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Rapina coppia a porta della Verità, disposta la quarta perizia psichiatrica

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Giuseppe Puri

Giuseppe Puri

Lo psichiatra Alessandro Giuliani

Lo psichiatra Alessandro Giuliani

Viterbo – Giudicato per ben tre volte incapace di intendere e di volere, sarà sottoposto a una quarta perizia psichiatrica. 

Lo sorso 13 aprile è stato arrestato a porta della Verità per avere tentato di rapinare una coppia, minacciandola con un taglierino. Finito per l’ennesima volta in carcere, dove si trova tuttora, l’uomo, un pregiudicato 48enne viterbese, L.B., ieri è comparso davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone scortato dalla polizia penitenziaria. 

Il difensore Giuseppe Puri ha fatto subito notare come il suo assistito sia stato plurime volte riconosciuto affetto da totale vizio di mente. “Ci sono tre sentenze di non luogo a procedere una delle quali passata in giudicato e ben tre perizie psichiatriche che lo certificano. E’ affetto da totale vizio di mente permanete per tossicodipendenza cronica”, ha spiegato al tribunale, ricordando come l’ultima visita risalga appena allo scorso mese di febbraio. 

Il collegio vuole però vederci chiaro, per cui è stata disposta un’ulteriore perizia psichiatrica, che il prossimo 20 novembre sarà affidata al dottor AlessandroGiuliani di Terni per chiarire le sue condizioni mentali ad aprile e la pericolosità sociale dell’imputato. Il difensore ha chiesto nel frattempo la sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere con una più idonea alle condizioni del detenuto. Il presidente Mautone ha chiesto al legale di motivare la richiesta per iscritto, riservandosi la decisione. 

Il 6 luglio 2018 era stato dichiarato “non imputabile” per avere accoltellato il precedente 28 marzo una barista e minacciato gli avventori con un cellulare-taser, facendo irruzione due volte in due mesi in un locale di viale Trieste. L’uomo, liberato dopo la convalida dell’arresto per l’accoltellamento, era poi finito ai domiciliari all’inizio di maggio perché continuava a minacciare la vittima, ottenendo poche settimane dopo la libertà. La barista, per fermarlo, era dovuta ricorrere a una bomboletta di spray al peperoncino. 

Durante il processo, il consulente del tribunale lo definì “incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso, in quanto soffrirebbe di un disturbo della personalità, aggravato dall’uso di sostanze stupefacenti e dalla dipendenza decennale dall’alcol”. “Problematiche che non vuole risolvere, sottraendosi ai tentativi di sottoporlo a cure, come al Sert, i cui interventi terapeutici si sono rivelati fallimentari”, la conclusione dello psichiatra. 


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