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Fede, forza e volontà… in due minuti Gloria è a Santa Rosa

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Viterbo – Fede, forza e volontà. E in due minuti, o poco più, Gloria è a casa. Fede, forza e volontà. Solo così ce la fanno. Fede, forza e volontà. In salita, di corsa, per l’ultimo sforzo.

Quando la macchina di santa Rosa è ferma a piazza del Teatro i facchini hanno già dato tutto. Dal primo “Sollevate e fermi” di Sandro Rossi a San Sisto sono passate due ore. Le divise bianche sono intrise di sudore e di fatica. Gli occhi stanchi, ma concentratissimi, sono fissi verso l’arrivo. Lassù, sul sagrato della basilica della loro piccola grande santa, altri occhi aspettano i loro con ansia: sono quelli dei parenti più stretti e degli amici più cari. 

Gloria sulla salita verso la basilica di Santa Rosa

Prima di partire per il tratto finale ci sono una serie di passaggi tecnici da mettere a punto. Dietro Gloria vengono attaccate le leve: quattro lunghe travi di legno che spingeranno in su quell’immenso campanile che cammina. Davanti invece si aggiungono le corde: due lunghissime funi, una alla destra e una alla sinistra di Gloria, che la tireranno in avanti. Di corsa.

Gloria sulla salita verso la basilica di Santa Rosa

Sandro Rossi chiama i facchini che si posizioneranno alle leve e alle corde per le ultime raccomandazioni. Ora devono dare il massimo e anche di più. Tutti gli altri, quelli che tengono Gloria sulle loro spalle dall’inizio del trasporto, hanno bisogno delle loro braccia, delle loro gambe, del loro fiato. Per riportarla a casa. Di corsa.

Per l’ultima volta il capofacchino ordina il “Sollevate e fermi”. La macchina di santa Rosa parte. I primi metri si percorrono a passo normale, poi appena inizia la pendenza della salita le leve iniziano a spingere, le corde a tirare ed è tutta una corsa. Gloria vola, sale leggiadra come una piuma. E’ enorme, gigantesca, eppure sembra leggerissima.

Gloria sulla salita verso la basilica di Santa Rosa

Gli scalini della chiesa sono colmi di gente fino all’inverosimile. Mamme, mogli, bambini, anziani, ognuno la ammira a modo suo. C’è chi chiama a gran voce il “suo” facchino, quasi come se quel grido lo aiutasse a faticare di meno. C’è chi non ce la fa nemmeno a parlare e la guarda a bocca aperta. Perché le parole non bastano, non servono più a niente.

Insieme ai parenti dei facchini, ad attenderla quest’anno c’è anche il prefetto Giovanni Bruno. Nel pomeriggio, durante il raduno al teatro Unione, gli è stata regalata la camicia e la fascia da facchino. Le indossa entrambi orgogliosamente e guarda salire la macchina di santa Rosa con lo stupore negli occhi.

Il prefetto Giovanni Bruno aspetta la macchina di santa Rosa all'arrivo

Due minuti soltanto e Gloria è lì. Quella torre brillante, che da lontano sembrava uno spillo illuminato nel buio, ora è immensa e imponente. 

Quando l’impresa è compiuta la piazza esplode in un boato liberatorio. I facchini escono dalla macchina e portano in trionfo Sandro Rossi e il presidente Massimo Mecarini. Poi corrono a cercare l’abbraccio di chi li aspetta da ore su quella scalinata. 

Gloria a Santa Rosa

Ma prima guardano ancora una volta Gloria, dal basso verso l’alto, fin lassù dove la statua della piccola Rosa li osserva con orgoglio e gratitudine. Ce l’hanno fatta ancora una volta. Con fede, forza e volontà.

Francesca Buzzi

 


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