Viterbo – (sil.co.) – “Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare”, gli ha intimato cinque anni fa al telefono uno sconosciuto dal marcato accento calabrese. Vittima un commercialista viterbese, ricattato da una coppia di Vetralla.
Si è aperto il processo ai due coniugi e ai due presunti complici calabresi, parenti della donna, che nel 2014 avrebbero tentato di estorcere l’ingente somma al professionista, ritenuto colpevole dalla coppia delle cartelle esattoriali per migliaia di euro inviate loro dall’agenzia delle entrate, per le quali marito e moglie pretendevano di venire rimborsati.
Le indagini, condotte dalla squadra mobile e avviate nel 2014, dopo la denuncia del professionista, si sono chiuse a giugno di quattro anni fa con la richiesta di rinvio a giudizio degli attuali imputati per tentata estorsione in concorso.
Il processo si è aperto davanti al giudice Gaetano Mautone, che si è riservato sulla richiesta, da parte della procura, di trascrizione delle numerose intercettazioni ambientali e telefoniche che inchioderebbero gli imputati. Marito e moglie, la donna d’origine calabrese, sono difesi dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli. I due calabresi, parenti di lei, sono invece assistiti da Remigio Sicilia.
“Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare”. Oltre alla richiesta, sarebbero iniziate ad arrivare, sull’utenza dello studio della vittima, diverse telefonate in cui gli veniva intimato di elargire la somma. Altrimenti, detto con tono minaccioso, l’interlocutore sarebbe venuto a Viterbo con altre persone per risolvere la questione.
In una di queste conversazioni, l’interlocutore, per intimorire la vittima, avrebbe anche lasciato nella segreteria un messaggio, sempre con un marcato accento calabrese, in cui, secondo gli accertamenti, avrebbe detto: “Sono l’amico della Calabria, presto avrà mie notizie, ci vedremo, non si preoccupi”.
Si è scoperto così che gli autori delle minacce sarebbero stati due soggetti calabresi imparentati con la donna – uno residente in Calabria e uno nel Nord Italia – entrambi con precedenti penali per rapina e reati contro il patrimonio.
In caso venga disposta la trascrizione delle intercettazioni, le difese hanno già sollevato il problema della lingua, in quanto le conversazioni sarebbero in dialetto calabrese stretto, per cui sarebbe necessaria anche la nomina di un interprete. Il giudice scioglierà la riserva all’udienza del prossimo 24 marzo.
– “Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare… “

