Viterbo – “Il Bullicame è un sito interessantissimo, è un peccato vederlo così trascurato”. Due passi all’interno del parco sono bastati alla soprintendente Margherita Eichberg per rendersi conto della situazione in cui versa.
“Un sito con una storia importantissima – spiega Eichberg – è giusto che sia valorizzato, anche con misure che ci sembrano pure poco costose”.
Basta poco. Intanto deve tornare l’acqua. Con l’assegnazione del pozzo di Sant’Albino qualcosa dovrebbe cambiare.
Il sopralluogo, ieri con l’assessore al Termalismo Enrico Maria Contardo. Il Bullicame è stata solo una tappa per fare il punto sulla situazione.
Vicino ci sono le ex Terme Inps. Simbolo di degrado e incuria. Sta per essere presentato un progetto di recupero e il recente vincolo imposto dalla Soprintedenza non dovrebbe creare problemi.
“Il rappresentante della società Federterme che ha predisposto il progetto su incarico del comune – spiega Eichberg – ha verificato che tutto quanto fa parte dello studio di fattibilità, col vincolo è ancora possibile”.
Anche perché: “Si tratta di strutture che esistevano ben prima del vincolo – precisa Maria Letizia Arancio, archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale – i progetti vanno visti e integrati nel paesaggio.
Quello che conta è che siano bei progetti. Chi viene deve poter godere del benessere fisico, in termini di salute, ma anche della vista. Il bello fa bene a tutti”.
Non è un bello spettacolo, invece, quello offerto dal Bullicame. “Deve essere valorizzato – prosegue Arancio – è abbastanza grave che una sorgente di cui parla anche Dante non dia quasi più acqua. Va posto rimedio. Fa parte di una rete di sorgive frequentate in maniera spontanea. Speriamo che si possa valorizzarle al meglio”.
Qualcosa si sta muovendo. “Viterbo potrebbe essere il centro termale più importante del centro Italia. Finora lo è stato in modo minore. Adesso pare che le cose stiano cambiando, c’è la volontà dell’amministrazione comunale di valorizzare la risorse nel modo giusto, salvaguardando gli aspetti paesaggistici e archeologici”.
Con una supervisione: “Invitiamo il sindaco – prosegue Eichberg – a essere il regista di questa operazione. Il primo cittadino detiene il bene pubblico, le acque termali sono di uso civico, in passato venivano esercitate anche attività manifatturiere. La comunità le ha sempre difese e anzi, le acquistò anche”.
Il tesoro deve essere valorizzato. E ancora prima, prendere coscienza del valore di una risorsa tanto preziosa.
“L’acqua va distribuita affinché tutti ne possano giovare – conclude la soprintendente – in modo che le attività economiche possano sorgere evitando prepotenze reciproche fra privati”.

