Ronciglione – E’ da ieri nel carcere romano di Regina Coeli, dove resterà fino al processo, Andrea Landolfi Cudia accusato dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri.
– In carcere per omicidio volontario il fidanzato di Maria Sestina Arcuri
I carabinieri sono andati a prelevarlo in mattinata, dopo che la cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l’arresto presentato dal difensore Luca Cococcia.
Adesso è in attesa che venga fissata la data dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Francesco Rigato, che dovrà sentirlo entro cinque giorni dall’esecuzione della misura di custodia cautelare. Il giovane potrà rispondere alle domande del magistrato oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. Il giudice Rigato, per la cronaca, è lo stesso che ha rigettato la richiesta di arresto presentata dal pm Franco Pacifici già lo scorso mese di marzo.
“Sono rimasto molto perplesso, perché i motivi erano di legittimità, per cui mi aspettavo che venissero accolti”, il commento a caldo del difensore Cococcia il quale, con l’occasione, ricorda come l’indagine non sia ancora chiusa, non essendo ancora disponibili alcuni accertamenti tecnici, tra cui quelli effettuati dal Ris. “Quando avremmo tutte le carte, il quadro sarà più chiaro”, dice il legale.
Per la difesa lo stesso esperto in cinetica del caso “David Rossi”
Proseguono, nel frattempo, le indagini difensive. “Abbiamo nominato due consulenti di parte, il medico legale Luigi Bonaccorso e l’ingegnere esperto in cinetica Luca Scarselli”, spiega il difensore del trentenne. Luca Scarselli, in particolare, è il perito della famiglia di David Rossi, secondo il quale la tragica scomparsa del capo della comunicazione del Monte dei Paschi, morto in circostanze misteriose il 6 marzo 2013 a Siena, non è stato un suicidio.
Sono passate ore prima che scattasse l’allarme
Andrea Landolfi Cudia è il trentenne romano, pugile dilettante con un diploma di operatore sociosanitario, che la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, a Ronciglione, avrebbe sollevato e gettato per le scale la fidanzata, una parrucchiera 26enne originaria della Calabria, provocandone la morte in seguito alle gravissime lesioni alla testa riportate nell’impatto con la parete e il pavimento.
L’allarme è scattato soltanto la mattina successiva, quando la giovane, in stato di incoscienza, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale viterbese di Belcolle, dove i sanitari hanno tentato un disperato intervento chirurgico e dove Maria Sestina è deceduta il 6 febbraio senza essersi più svegliata. Durante la notte, secondo i tabulati, Landolfi avrebbe telefonato ripetutamente ai familiari. Un centinaio di contatti telefonici tra mezzanotte e le sei del mattino, ma una sola chiamata, alle 9,30, ai genitori della ragazza.
Le bugie della nonna per coprire il nipote
La coppia, che stava insieme solo da novembre e conviveva a Roma, stava trascorrendo il fine settimana nella Tuscia a casa della nonna del ragazzo, la quale, assieme al figlioletto di 5 anni avuto da una precedente relazione, sarebbe la sola testimone oculare del delitto. Per il pm Franco Pacifici la donna, Mirella Iezzi, 80 anni, avrebbe mentito su tutta la linea per difendere il nipote. Il figlioletto, sentito nell’immediatezza, avrebbe invece inchiodando il padre mimando la dinamica dell’accaduto con un peluche di Topo Gigio. La difesa contesta la nullità della procedura utilizzata per l’interrogatorio protetto del minore, in quanto non sarebbe stato detto al bambino che, essendo parente di un indagato, aveva facoltà di non rispondere.
“Assicurato alla giustizia” per i familiari della vittima
Hanno tirato un sospiro di sollievo i familiari della presunta vittima, che vivono a Nocara, un piccolo centro in provincia di Cosenza da dove la giovane era salita a Roma in cerca di fortuna, per realizzare il suo sogno di fare la parrucchiera in grande nella capitale.
“L’arresto di Landolfi significa tantissimo per la famiglia – dice l’avvocato Vincenzo Luccisano, che assiste i parenti di Maria Sestina – perché vedono concretizzarsi le teorie accusatorie della procura. Per loro il trentenne è assicurato alla giustizia. Le indagini preliminari sono a buon punto, per cui ci aspettiamo di arrivare in tempi brevi al processo, che sarà celebrato in corte d’assise, sempre che la procura chieda il giudizio immediato e che il tribunale accolga la richiesta”.
Riguardo all’attualità dell’arresto, giunto dopo otto mesi: “Si tratta di una persona pericolosa, in grado di reiterare il reato, come ha sottolineato anche il tribunale del riesame, dando ragione alla procura di Viterbo. E’ una fortuna che in questi mesi non sia successo niente”, la conclusione del legale degli Arcuri.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


