Tarquinia – “Al centro della narrazione c’è l’oggetto d’arte”. Roberto Riccardi, generale dei carabinieri, è da poche settimane alla guida del comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.
Affermato scrittore, alla libreria caffè “Vita Nova” di Tarquinia, ha presentato l’11 ottobre il libro “Detective dell’arte”, con il sottotitolo “Dai monuments men ai carabinieri della cultura”, rispondendo alle domande dello scrittore, Luigi De Pascalis, e del conservatore dei beni culturali, Sabina Angelucci.
“Il libro racconta le indagini legate ai traffici illeciti dei beni culturali nella storia e nei cinquanta anni di vita del comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale – afferma il generale -. Al centro della narrazione c’è l’oggetto d’arte. Noi non lavoriamo solo per la cronaca giudiziaria, quanto per qualcosa che siamo noi, la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura. Ovvero il tratto distintivo dell’Italia. Anche un piccolo oggetto riportato alla comunità cui era stato sottratto è qualcosa che commuove. Un pezzo di vita che viene ridato”.
L’esempio è “La muta”, olio su tavola di Raffaello rubato nel 1975 (insieme a due opere di Piero della Francesca) dal Palazzo Ducale di Urbino e recuperato dagli uomini dell’Arma.
“L’indagine fu fatta sotto copertura – dice Riccardi -. In un albergo di Locarno, i carabinieri si sono finti dei facoltosi acquirenti, arrestando componenti della banda. L’anno prossimo saranno i 500 anni dalla morte di Raffaello. E senza “La muta” Urbino sarebbe “monca””.
Ci sono poi sono i cosiddetti “cold case”, come quello della “Natività” di Caravaggio.
“La coincidenza vuole che il comando sia nato a maggio del 1969, mentre a ottobre dello stesso anno è portata via da Palermo la grande tela del pittore – spiega -. Viene rubata da un oratorio, poco custodito. Per questo motivo l’Italia ha voluto una struttura specializzata. Per contrastare questi fenomeni. Sulla “Natività” ha messo le mani Cosa Nostra. Un fatto abbastanza certo, perché ne hanno parlato molti pentiti, pur fornendo varie versioni. Un “cold case”, una ferita aperta. Da quando ho assunto la direzione del Comano dico che i delitti di nostra competenza non scadono mai”.
Il generale Riccardi parla dei “detective dell’arte” e del difficile lavoro che svolgono: “Ne ho intervistati diversi. Il libro è stato pensato e scritto in tempi non sospetti, quando non sapevo che avrei ricoperto questo nuovo incarico. La cosa che mi ha colpito è la loro passione”.
Cita i “monuments men”, un gruppo di 350 esperti d’arte arruolati nella seconda guerra mondiale dagli alleati per recuperare i tesori rubati dai nazisti. Ricorda le vicende del cratere di Eufronio e della triade capitolina di Guidonia Montecelio.
“Gli scavi clandestini, i trafugamenti di opere d’arte, i musei che acquistano in buona fede sono un mondo particolare – dichiara -. Quando i tombaroli agiscono, sanno solo loro che cosa trovano. Le indagini partono a ritroso, soltanto quando riaffiorano le opere d’arte. Magari in un museo americano, a un’asta a Londra, nella proprietà di un collezionista”.
Si sofferma sui falsi delle opere contemporanee. Cita il caso degli oggetti dell’artista romano Franco Angeli e la burla delle teste false di Modigliani, nell’estate del 1984 a Livorno, che imbarazzò il mondo dell’arte che le considerò vere, fino a quando gli autori dello scherzo non svelarono la verità.
Infine, un augurio. “Il patrimonio culturale è un dono dei nostri padri – conclude il generale Riccardi -. Ci hanno lasciato questa eredità e abbiamo il dovere di conservarla. I carabinieri per la tutela del patrimonio culturale sono 300. Dobbiamo essere tutti noi a difendere questa ricchezza. I bambini siano portati a vedere le cose belle. Quando le conosciamo e amiamo, possiamo difenderle. Se tutti lo fanno la battaglia è vinta”.
La presentazione è stata patrocinata dal Fai, delegazione di Viterbo, dal Centro per gli Studi criminologi giuridici e sociologici di Viterbo (Csc), dall’Osservatorio internazionale archeomafie e dalla Biblioteca internazionale “Scripta hic sunt” del Csc.
Daniele Aiello Belardinelli




