Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Chiara Frontini (Viterbo Venti Venti) dopo l’avviso di garanzia per falso in atto pubblico all’assessore al Patrimonio Paolo Barbieri per aver manomesso un emendamento – La storia risale al periodo di approvazione del bilancio, quando i capigruppo di maggioranza presentarono un emendamento per la vendita di alcuni beni, tra cui la chiesa della Pace, attuale sede del Sodalizio, erroneamente indicata come magazzino dal valore irrisorio.
Nel corso del dibattito si evidenziò come, a loro dire, gli stessi consiglieri fossero stati ingannati e che l’emendamento era stato manomesso dopo averlo presentato. Da lì è scattato il nostro esposto. Un fatto grave, che avrebbe potuto mettere in vendita un patrimonio inestimabile della città. Per leggerezza o per dolo, questo sta alla magistratura appurarlo. Per fortuna che ce ne siamo accorti, altrimenti la cosa sarebbe passata in sordina.
Non intendiamo entrare nel merito dell’inchiesta, come sempre fiduciosi nell’operato della magistratura e convinti dell’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio. Tuttavia non possiamo non rilevare come, essendo l’indagine partita da un fatto accaduto in consiglio comunale e l’avviso di garanzia recapitato già, da quanto apprendiamo dalla stampa, oltre 20 giorni fa, lo stesso consiglio comunale non sia stato minimamente informato.
Ci appare ovvio che l’assessore Barbieri debba relazionare al primo consiglio utile sulla strana vicenda, e anzi è grave che non l’abbia già fatto, visto che tra il recapito dell’avviso di garanzia e oggi si sono tenute almeno due sedute di consiglio. Può farlo anche il sindaco, a cui piace intervenire in consiglio spesso per fatti molto meno rilevanti di questo. Quello che è certo è che non intendiamo bypassare una valutazione politica dei fatti.
A ogni modo, leggere le dichiarazioni del legale dell’assessore che sminuisce la vicenda perché l’emendamento è stato ritirato, non è un buon inizio. È stato ritirato perché non si poteva subemendare, e si tratta comunque della presunta manomissione di un atto già protocollato che avrebbe potuto causare un danno imponente (la vendita della chiesa della Pace, appunto) se non ce ne fossimo accorti per tempo.
Chiara Frontini
Viterbo 2020

