, rinaturalizzare le aree marginali trasformandole da deserti urbani in giardini vivi, demolire le costruzioni illegali a ridosso delle mura cittadine e in tutte le residue aree urbane, valorizzare concretamente siti archeologici abbandonati come Norchia, Castel d’Asso, Poggio Giudio, applicare la legge che prevede di piantare un albero per ogni bambino nato (a Viterbo sono mediamente 500 ogni anno).
Al solito, bisognerebbe guardare l’erba del vicino (Orvieto, Pitigliano) per vedere come si valorizza un territorio diffondendo il verde. Tuscia pro natura intende dare il via ad una campagna di reale tutela del territorio.
Pietro Labate
Presidente Tuscia pro natura
