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Killer di camorra latitanti a Ponte di Cetti, rinuncia all’incarico il traduttore dal napoletano

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Viterbo - Ponte dei Cetti - Il casale dove si sono nascosti i camorristi - Nei riquadri Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola

Ponte dei Cetti – Il casale dove erano nascosti Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola (nei riquadri)

Viterbo – (sil.co.) – Killer di camorra latitanti a Viterbo, rinuncia il traduttore dal dialetto napoletano che ieri avrebbe dovuto assumere l’incarico per la trascrizione delle cinque telefonate e dell’intercettazione ambientale captata sul furgone dei fiorai ambulanti d’origine campana finiti sotto processo per favoreggiamento.

Ieri mattina il perito individuato dal tribunale si è presentato davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. Ma dopo avere declinato l’udienza della settimana scorsa per motivi di salute, è venuto solo per dire di persona di non essere in grado, sempre per motivi di salute, di assumere la consulenza. Gli uffici dovranno quindi rintracciare un altra persona idonea al caso. 

Si tratta della perizia sulle conversazioni intercettate, su richiesta della procura, nell’ambito delle indagini successive alla cattura in un casale sulla Cassia Sud, nel blitz scattato il 22 marzo 2016, dei due latitanti Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola. Sono i killer 24enni, condannati all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola, ucciso a Napoli a colpi di pistola in faccia. Lo scorso 15 maggio si sono visti ridurre la pena a 30 anni in secondo grado per l’omicidio commesso il 5 febbraio 2016 a San Giovanni a Teduccio. 

Tre gli imputati rinviati a giudizio per favoreggiamento su richiesta della Dda di Roma: Domenico Gianniello, Pasquale Gianniello e Giulio De Martino. Tutti d’origine campana sono difesi dall’avvocato Leopoldo Perone del foro di Napoli. 

A chiedere la trascrizione delle sei conversazioni è stata la pm Paola Conti. Sono le intercettazioni autorizzate dalla direzione distrettuale antimafia di Roma che inchioderebbero i tre presunti fiancheggiatori, accusati di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso.

Gianniello e De Martino sono due fioristi ambulanti, residenti da anni nel Viterbese, dove vendono piante per strada col furgone. Residenti fino al 2014 tra Tobia e Tre Croci, dal 2014 si erano trasferiti nella casa di Ponte di Cetti, dotata di un capiente seminterrato, attrezzato a magazzino, con tanto di cella frigorifera per conservare i fiori freschi. 

Gli imputati, secondo l’accusa, avrebbero favorito la latitanza dei baby killer a Viterbo. 

Il processo è stato rinviato al 6 novembre, data entro la quale il collegio conta sia stato individuato un nuovo “interprete” cui affidare la delicata perizia. 


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