Ronciglione – Tutti col fiato sospeso otto mesi dopo la drammatica morte di Maria Sestina Arcuri, ma ormai è davvero questione di ore. Sia per i familiari della vittima, sia per l’unico indagato, finora a piede libero, con l’accusa di omicidio volontario.
Qualora la cassazione non dovesse accogliere il ricorso di Andrea Landolfi Cudia contro l’arresto in carcere chiesto dalla procura e confermato dal riesame, per il trentenne romano potrebbero aprirsi già in giornata le porte del carcere. La richiesta di custodia cautelare, infatti, sbrigate le ultime procedure, diventerebbe immediatamente esecutiva.
Spera diversamente il difensore Luca Cococcia, che ieri si è battuto davanti alla cassazione di Roma per convincere la suprema corte dell’insanabile vizio della prova regina prodotta dal pm Franco Pacifici per incriminare Landolfi Cudia dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri, la 26enne morta dopo essere precipitata dalle scale della casa della nonna del trentenne, a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il fine settimana, la notte del 3 febbraio.
Ago della bilancia la controversa audizione del figlio di 5 anni di Landolfi Cudia, una prova schiacciante secondo l’accusa. Motivo di nullità per la difesa.
Da un punto di vista di legittimità, per la difesa, non ci sarebbero state le accortezze dovute nel sentire un minore in così tenera età. Per l’avvocato Cococcia è motivo di nullità: “Ho sollevato i punti di diritto, facendo anche riferimento al merito, non relativamente a quello che il bambino ha detto, bensì alla suggestività delle domande che gli sono state poste”.
Dito puntato contro quella testimonianza rilasciata non in sede di incidente probatorio con cui il figlio inchioderebbe il padre mimando l’accaduto con un peluche di Topo Gigio.
“Sarò soddisfatto – il commento a caldo di Cococcia – nel momento in cui ci sarà una decisione della cassazione che accoglie il mio ricorso. Ora siamo in attesa. Il procuratore generale ha discusso, ha fatto la sua requisitoria, ha contestato alcuni mie punti. E io continuato a ribadire i miei punti, quelli che sono i miei motivi e le mie doglianze, la corte mi ha ascoltato”.
Il legale, che trattandosi di camera di consiglio cautelare sperava di conoscerne l’esito in giornata, ha saputo ieri che sarebbe dovuta trascorrere un’altra notte.
Le tappe dell’inchiesta
La procura di Viterbo aveva chiesto l’arresto per omicidio del fidanzato di Maria Sestina Arcuri già lo scorso 15 marzo.
Il 15 marzo, ovvero poco più di un mese dopo la morte della ragazza caduta dalle scale della casa della nonna del fidanzato, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, e deceduta il giorno dopo a Belcolle, dove era giunta in condizioni disperate e dove era stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico dal quale non si è mai svegliata.
Sarebbe stata dunque vittima di un delitto, secondo gli inquirenti viterbesi, la parrucchiera 26enne venuta dal sud a Roma in cerca di fortuna, che solo da qualche mese si era fidanzata col suo presunto assassino, il pugile e operatore socio sanitario trentenne Andrea Landolfi Cudia, romano, con cui era solita trascorrere i weekend a Ronciglione.
La richiesta di misura di custodia cautelare nei confronti di Andrea Landolfi Cudia non è stata però accolta dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Viterbo e così, venerdì, il 19 aprile, a un mese di distanza dalla richiesta di arresto, la procura della repubblica ha depositato al tribunale del riesame di Roma atto di appello avverso l’ordinanza di rigetto del gip viterbese.
Il 10 giugno il riesame ha dato ragione alla procura, ma la difesa ha fatto a sua volta ricorso in cassazione dove ieri, 24 settembre, c’è stata la discussione.
Fu omicidio, secondo l’autopsia
Secondo la relazione dei medici legali che hanno eseguito l’autopsia disposta dal pm Franco Pacifici sul corpo di Maria Sestina, la 26enne sarebbe morta in seguito a una “caduta verticale dall’alto”, come se fosse stata lanciata.
Maria Sestina non sarebbe stata picchiata per le scale la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorsi, ma la sua sarebbe comunque stata una caduta precipitosa, perché stava scappando oppure potrebbe essere stata spinta.
La procura ha chiesto la misura cautelare immediatamente dopo il deposito della relazione dei professori Mauro Bacci e Massimo Lancia di Perugia, i cui risultati sono stati secretati per ulteriori trenta giorni dal pm Pacifici, in attesa delle risultanze dei rilievi effettuati dal Ris di Roma.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


