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“Si ritrovi quel senso di fratellanza che ha unito tutte le generazioni dei facchini…”

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Facchini di santa Rosa

Facchini di santa Rosa

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Spettabile redazione,
mi chiamo Giuseppe Cepparotti. Sono un ex facchino. Per 31 anni ho fatto parte di questa “famiglia”, ma anche per me è arrivato il momento di lasciare quella che l’insostituibile Nello chiamava “stanga”.

Non è stato facile giungere a questa decisione, ma in seguito agli sviluppi inerenti “al tormentone” che riguarda il sodalizio dei facchini di santa Rosa, mi sono deciso a inviare questa lettera aperta affinché si stemperino i toni su ciò che sta succedendo.

Quando indossai per la prima volta la divisa da facchino provai grande orgoglio e “vanità”, ma successivamente dopo l’insegnamento recepito dai più esperti, compresi quanto il rispetto e l’umiltà fossero i valori fondamentali.

Negli anni ho avuto il privilegio di vivere momenti unici, gloriosi ed esaltanti all’interno del sodalizio. Il collante che ci ha tenuto sempre uniti è stata la fede verso santa Rosa e il senso di appartenenza nei confronti del gruppo.

Purtroppo gli ultimi sono stati anni turbolenti, il clima di profonda intesa e di unità, con l’avvento del nuovo consiglio direttivo, ha subito un traumatico cambiamento determinando una spaccatura insanabile tra i facchini.

Alcune dinamiche di protagonismo e vanità dei vertici del direttivo hanno a mio avviso prevalso sulla discrezione e l’umiltà non riuscendo ad amalgamare le diverse anime e generazioni che compongono il sodalizio.

I loro ruoli istituzionali, che li “obbligherebbero” a tenere unito il gruppo, sono miseramente caduti nel momento in cui hanno alimentato competitività e divisione tra nuove leve e anziani esprimendo giudizi di valore, venendo meno al principio dell’equità e della trasparenza, elementi indispensabili per una buona gestione e coordinamento del gruppo.

Far credere loro che gli over 50 fossero il reale motivo dello status quo che li relegava a semplici comparse durante il trasporto ha generato una immotivata competizione tra i facchini. Sono così saltati gli schemi consolidati dalla tradizione dove, per ottenere il tanto desiderato posto da “ciuffo” sarebbe bastato eliminare in blocco parte della formazione e non aspettare i tempi dettati dalla tradizione.

Mai, il carismatico Nello o l’amico Gianni, avrebbero sparlato dei loro “uomini”. Capi imparziali e autorevoli che hanno sempre saputo mantenere unito il gruppo senza mai mettere in discussione i ruoli dei singoli e l’armonia del gruppo.

A questo punto sarebbe auspicabile, che in segno di rispetto verso la santa a noi cara e verso coloro che fondarono con passione il sodalizio, con un gesto di amore e di umiltà si ritrovasse quel senso di “fratellanza” che ha unito tutte le generazioni dei facchini.

Mi sento e mi sentirò per tutta la mia vita un facchino di santa Rosa e con sincerità vi auguro un buon trasporto, rimanendo tutti d’un sentimento.

Giuseppe Cepparotti


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