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Stupro al pub di CasaPound, Licci e Chiricozzi chiedono gli arresti domiciliari

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Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

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Stupro al pub di Casapound - Il caso a "Chi l'ha visto?"

Stupro al pub di Casapound – Il caso a “Chi l’ha visto?”

Viterbo – Stupro al pub di CasaPound, Licci e Chiricozzi chiedono gli arresti domiciliari.

Dopo che il pm Michele Adragna ha depositato, venerdì scorso al gip Rita Cialoni, la richiesta di giudizio immediato, i difensori Domenico Gorziglia, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta, avrebbero già presentato, a loro volta, istanza per un alleggerimento della misura di custodia cautelare. 

Secondo i legali dei due giovani arrestati il 29 aprile con l’accusa di stupro di gruppo e lesioni aggravati, non ci sarebbe più ragione, data la chiusura dell’indagine da parte della procura, perché il 21enne viterbese e il 19enne di Vallerano debbano restare detenuti nel carcere di Mammagialla, dove si trovano ormai da quasi cinque mesi.

Per la procura, data l’evidenza della prova, non c’è invece ragione per passare dall’udienza preliminare.

L’inchiesta si è chiusa con il deposito della perizia sugli smartphone e sulle telecamere, sottoposti ad accertamenti tecnici irripetibili, dai quali sarebbero arrivate ulteriori conferme delle responsabilità dei ventenni, accusati di avere brutalmente violentato e filmato durante lo stupro una 35enne del capoluogo all’Old Manners di piazza Sallupara la sera dell’11 aprile. 

La versione della donna, che dopo essersi recata al pronto soccorso ha sporto denuncia, assistita dall’avvocato Franco Taurchini, è stata cristallizzata lo scorso maggio nell’incidente probatorio. 

Proprio in virtù dell’audizione della vittima e per la giovanissima età degli indagati,  i difensori di Licci e Chiricozzi, i quali hanno parlato di rapporto consensuale, avevano già chiesto il passaggio dal carcere ai domiciliari, ma la richiesta era stata rigettata, essendo ancora aperta l’inchiesta, per il timore di inquinamento delle prove. 

In attesa del via libera all’immediato da parte del giudice per le indagini preliminari e della fissazione dell’udienza, i difensori riterrebbero ora maturi i tempi per un alleggerimento della misura. 

Difficilmente si arriverà a un pubblico processo. Licci e Chiricozzi sarebbero infatti orientati a chiedere il ricorso a un rito alternativo, come l’abbreviato, da celebrarsi a porte chiuse, in camera di consiglio, che darebbe loro la doppia opportunità di usufruire dello sconto di un terzo della pena e di evitare il dibattimento in aula. 

Silvana Cortignani


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