Viterbo – Cinque volte Gloria, cinque anni meravigliosi, cinque trasporti straordinari.
La macchina di santa Rosa al quinto anno incanta ed emoziona come se fosse il primo. Sfida il vento che soffia. Pare quasi volare tra le vie della città, tra due ali di folla.
Grazie al motore dei facchini, al loro sforzo che è potenza e fede, forza e cuore, Gloria illumina vie e piazze. Porta in alto la santa.
È un trionfo. Cinque volte. Gloria passa, incanta e non stanca.
Il bis annunciato dal sindaco Giovanni Arena per il prossimo anno è quasi acclamato dai viterbesi. Che affollano piazze e strade.
Da San Sisto, alle 21,38 arriva il tanto atteso “Sollevate e fermi, santa Rosa avanti” da Sandro Rossi. I facchini non aspettano altro. Quando arriva il comando sono pronti. Tutti d’un sentimento.La città non aspetta altro. Poco prima la benedizione dal vescovo Fumagalli e la consegna da parte del sindaco Giovanni Arena: “Il percorso è libero, vi cedo il simbolo della viterbesità, la macchina”. Arriverà al sagrato alle 23,44.
Il primo tratto fino a piazza Fontana Grande scorre liscio. Rossi è soddisfatto. Si riparte e piazza del Comune è lì. Quando Gloria illumina le facciate dei palazzi la meraviglia è dipinta sul volto di tutti i presenti.
La girata. Mozzafiato, in ricordo dei facchini che non ci sono più. Poi il capofacchino ordina ai suoi di uscire. Qualche istante d’incertezza e tutti i facchini sono richiamati sotto. C’è da sistemare meglio Gloria. Un cavalletto non perfettamente posizionato, un centimetro fuori posto, per prudenza è sostituito. Qualche secondo e l’applauso della piazza è doppio.
Dal balcone della prefettura arriva l’Ave Maria, mentre i facchini si godono una meritata pausa.
E Gloria si lascia ammirare. Le migliorie funzionano. L’aureola sulla statua della patrona e le luci alle allegorie frontali di facchini e angeli convincono. Il prossimo anno saranno estese agli altri lati.
A piazza del Comune c’è un’altra delle novità di questo trasporto. Le sedie a platea al posto delle tribune, che sono scomparse. Qualcuno si lamenta, non troppo soddisfatto della visione. I posti riservati agli ospiti del comune restano in gran parte vuoti. Avrebbe potuto esserci Virginia Raggi, ma la sindaca di Roma non c’era.
A differenza di Claudio Lotito, presidente della Lazio, affezionato spettatore del 3 settembre. Con lui, una folta rappresentanza della Lega, da Giorgetti a Bussetti, ma pure l’ex ministro Maurizio Gasparri (FI).
Non si sono lamentati, invece, quelli che per assistere al passaggio di Gloria si sono posizionati lungo il percorso fin dalla notte precedente e armati di pazienza, un mazzo di carte e magari un pallone, hanno ingannato il tempo per essere la sera davanti a tutti a incitare i facchini.
Da piazza del Comune a piazza Verdi, via Roma è attraversata in un attimo. La piazza è piena e la fontana non fa eccezione.
Da lì, la sosta al Suffragio e quella tecnica a Sant’Egidio è un lampo. E piazza Verdi è pronta ad accogliere in modo trionfale Gloria.
L’emozione è grande quando la macchina gira su se stessa in ricordo di Franco Zeffirelli e Norveo Fedeli.
I facchini escono. Si preparano per l’ultimo tratto, in salita. Si aggiungono le corde. Vorrebbero essere tutti lì, ad aiutarli. La città è tutta sotto la macchina.
Lassù, di fronte alla basilica, i familiari aspettano i propri cari e c’è anche il prefetto Giovanni Bruno.
L’ultimo sforzo. Straordinario. Ma Gloria procede. Sicura. Fino a quando non è posata sui cavalletti. E il trionfo è completo. Il capo facchino Sandro Rossi e il presidente Massimo Mecarini sono stati sollevati dai facchini che li hanno acclamati.
Viterbo abbraccia la sua Rosa e i suoi eroi, i facchini. Ancora una volta tutti d’un sentimento.
Giuseppe Ferlicca








