Viterbo – (sil.co.) – Escalation di furti dalle auto in sosta, prima condanna per i ladri irriducibili che dall’inizio dell’anno hanno forzato almeno una ventina di macchine, anche al ritmo di tre al giorno, seminando il panico nelle zone periferiche del capoluogo.
Due di loro sono il 40enne di Vetralla e il 34enne di Viterbo ai domiciliari dall’11 ottobre per una quindicina di colpi messi a segno tra gennaio e maggio, tra cui uno ai danni della vettura di un magistrato del tribunale di Viterbo, motivo per cui del caso si sta occupando il tribunale di Perugia.
Entrambi, nel frattempo, erano già ai domiciliari dal 9 agosto per altri quattro furti, commessi con un terzo complice, anche lui italiano, un 32enne originario della capitale. Quest’ultimo l’unico rimesso in libertà dopo la convalida dell’arresto per furto aggravato da parte della polizia, col solo obbligo di firma.
Ieri mattina il terzetto è comparso davanti al giudice Giacomo Autizi dopo che un altro magistrato aveva rigettato la richiesta di patteggiamento concordata col pubblico ministero, ritenendola non congrua e invitando le difese a rivedere la pena al rialzo.
Il 34enne viterbese, in particolare, avrebbe messo a segno gli ulteriori furti nei giorni immediatamente successivi a quello in cui aveva finito di scontare i domiciliari per reati analoghi.
Una “capacità di delinquere” quella del 34enne, L.T., sottolineata dal giudice Autizi, che per questo ha rigettato la richiesta di patteggiamento condizionata alla sospensione condizionale della pena, stralciando la sua posizione, dichiarandosi incompatibile e rinviando al 31 ottobre per comunicargli il nome del magistrato che dovrà giudicarlo.
Hanno invece potuto patteggiare 8 mesi e 300 euro di multa ciascuno, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito, il 40enne vetrallese M.D. e il 32enne romano R.F.. Quest’ultimo è il solo che ha potuto usufruire della sospensione condizionale della pena. Beneficio che non è toccato inevce al 40enne, il cui curriculum colmo di precedenti ha scoraggiato la difesa dall’avanzare la richiesta.
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