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“Evviva Santa Rosa!”, le cariche dei facchini durante il giro delle sette chiese

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Viterbo - Santa Rosa - I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo – Santa Rosa – I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo - Santa Rosa - I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo – Santa Rosa – I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo - Santa Rosa - I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo – Santa Rosa – I facchini nel giro delle sette chiese

Viterbo - Santa Rosa - Il giro delle sette chiese

Viterbo – Santa Rosa – Il giro delle sette chiese

Ruscus hypolossum - La pianta delle foglie con la spina di Santa Giacinta Marescotti

Ruscus hypolossum – La pianta delle foglie con la spina di Santa Giacinta Marescotti

Viterbo – (sil.co.) – Sole, cielo blu e clima piacevole. Il tempo ideale per seguire i facchini nel tradizionale giro delle sette chiese del pomeriggio del 3 settembre. Un atto di devozione cui ogni anno partecipano centinaia di viterbesi, contribuendo a scaldare il motore umano del trasporto.

Il giro, molto sentito sia dai facchini che dalla popolazione, che li segue e applaude lungo il percorso, dall’anno scorso parte dal raduno al teatro dell’Unione, in piazza Verdi.

L’appuntamento è attorno alle ore 14 quando gli addetti al trasporto, indossata la divisa bianca e rossa, lasciano le rispettive abitazioni e si radunano, concentrandosi sulle fatiche della sera. Un’occasione per pregare, meditare e rendere omaggio ai santi venerati nelle chiese della città.

All’interno di ogni chiesa i facchini, nel silenzio più totale, tutti insieme gridano tre volte di seguito “Evviva Santa Rosa!”, i viterbesi le chiamano “cariche”. 

Lasciato il teatro, i facchini in corteo si dirigono verso via Marconi, rendono omaggio al monumento ai facchini in piazza della Repubblica, quindi risalgono via della Sapienza, proseguendo lungo il corso e via Roma verso la prima tappa, la chiesa di Sant’Angelo in Spatha, con all’esterno la copia del famoso sarcofago della Bella Galiana, la fanciulla il cui nome è legato ad alcune delle più antiche leggende del capoluogo. 

Dopo le foto di rito sulle scale del palazzo papale, il giro delle sette chiese prosegue dalla chiesa di Santa Giacinta Marescotti, in piazza della Morte, dove riposa il corpo della santa, custodito dalle monache di clausura del monastero di San Bernardino, che donano ai facchini una foglia colta dalla pianta di santa Giacinta come auspicio di un buon trasporto. La foglia si presenta con una curiosa spina al centro. I viterbesi, usciti i facchini, usano prendere quelle avanzate in cambio di un’offerta alle monache. 

Terza tappa, la chiesa di Santa Maria Nuova. Quinta tappa, la chiesa della Trinità, dopo una breve sosta davanti al Sacrario dei caduti delle guerre mondiali, con la deposizione di una corona, sulle note della canzone del Piave e del Silenzio suonato dal trombettista della banda di Vejano, che li accompagna lungo il percorso. Alla Trinità i facchini, e anche i familiari che solitamente li attendono all’interno assieme alla folla, intonano in coro “Mira il tuo popolo bella Signora”. Qui, per via dell’acustica, particolarmente commovente e suggestivo risulta il grido di “Evviva Santa Rosa” assieme al grido di “Evviva la Madonna Liberatrice”.

Sesta tappa, la chiesa di San Francesco, in piazza della Rocca, dove abitavano i papi prima della costruzione del palazzo dei papi e dove i facchini rinnovano il patto d’amore verso Santa Rosa. Infine la basilica di Santa Rosa, settima e ultima chiesa, ultimo bagno di folla per gli eroi del tre settembre prima del ritiro al boschetto dei Cappuccini. A Santa Rosa, alla presenza del vescovo, il Sodalizio rende omaggio al corpo incorrotto della santa e riceve dalle suore una piccola immagine benedetta. 


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