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Mafia viterbese, incertezza sul rito per i tredici arrestati

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Mafia nel Viterbese - Un'immagine di un atto intimidatorio

Mafia nel Viterbese – Un’immagine di un atto intimidatorio

Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Mafia a Viterbo – Ismail Rebeshi

Viterbo – “Ci facciamo le ferie, poi dopo Santa Rosa, vedi i fuochi d’artificio”. I fuochi d’artificio invocati da Giuseppe Trovato non hanno tardato ad arrivare. E’ successo lo scorso 25 gennaio, quando è scattato il blitz antimafia dell’operazione Erostrato, in cui sono stati arrestati i 13 presunti componenti di un’organizzazione criminale italo-albanese attiva a Viterbo da almeno un paio d’anni a suon di attentati e intimidazioni. 

Nel frattempo un’altra Santa Rosa è passata, stavolta in  attesa di sapere se sarà giudizio immediato o udienza preliminare, a coronamento della maxinchiesta della procura distrettuale antimafia di Roma coordinata dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci.

“E’ più probabile, per questioni procedurali, che il prossimo round si giocherà davanti al gup, ci aspettiamo di sapere entro settembre la data dell’udienza, in ogni caso siamo pronti”, dicono i difensori dei principali indagati promettendo battaglia, nella consapevolezza che in ogni caso sarà dura, dopo che riesame e cassazione hanno blindato a doppia mandata il castello accusatorio. 

Nessuno dei tredici ha beneficiato di un alleggerimento della misura.

Tra il folto stuolo di difensori ci sono gli avvocati Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, Carlo Taormina del foro di Latina, Roberto Afeltra e Piergiorgio Manca del foro di Roma, Giovanni Labate, Riccardo Micci, Fausto Barili, Floro Sinatora, Marco Valerio Mazzatosta, Giuliano Migliorati, Michele Ranucci e Samuele De Santis del foro di Viterbo. 


Teste d’agnello mozzate e attentati incendiari

Ai vertici della “mafia viterbese” Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Entrambi imprenditori, residenti nel capoluogo da anni. Trovato, 43enne originario di Lamezia Terme, titolare di tre compro oro sarebbe stato pronto a tutto pur di sbaragliare la concorrenza. Idem il 36enne albanese Rebeshi, titolare di una concessionaria e attivo nel settore dei locali da ballo. 

Sono riusciti a seminare il terrore, tra teste di agnello mozzate e incendi appiccati a saracinesche e auto, colpendo commercianti, liberi professionisti, avvocati e perfino le forze dell’ordine. Un pericoloso gioco al rialzo, sviluppando un senso d’impunità e un delirio d’onnipotenza che, dai e dai, alla fine ha traditi capoclan e presunti complici. Trovato, al culmine di una escalation di violenza senza precedenti per Viterbo, è arrivato a farsi i complimenti da solo, parlando in macchina, senza sapere di essere intercettato dalle cimici nascoste dagli investigatori nell’abitacolo. 


Un anno dalla bombola di gas esplosiva durante i fuochi di Santa Rosa

Un’estate calda, quella dell’anno scorso, per Giuseppe Trovato e Luigi Forieri, il 51enne titolare del bar di via Genova. In questi giorni erano appena rientrati dalla trasferta agostana in Calabria per incontrare “persone potenti”. 

Dai primi giorni di settembre 2018 i carabinieri registrano invece una serie di conversazioni ambientali tra Trovato e alcuni consociati, in particolare i fratelli Spartak e Shkelzen Patozi, con i quali programmano un atto intimidatorio nei confronti del compro oro sulla Teverina. Un attentato sventato dalle forze dell’ordine, con una bombola di gas propano da 4 chili che doveva esplodere durante i fuochi d’artificio del 3 settembre, per la festa di Santa Rosa. 


Ancora tutti agli arresti dopo sette mesi

Dalla retata di gennaio, che ha coinvolto anche degli insospettabili, sono passati sette mesi e ci sarebbero ancora dei ricorsi pendenti in cassazione. Ricorsi e controricorsi, finora, non hanno cambiato di una virgola le misure di custodia cautelari imposte agli indagati.

Non hanno ottenuto gli effetti sperati nemmeno le richieste di permessi lavorativi degli unici due ai domiciliari, il parrucchiere 29enne Manuele Pecci e l’artigiano cinquantenne Emanuele Erasmi. Come altre figure “minori” sono finiti nei guai con l’accusa di avere agito con metodo mafioso. Concorrenti, come si dice in gergo tecnico, in delitto-fine.

Bocciato il ricorso in cassazione di Trovato e della compagna 34enne d’origine marocchina Fouzia Oufir. Di Rebeshi si sa che è stato trasferito dal carcere di massima sicurezza di Tolmezzo a quello di Cuneo, in regime di 41bis. Degli altri si è quasi persa traccia, da quando furono dislocati da Mammagialla a reparti di alta sorveglianza sparsi in tutta Italia. In Sardegna Trovato e Sokol Dervishi, il braccio destro di Rebeshi. In Campania e Puglia le due donne, la commessa di Trovato, Martina Guadagno, e la fidanzata di Rebeshi, Fouzia Oufir. 

Silvana Cortignani


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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