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“Costretta a farmi 30 chilometri per accompagnare i miei figli a scuola”

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Tarquinia

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Tarquinia – “Costretta a farmi 30 chilometri per accompagnare i miei figli a scuola, sono disperata. Devo anche aspettarli fuori la classe per tutta la mattina perché non posso fare avanti e indietro per quattro volte tutti i giorni. I soldi per la benzina chi me li dà? A casa siamo in sei e lavora solo mio marito”.

È il racconto di Roxana Marilena Paval, mamma di due bambini che vive a Tarquinia e che si dice “disperata”. “Abitiamo in campagna – dice -, in località Bufalino/Borgo dell’argento. Siamo a casa di mia suocera, perché lavora solo mio marito e non abbiamo nemmeno i soldi per poter pagare l’affitto di una casa. Da Tarquinia paese siamo lontani 15 chilometri. Ho due figli: uno frequenta la quinta elementare, l’altro ha iniziato quest’anno l’asilo”.

La signora Paval lamenta alcune difficoltà nell’accompagnare i suoi bambini a scuola. “Io non ho la patente per un’invalidità fisica – spiega -, così tutte le mattine i miei suoceri devono accompagnare mio figlio maggiore a prendere lo scuolabus a quattro chilometri di distanza da casa. Ovviamente devono fare la stessa cosa all’ora di pranzo, quando il bambino esce da scuola. Con il figlio minore, invece, il problema è più grande”.

Ecco il perché. “Ho saputo – dice – che era stato ammesso al primo anno di asilo il 2 settembre. Sono subito andata a fare la richiesta per lo scuolabus, ma mi hanno detto che il termine era scaduto il 31 agosto. Eppure, quando due settimane prima ero andata a fare l’iscrizione per lo scuolabus per mio figlio maggiore, mi avevano assicurato che per il minore avrei potuto fare richiesta anche dopo, una volta saputo se era stato ammesso all’asilo. Non avrei avuto problemi a iscrivere il più piccolo anche prima di sapere se era stato ammesso all’asilo, ma mi era stato assicurato che avrei potuto farlo anche dopo. E ora le domande sono bloccate”.

La signora Paval racconta le difficoltà riscontrate dalla sua famiglia. “Non avendo la patente per la mia invalidità, sono i miei suoceri a dover accompagnare i miei figli a scuola. Per questo mia suocera è stata costretta a lasciare il lavoro: prima porta il più grande alla fermata dello scuolabus a quattro chilometri da casa e poi accompagna il più piccolo all’asilo a 15 chilometri di distanza. Fino alle 11,45 aspettiamo fuori scuola che il minore esca, perché non possiamo fare avanti e indietro per quattro volte tutti i giorni. I soldi per la benzina chi ce li dà? A casa siamo in sei e lavora solo mio marito. Il bambino, inoltre, non può essere lasciato neppure a mensa: uscirebbe dall’asilo alle 13,30 ma alle 13,20 bisogna andare a prendere il maggiore alla fermata dello scuolabus. Non facciamo in tempo”.

Le richieste sono già state diverse. “Ho scritto lettere, ho raccontato i disagi della mia famiglia. Ma nessuno ci aiuta, nessuno ci ascolta né ci dà una mano – afferma Paval -. A metà settembre ho chiesto anche un appuntamento al sindaco, ma ancora mi deve ricevere. Ho paura che la situazione rimanga così per il resto dell’anno. Il sindaco la sblocchi, riapra le iscrizioni per lo scuolabus. Anche perché non sono l’unica in questa situazione”.

La signora Paval conclude: “Lavorando solo mio marito, abbiamo fatto richiesta pure per la casa popolare. Siamo entrati in graduatoria, ma non ci sono appartamenti disponibili. Con la casa popolare a Tarquinia centro, non ci sarebbero neppure problemi per accompagnare i figli a scuola o a fare sport. Per ora siamo più che disperati”.


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